Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 2

2. Il liberalsocialismo intende riaffermare e di approfondire i principali valori etico-politici che sono stati difesi e propugnati dalle due grandi tradizioni a cui si ricollega. Perciò esso respinge energicamente la tesi dell’intrinseca inconciliabilità del liberalismo e socialismo, pur non negando l’esistenza di un liberalismo che non si accorda col socialismo, e di un socialismo che non si accorda con il liberalismo.
Il primo è il liberalismo ingenuo: il liberalismo di coloro che pretendono la libertà per sé, senza preoccuparsi di quella degli altri. A questi superficiali tifosi della libertà, andrebbe ricordato che amare la libertà significa amare la legge che, limitando la libertà propria, concede eguale spazio alla libertà altrui. Oppure è il liberalismo antiquato e conservatore: il liberalismo di coloro che sono pronti a commisurare equamente la libertà propria con l’altrui finché si tratta dei tradizionali diritti civili e politici, ma che nel campo dell’economia non tollerano legge, e lasciano al prossimo la possibilità di morire di fame. Sono i liberali per cui la libertà è il concetto supremo, a discapito della giustizia; mentre invece non c’è nessuna differenza tra l’ideale sociale della giustizia e l’ideale liberale della libertà, entrambi venendo a coincidere nell’unico ideale liberalsocialista della giusta norma della libertà. E la cura della giusta libertà altrui si manifesta non soltanto nel volere, ad esempio, precise norme che regolano l’amministrazione delle aziende o gli orari e i salari dei lavoratori, sottraendoli al privato arbitrio economico dell’amministratore o del datore di lavoro: norme che nessun serio liberale potrebbe considerare illiberali o inutili. Il miglior liberalismo si è già distinto dal liberismo: quello di cui ancora deve spogliarsi è l’indifferenza per la situazione economica degli altri.

Il secondo, cioè il socialismo che non si accorda col liberalismo, è il socialismo autoritario, che vede nella dittatura del proletariato la condizione della futura libertà. È il socialismo di chi ancora crede che l’ideale della giustizia sociale debba essere dedotto dalla scienza economica, ed esser profetizzato inevitabilmente vittorioso da chi intenda il “corso razionale” della storia. Nella sua evoluzione interna, il miglior socialismo è sempre più venuto abbandonando questi vecchi schemi: e se ha opportunamente continuato ad irridere la libertà senza giustizia del liberalismo conservatore, ha nello stesso tempo cessato di credere nella giustizia senza libertà di ogni utopia totalitaria.

Esso non s’illude più che la ricchezza comune possa essere amministrata onestamente da chi non si sia elevato al senso dell’interesse collettivo attraverso l’esercizio del controllo e l’esperienza della libertà, e non continui ad operare in un ambiente di critica e legalità. Questo socialismo fondato sulla libertà e radicato nella più profonda aspirazione sociale dell’uomo,e quel liberalismo assetato di giustizia e deciso a non accontentarsi di libertà vuote, convergono e coincidono nel liberalsocialismo.

(segue)

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