di LEONARDO MARZORATI –
Due terzi di garantiti e un terzo di non garantiti. Questa narrazione viene spesso portata avanti dai liberali. La pandemia ha penalizzato maggiormente il terzo di lavoratori non garantiti e meno i due terzi garantiti. I lavoratori dipendenti hanno continuato in molti casi a ricevere un regolare stipendio durante i mesi di lockdown. I dipendenti pubblici, additati dai liberali come i maggiormente garantiti, non hanno avuto decurtazioni dovute alla cassa integrazione o a riduzioni d’orario, lavorando nella maggior parte dei casi dalla propria abitazione. Il telelavoro ha permesso a molti dipendenti del privato, soprattutto impiegati, di svolgere la propria mansione da casa, a parità di stipendio (in alcuni casi il buono pasto è stato tolto). Ad alcuni vantaggi innegabili, come il tempo e il denaro guadagnato dal superamento del tragitto casa-lavoro, si sono aggiunti svantaggi, come l’utilizzo di utenze private per mansioni lavorative o la riduzione di vita sociale. Ad altri è però andata peggio, specie in settori duramente colpiti dalla pandemia, come la ristorazione, il turismo, la cultura e lo sport, dove le buste paga sono state molto più magre. La cassa integrazione e la riduzione d’orario hanno penalizzato parecchie categorie di lavoratori. Continua a leggere