Gli ultimi “utili idioti” del capitale

di LEONARDO MARZORATI

Il capitalismo mondiale sta utilizzando la pandemia in corso per dividere le classi popolari, specialmente in Europa. A contribuire a gettare benzina sul fuoco sono i vari esponenti della galassia “no vax”. Non si tratta di chi pone legittime domande sulle misure restrittive attuate dai diversi governi, come per il discusso green pass voluto dall’esecutivo italiano, ma di chi cerca di mettere gli uni contro gli altri senza focalizzare l’attenzione sui principali problemi della sanità. Continua a leggere

I due pensieri dominanti non difendono i lavoratori: creiamo una forza politica che li rappresenti!

di LEONARDO MARZORATI

Checché ne dicano certi opinionisti della destra populista, il pensiero dominante non è uno, ma sono due, entrambi fedeli al Capitale. Il primo è quello liberal progressista, ben rappresentato in Italia da Pd e dai suoi cespugli, tra cui ora figura anche il Movimento 5 Stelle; il secondo è quello delle destre populiste e reazionarie, che si spacciano per oppositrici dell’ordocapitalismo mondiale, ma in realtà gli sono fedeli, creando divisioni all’interno dei ceti popolari. Le nuove destre aizzano la guerra tra poveri in tutta Europa, criminalizzando gli stranieri e deviando l’attenzione dal tema fondamentale per i ceti popolari: il lavoro e la lotta di classe. Continua a leggere

Per un sapere critico

di GENNARO ANNOSCIA

Lo stesso governo che non ha saputo fare nulla in termini di edilizia scolastica, in relazione al covid, ricorrendo, unicamente, all’obbligo vaccinale camuffato da green pass, ne ha pensata un’altra: la trasformazione di tutti i docenti, nelle cui classi siano presenti studenti con disabilità o bisogni educativi speciali, in insegnanti di sostegno, tramite l’obbligo di un corso di formazione di 25 ore, chiaramente non retribuito.

Questa misura è l’ulteriore segnale di una situazione di tagli e risparmi indiscriminati sulla scuola pubblica, nonostante il vuoto e continuo blaterare. Ma è, in pari tempo, da considerare in una visione complessiva che, da anni, attanaglia la scuola pubblica, trasformata in un docile strumento di indottrinamento e non di promozione e produzione culturale, secondo un’ottica di semplificazione e riduzione al ribasso dei saperi, limitati al generico o al particolare decontestualizzato in funzione acritica.

L’obiettivo, di carattere, chiaramente, politico, è infatti proprio questo, la messa al bando del sapere critico e la promozione di generazioni di decerebrati, funzionali alla piena attuazione del pensiero unico.

“Professor Barbero, scenda in campo!”

di LEONARDO MARZORATI

Nella serie televisiva 1992, il protagonista Leonardo Notte, esperto di marketing interpretato da Stefano Accorsi, fa un test in una scuola media: chiede ai ragazzi presenti in una classe di scrivere i nomi dei 10 personaggi famosi preferiti. La storia è ambientata nel 1992 e uno dei nomi più ricorrenti sui diversi foglietti dei ragazzi è quello di Silvio Berlusconi. Da lì il protagonista della serie capisce che il Cavaliere può essere una figura spendibile politicamente dopo tangentopoli. Continua a leggere

Il socialismo che vogliamo e i traditori di Turati e del socialismo italiano

di LEONARDO MARZORATI

Da quasi quarant’anni lo Stato Sociale viene smantellato. Il primo passo fu opera del Psi craxiano, che con il decreto di San Valentino tagliò nel 1984 tre punti della scala mobile, lo strumento che indicizzava i salari in funzione degli aumenti dei prezzi, al fine di contrastare la diminuzione del potere d’acquisto dato dall’aumento del costo della vita. Il governo Craxi seguì di due anni quanto fatto dal ministro delle finanze francese Jacques Delors, anche lui socialista, che smantellò la “échelle mobile des salaires” introdotta a Parigi nel 1952 dal presidente Vincent Auriol, socialista, frontista e partigiano. La Storia ci insegna che c’è socialista e socialista: pure Benito Mussolini lo era stato. Continua a leggere

Il giovane Marx e il signor Schulz (seconda versione)

Ripubblichiamo in forma parzialmente modificata l’articolo su Wilhelm Schulz – geniale ma sconosciuto anticipatore di molte intuizioni poi riprese e sviluppate da Marx – inserendo però (a grande richiesta) anche una sintesi dei passi dei “Manoscritti” marxiani che contengono il pieno sviluppo di quelle intuizioni umanistiche e libertarie.

di GIANCARLO IACCHINI

È il 1843: uno sconosciuto economista tedesco, Wilhelm Schulz, pubblica un libro intitolato – in maniera direi poco accattivante – “Bewegung der Produktion” (Movimento della produzione), che passa quasi inosservato e – per quel che ne so – non viene mai tradotto in nessun’altra lingua. Quel “quasi” è però importante, perché Moses Hess, amico e collaboratore del giovane Karl Marx (allora venticinquenne), lo legge e ne viene molto colpito, tanto da annotarne diversi passi in un quaderno, che poi passa direttamente a Marx, avido di quegli studi economici nei quali si era appassionatamente tuffato dopo aver abbandonato (ma non del tutto) la filosofia. Continua a leggere

Alle origini della teoria economico-filosofica di Marx: l’economia classica, la dialettica hegeliana e… lo sconosciuto Wilhelm Schulz!

di GIANCARLO IACCHINI –

1843: esce il libro di uno strano e sconosciuto economista tedesco, Wilhelm Schulz, definito dai pochi siti internet ed enciclopedie che oggi lo menzionano “democratico radicale”. Il libro, intitolato Il movimento della produzione, non ha praticamente nessuna fortuna né nell’ambito della scienza economica né in quello della filosofia sociale. Ne parla però Moses Hess, amico e collaboratore di Marx ed Engels, che fornisce ai due fondatori del materialismo storico e dialettico molto materiale su quella “critica dell’economia” che il giovane Karl comincia a sviluppare con tanto impegno e rigore. Continua a leggere

La società che vogliamo

di Giancarlo Iacchini e Valentina Pennacchini (*)

In un mondo politico sempre più desolante, asfittico e privo di ideali – alcuni dei quali peraltro bocciati irreversibilmente dalla storia ed altri rivelatisi velleitari e illusori – noi restiamo saldamente ancorati al binomio sempre (più) attuale di giustizia e libertà, secondo l’insegnamento dei nostri grandi maestri (da Gobetti a Rosselli, da Gramsci a Pertini, da Basso a Capitini). Una dialettica, quella filosofica tra i due valori fondamentali (e non solo del liberalsocialismo italiano: vedi gli analoghi princìpi di giustizia teorizzati dall’americano John Rawls), che si traduce molto concretamente in una fusione radicalmente democratica tra stato e mercato, intervento pubblico e iniziativa privata, rivolta non genericamente al bene “del popolo” ma di ogni singolo cittadino, la cui libertà sostanziale non può che significare potere reale e partecipazione effettiva al processo decisionale della politica (e dell’economia), in una corrispondente dialettica tra diritti e doveri, coincidenti questi ultimi con gli uguali diritti degli altri. Continua a leggere

Manifesto del liberalsocialismo (paragrafi 9 e 10)

9. Tra queste riforme di carattere sociale, tendenti a una migliore realizzazione della giustizia economica, si prospettano qui (come già si è fatto per le riforme di carattere costituzionale, tendenti ad una più energica garanzia della libertà politica) quelle che, salvo ogni ulteriore suggerimento e specificazione derivante dalla concreta situazione storica, possono essere fin da ora plausibilmente attuabili. Continua a leggere