Cent’anni dopo la storia si ripete?

di MASSIMO AMADORI
A Venezia degli squadristi neofascisti hanno aggredito alcuni ragazzi di AVS. Diversi compagni sono finiti in ospedale. Tutto per una maglietta antifascista. Lo squadrismo fascista purtroppo è stato normalizzato, anche grazie al governo Meloni e a politici come Vannacci. Neofascisti e neonazisti parlano di “sicurezza” ma sono i primi a portare delinquenza, violenza e illegalità nelle nostre città. Questa feccia va in giro nei quartieri popolari a fomentare odio e violenza razziale. Riprendono tossici, drogati e persone disagiate per esporle all’odio dei social, strumentalizzando il malessere delle periferie per fomentare una guerra fra poveri. Se la prendono sempre e soltanto con i più deboli e con gli ultimi della società, non certo con il sistema che produce povertà e degrado. Poi non contenti aggrediscono immigrati, musulmani e gli antifascisti. Le “zecche rosse”, come dicono sti criminali con il loro lessico neonazista.
La cosa peggiore è leggere i commenti sui social dei decerebrati di estrema destra, che giustificano lo squadrismo e la violenza contro i “rossi”. Senza conseguenze legali, perché ai nazifascisti tutto è concesso. Sono sempre scortati dalla polizia. Leggendo i commenti di odio e violenza dei sostenitori di Vannacci mi rendo conto che il problema sono anche i suoi elettori, che spesso e volentieri sono più fascisti e più razzisti di lui. Gente che sui social inneggia alla violenza squadrista contro immigrati e “zecche rosse”.
In Italia viviamo un clima simile a quello che il secolo scorso portò al regime fascista, con squadristi protetti e tollerati dal governo e dallo Stato e con una continua propaganda di odio e violenza contro la sinistra. La democrazia sta vivendo un pericolo mortale. Sono sempre più convinto che l’amnistia del ’46 fu un errore gravissimo di De Gasperi e di Togliatti. Fino a quando non ci libereremo dei nazifascisti, l’Italia non potrà definirsi un Paese civile e democratico. Come diceva Sandro Pertini il fascismo non è un’opinione ma un crimine.

Lascia un commento