9. Tra queste riforme di carattere sociale, tendenti a una migliore realizzazione della giustizia economica, si prospettano qui (come già si è fatto per le riforme di carattere costituzionale, tendenti ad una più energica garanzia della libertà politica) quelle che, salvo ogni ulteriore suggerimento e specificazione derivante dalla concreta situazione storica, possono essere fin da ora plausibilmente attuabili. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo – paragrafo 8
8. Questo aspetto più universalmente liberale dell’ordinamento dello Stato è un necessario momento comune di ogni partito e di ogni educazione, e non è quindi subordinato al principio della maggioranza. Chiunque sia convinto, nella sua coscienza morale, del principio che impone di non costringere l’altrui volontà, ha per ciò stesso acquisito anche il diritto di adoperare la forza in tutti i casi in cui occorra instaurare a difendere il principio che le leggi devono basarsi solo sul consenso popolare. Ed ha per ciò stesso acquistato il diritto di usare la forza in tutti quei casi in cui non solo la libera formazione delle leggi attraverso il consenso, ma la stessa libera formazione del consenso e del dissenso attraverso il gioco della pubblica opinione (in cui ciascuno deve contare solo per l’autorità della propria intelligenza, esperienza ed onestà individuale) appaia infirmata o gravemente ostacolata dal prepotere acquisito di certe posizioni finanziarie o politiche. Qui, nella fase di instaurazione costituzionale, ha luogo il diritto della forza, così come, a costituzione instaurata, deve aver luogo la ben regolata forza di un diritto che, attraverso il combinato intervento della Corte Costituzionale e della magistratura ordinaria, colpisca severamente, soprattutto mediante l’espropriazione del mezzo finanziario, chi di tale mezzo si sia avvalso per comprare le opinioni altrui. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo – paragrafo 7
7. Altra sfera a cui dovrà necessariamente estendersi la delicata opera di controllo del quarto potere, è quella della stampa. È chiaro che non potrà trattarsi, in questo caso, né di approvazioni preventive, né di eventuali divieti. Chi pone a fondamento del proprio ideale politico la difesa della migliore tradizione liberale e democratica, non può nello stesso tempo sognare indici di libri proibiti, o comunque repressioni della libertà di stampa. Per questo aspetto, quindi, unica disciplina dovrà essere quella della legge comune, applicata dalla magistratura ordinaria, nei soli casi che possano essere considerati come atti, o come aperto incitamento ad atti, formalmente previsti come reati da un codice penale liberato da ogni motivo settario. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo – paragrafi 5 e 6
5. Di conseguenza, dopo avere enunciato quei princìpi generali del liberalsocialismo che dalla storia non attendono conferme o smentite, perché la loro convalida ultima è solo nella coscienza e nell’intelligenza di chi li accoglie, si indicherà qui, a titolo di esemplificazione pratica, un certo complesso di riforme e di istituti che il liberalsocialismo prospetta come di più plausibile e opportuna instaurazione, e la cui delineazione serve ad orientare circa lo spirito e il carattere dell’azione e dell’organizzazione politica verso cui indirizzare le nostre volontà. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo – paragrafo 4
4. Ispirandosi a questa premesse, la civiltà di domani dovrà quindi innovare o creare ex novo tutta una serie di istituti. A questo proposito, bisogna guardarsi sia dal pericolo dell’utopia sia dall’inerte accettazione del fatto compiuto, incline ad attendere dal corso degli eventi storici non solo la soluzione di ogni problema, ma addirittura il criterio di ogni giudizio etico e politico. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 3
3. Anche quando, del resto, si voglia considerare la questione del contrasto e dell’accordo tra liberalismo e socialismo non tanto dal più radicale punto di vista etico-politico quanto da quello storico-economico, al fine di trarre insegnamento da ciò che all’esperienza risulta dalla stessa evoluzione più moderna della tecnica e dell’economia, si trova riconfermato il principio che il miglior liberalismo è sostanzialmente concorde col miglior socialismo, e che quanto in essi non si concilia è solo il contenuto peggiore dell’uno e dell’altro. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 2
2. Il liberalsocialismo intende riaffermare e di approfondire i principali valori etico-politici che sono stati difesi e propugnati dalle due grandi tradizioni a cui si ricollega. Perciò esso respinge energicamente la tesi dell’intrinseca inconciliabilità del liberalismo e socialismo, pur non negando l’esistenza di un liberalismo che non si accorda col socialismo, e di un socialismo che non si accorda con il liberalismo. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 1
Pubblichiamo a puntate, con qualche piccolo taglio, il Manifesto del liberalsocialismo scritto da Guido Calogero e Aldo Capitini nel 1940, sulla scia dei tanti dibattiti portati avanti nell’ambito dell’antifascismo “laico” e illuministico, da cui avevano preso il via anche il movimento Giustizia e Libertà e successivamente il Partito d’Azione, grande protagonista della Resistenza insieme a comunisti e socialisti. Nel nome degli ideali di martiri dell’antifascismo liberale e socialista come Piero Gobetti e i fratelli Carlo e Nello Rosselli. Continua a leggere
Intervista su Marcuse
di GIANCARLO IACCHINI –
Raffaele Laudani, autore di un importante libro su Marcuse (Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Collana “Il Mulino/Ricerca”, pp.336), ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla teoria del celebre esponente della Scuola di Francoforte, le cui critiche alla società contemporanea – doppiamente eretiche (anche rispetto al marxismo ortodosso) nel momento in cui furono scritte – appaiono ancora oggi quanto mai stimolanti e lungimiranti. Laudani, che ha insegnato anche alla Columbia University di New York, è uno dei massimi esperti italiani del pensiero di Marcuse. Ha anche curato una raccolta di suoi scritti (da lui stesso tradotti) nonché l’edizione italiana degli inediti. Continua a leggere
Parte degli utili ai lavoratori: il modello socialista jugoslavo
di LEONARDO MARZORATI –
La Jugoslava socialista ebbe un modello economico distante da quello degli altri Paesi dell’Europa Orientale. Lo sviluppo della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia (dal 1963 Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) si fondava su un binomio composto da economia pianificata e libere attività d’impresa. Il regime del maresciallo Tito rappresentò un modello studiato in tutto il mondo. La sua economia fu il frutto delle minuziose analisi marxiane di quelli che furono i principali collaboratori del leader della Resistenza Jugoslava: Milovan Gilas, Edvard Kardelj e Vladimir Bakaric. Si tratta dei maggiori esponenti dell’ala definita “liberale” del governo jugoslavo, non sempre in perfetto accordo con la visione politica del leader di Belgrado. Gilas nel 1954 ruppe i rapporti con Tito, divenendo a tutti gli effetti un dissidente del regime jugoslavo. Continua a leggere