Anna Falcone e Tommaso Montanari. Appello per una Sinistra popolare.

Vi invitiamo a leggere questo Appello, leggetelo attentamente, senza pregiudizio.

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza di Anna Falcone e Tomaso Montanari, 06.06.2017
Il 18 giugno a Roma. È necessario uno spazio politico nuovo, ci vuole una sinistra unita e una sola, grande lista di cittadinanza aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati. Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame. Continua a leggere

Fano: “briciole” al posto della sanità pubblica

Bye-bye welfare! A Chiaruccia (Fano) qualcosa doveva esser fatto. La logica del “contentino” paga sempre perché gli affamati si accontentano delle briciole: una bella clinica privata per metà convenzionata. Nessuna sorpresa, tutto già scritto. Mr. Sansavini, il guru della sanità privata “from Cotignola”, rappresenta una garanzia di qualità. Il “re” delle cliniche private è rassicurante. L’intento è quello di «arricchire il sistema sanitario locale con servizi di alta specializzazione per fermare l’altissima mobilità passiva». Filantropia pura… Peccato non si fermi qui: «Noi vogliamo lavorare con le assicurazioni e quindi dare una risposta ad un target alto della popolazione… Questa è una grande opportunità per la città» (sic). Per qualcuno sarà sicuramente una grande opportunità ma non certo per Fano, che rinuncia all’ospedale cittadino già depotenziato a favore di quello “provinciale” o meglio pesarese di Muraglia; non certo per i cittadini della vallata del Metauro che facevano riferimento alle macerie del S. Croce. Le oasi nel deserto sono quasi sempre un miraggio. La gestione delle emergenze non compete il privato e la logica privatistica è quella del profitto, pertanto è irrazionale persino pensare che esso rappresenti un risparmio per le casse dello Stato. Si torna indietro.

Questo è un mirabile esempio di politiche regressive finalizzate ad abbattere il modello universalistico della sanità istituito nel 1978. Nessuna demonizzazione del privato come opzione complementare al sistema sanitario nazionale; purtroppo la gestione aziendalistica della sanità ha spalancato le porte al privato accreditato strutturale, dando vita ad una quantomeno discutibile commistione di pubblico, privato e politica. Il diritto alla salute rischia di non essere più un diritto di cittadinanza ma di tornare ad essere collegato alla condizione retributiva. Non è un caso che alcune emittenti private abbiano recentemente iniziato a pubblicizzare piani di assistenza sanitaria integrativa.

Dietrologia? A parlare sono i fatti: la legge di stabilità del 2016 (governo Renzi) detassa le spese dell’azienda che assicura ai suoi dipendenti, previa contrattazione, l’assistenza mutualistica integrativa. Tutto in linea con il governo Berlusconi ed il libro bianco di Sacconi secondo cui non è pensabile dar tutto a tutti e pertanto è “cosa buona e giusta” che il sistema sanitario nazionale si prenda in carico solo coloro che non possono permettersi assicurazioni integrative e mutue. A livello locale si chiudono ospedali ma si apre al privato convenzionato e in nome della spending review si “razionalizza” costruendo nuove strutture con soldi che non ci sono, appellandosi a modalità di finanziamento che rappresentano l’ennesimo regalo ai privati.

Cosa fare concretamente per opporsi a questa deriva resta un mistero. Chiunque ci abbia provato, investendo tempo ed energie, ha fin qui fallito. Un fallimento relativo, tuttavia, perché la negazione dell’esistente rappresenta comunque un universo di possibilità irrealizzate che vanno declinate e perseguite.

Valentina Pennacchini (Circolo Polverari – MRS Fano)

Nostra intervista su Marcuse

Raffaele Laudani, autore di un importante libro su Marcuse (Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Collana “Il Mulino/Ricerca”, pp.336) ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla teoria del celebre esponente della Scuola di Francoforte, le cui critiche alla società contemporanea – doppiamente eretiche (anche rispetto al marxismo ortodosso) nel momento in cui furono scritte – appaiono ancora oggi quanto mai stimolanti e lungimiranti. Laudani, che ha insegnato anche alla Columbia University di New York, è uno dei massimi esperti italiani del pensiero di Marcuse. Ha anche curato una raccolta di suoi scritti (da lui stesso tradotti) nonché l’edizione italiana degli inediti. Continua a leggere

Elezioni francesi: la sorpresa Melenchon

di ALDO GIANNULI –

Domenica ci sarà il primo turno delle presidenziali in Francia. I sondaggi (per quel che valgono) vogliono Macron in testa ma ad una incollatura dalla Le Pen tutti due intorno al 24-25%, poi affiancati strettamente il gollista Fillon e il candidato della sinistra Melenchon un po’ sotto il 20% tutti due, infine, sotto il 10% l’inutile Hamon, candidato dei socialisti. Sempre a dar fede ai sondaggi, se il Ps non avesse deciso di presentare quel merluzzo scondito di Hamon, il candidato della sinistra sarebbe al primo posto e comunque andrebbe al ballottaggio.

Il che sarebbe convenuto anche ai socialisti che si sarebbero risparmiata una solenne figuraccia e sarebbero sul carro del vincitore. Ma, come si sa: Deus demendat quos vult perdere. Il punto è che i partiti dell’internazionale socialista – che passano per sinistra “riformista”, mentre dovrebbero essere meglio definiti di sinistra “trasformista” – non hanno più ragione di esistere ed hanno solo la funzione di disturbo rispetto alla vera sinistra. Ma torneremo a parlarne dopo il primo turno.

Bella campagna elettorale, questa, soprattutto vera. Il grande favorito della vigilia, Fillon, travolto dagli scandali di casa e dalla sua stessa incapacità di dire qualcosa che non fosse l’edizione edulcorata di quello che dice la Le Pen, è fuori gioco e potrebbe finire al quarto posto, avviando il suo partito sulla china della serie cadetta. Anche a Le Pen, che minacciava sfracelli (c’era chi la dava al 40% al primo turno) conclude poco: forse strapperò il primo posto domenica (ma è tutt’altro che sicuro), ma sembra collocata a valori che rendono comunque improbabilissima la sua vittoria e, infatti, non c’è un solo sondaggio che la dia vincente e con nessun altro candidato salvo Fillon che perderebbe anche con Hamon. Dunque, l’irresistibile ascesa del Fn rischia di finire nel nulla, pregiudicando anche le legislative di giugno.

La vera sorpresa è stato Melenchon che dall’11,1 % della volta scorsa sembra andare verso il 20% e distanziare nettamente i socialisti. Con un ultimo colpo di reni, soprattutto se gli elettori socialisti capissero che votare Hamon non serve a niente, potrebbe strappare il secondo posto ed andare al ballottaggio è lì sarebbe tutto da vedere come va a finire. Se il ballottaggio fosse con Macron, questi potrebbe contare sui voti di Fillon ed un po’ dei socialisti, mentre Melenchon potrebbe contare su parte dei socialisti ma soprattutto mietere consensi fra quelli che hanno votato Le Pen. Una partita tutta da giocare. Ma se il ballottaggio fosse con la Le Pen, Melenchon conquisterebbe la vittoria senza troppo sforzo, perché la Le Pen non avrebbe serbatoi cui attingere. Una vittoria di Melenchon avrebbe un impatto enorme su tutta la sinistra europea. Ma, per ora, non sogniamo, manteniamo i piedi per terra e valutiamo il successo di aver superato gli inutili socialisti che, dopo la catastrofica presidenza Hollande, pensavano di rifarsi una verginità candidando un uomo di “sinistra” come Hammon che, in questi 5 anni, non ha alzato fiato su nessuna delle bestialità del governo, ed, ovviamente, nessuno ci è cascato ed il Ps sembra tornato ai tempi pre Mitterrand. In ogni caso, anche se Melenchon non dovesse farcela ad arrivare al ballottaggio, le elezioni politiche vedono lui e la sua France insoummise come l’unico punto di riferimento intorno a cui raccogliere la sinistra. I socialisti, se vorranno avere qualche seggio, dovranno andare all’accordo con Melenchon o, se li vorrà, con Macron che, però, assai più realisticamente preferirà i gollisti di Fillon.

Ed ora stiamo a vedere ed incrociamo le dita.

http://www.aldogiannuli.it/presidenziali-francesi-forza-melenchon/

Uscita dall’euro? Dibattito, non terrorismo!

di PierGiorgio Gawronski

Non sono un sostenitore dell’uscita dall’euro piuttosto di una sua rinegoziazione con l’Europa. Tuttavia continuo a pensare che un dibattito onesto e chiarificatore, privo non solo di “arroganza complottista e delegittimante” ma anche di terrorismo psicologico, sia un valore sociale meritevole di tutela. Perciò l’articolo di Filippo Taddei – “responsabile economico del Pd” – del 18 febbraio scorso in difesa della permanenza dell’Italia nell’euro (https://interestingpress.blogspot.it/2017/02/uscita-dalleuro-una-patrimoniale-sui.html#!/2017/02/uscita-dalleuro-una-patrimoniale-sui.html) merita una appropriata risposta. Esso presenta due argomenti. Continua a leggere

Chomsky su Dewey: “Noi libertari di sinistra”

di NOAM CHOMSKY

L’argomento che mi è stato proposto e di cui sono molto lieto di parlare è “democrazia ed istruzione”. Questa frase mi richiama subito alla mente la vita e l’opera ed il pensiero di uno dei maggiori pensatori del secolo scorso, John Dewey, che dedicò gran parte della sua vita e la sua riflessione a questo insieme di questioni. Credo che dovrei confessare il mio interesse speciale per lui. Semplicemente si dà il caso che il suo pensiero abbia esercitato una forte influenza su di me negli anni della mia formazione, per una serie di ragioni nel cui dettaglio non entrerò ma che sono reali. Per gran parte della sua vita, Dewey sembra aver ritenuto che le riforme nell’istruzione di base potessero costituire in se stesse delle leve di cambiamento sociale, che avrebbero potuto aprire la strada verso una società più giusta e libera, in cui, per usare le sue parole, «il fine ultimo della produzione non sia la produzione di beni, ma la produzione di esseri umani liberi reciprocamente associati in condizioni di uguaglianza». Continua a leggere

Buon lavoro Nicola

Caro Nicola Fratoianni,

ora che i compagni e le compagne di Sinistra Italiana ti hanno scelto come loro Segretario permettici di esprimerti i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Segretario, un termine che ci riporta ad una funzione di servizio. Non Presidente, non un capo, ma un compagno che è al servizio del partito, della comunità di uomini e donne che uniti scelgono seguire la stessa strada.

Caro Nicola, se saprai non cedere alla lusinghe del “leaderismo”, dell’uomo solo al comando, troverai in noi radicalsocialisti interlocutori leali e affidabili. Noi crediamo nella democrazia partecipativa, crediamo che l’ultimo militante della sezione più piccola sia molto più importante di qualunque leader e di qualunque comitato centrale.

La costruzione di una nuova Sinistra inizia rompendo i rapporti politici imposti dall’avversario. Al leaderismo si risponde con la democrazia interna, alle strategie elettorali si risponde organizzando la solidarità attiva con tutti coloro che subiscono un’ingiustizia.
Perchè, Nicola, un’ingiustizia è tale sempre, anche quando a subirla è l’avversario.

La Sinistra che vogliamo è socialista, libertaria e pluralista prima ancora che democratica.
Una Sinistra che si batta contro le ingiustizie senza politicismi e politicanti.
Una Sinistra che non lascia indietro nessuno.

Buon lavoro compagno Fratoianni e buon lavoro a tutti i compagni e le compagne di Sinistra Italiana.

La Segreteria nazionale MRS

Diem25: movimento politico transnazionale per un’Europa democratica

Riportiamo un estratto del Manifesto politico di DIEM25, il movimento politico fondato su proposta di Varoufakis, Brian Eno, Noam Chomsky e altri.
L’obbiettivo è evidente: permettere ai cittadini e alle cittadine europee di riprendere il controllo sul governo del nostro continente su base democratica, sociale, culturale e ambientale.
Vi invitamo alla lettura, il percorso e le finalità profumano di radicalsocialismo. Continua a leggere

Incostituzionale la “legge elettorale più bella del mondo”

La Corte Costituzionale ha deciso. L’Italicum, che secondo chi la votò era “la legge elettorale più bella del mondo”, è stata per buona parte demolita per incostituzionalità. Niente ballottaggio e i “pluricandidati” che otterranno l’elezione su più collegi saranno assegnati tramite sorteggio.

Bene. Grazie dunque al compagno, di tradizione socialista, Felice Besostri e al gruppo di avvocati che hanno proseguito la battaglia iniziata contro il defunto “Porcellum”. Rimane però l’amaro in bocca per la mancata eliminazione del “premio di maggioranza” che scatterà al raggiungimento del 40% dei voti assegnati. Il premio è un vero proprio vulnus democratico che trasforma la minoranza in maggioranza.

È vero, come affermano alcuni osservatori, che sarà difficile per chiunque raggiungere il 40% ma il rischio di essere governati da una minoranza rimane. Un rischio che noi radicalsocialisti riteniamo gravissimo perché portatore di un’idea democratica autoritaria e involutiva.

La battaglia però non è finita e noi la sosterremo in ogni sede. La nostra “democrazia” non è solo il governo della maggioranza, ma il rispetto delle minoranze e la loro rappresentatività nelle istituzioni. Per noi radicalsocialisti è il pluralismo l’idea base di una società democratica. Senza pluralismo c’è solo autoritarismo, “democratico” o no.