Basta con l’ambiguità a sinistra!

di CLAUDIO PAOLINELLI

Ho deciso di pubblicare l’intervento che avevo preparato per l’assemblea nazionale di Sinistra Italiana di sabato 16 luglio a Roma, ma che non ho avuto l’opportunità di leggere. Come accade sempre. Ogni volta un cavillo mi esclude magicamente dalla discussione, mentre il palcoscenico è sempre aperto per i soliti. Eppure dicevamo che uno vale uno. È evidente che c’è sempre qualcuno che è più uno di un altro. Continua a leggere

Serve una rivoluzione. Pacifica, ma rivoluzione!

di Bifo

Non credevo nella Brexit, pensavo che solo un popolo di ubriachi poteva decidere una simile autolesionistica catastrofe. Dimenticavo che gli inglesi sono per l’appunto un popolo di ubriachi. Scherzo, naturalmente, dato che non credo nell’esistenza dei popoli. Ma credo nella lotta di classe, e la decisione degli operai inglesi di affondare definitivamente l’Unione europea è un atto di disperazione che consegue alla violenza dell’attacco finanzista che da anni impoverisce i lavoratori di tutto il continente e anche di quell’isola del cazzo. Continua a leggere

La loro democrazia: il voto va bene solo quando vincono, se no è da ripetere

di GIORGIO CREMASCHI

Immaginatevi cosa sarebbe successo se in Gran Bretagna avesse vinto il SI alla UE e quelli del NO avessero chiesto di rivotare, magari affermando come gli ultimi giorni della campagna fossero falsati dal clima creatosi dopo l’assassinio terrorista di Cox. Sarebbe venuto giù lo scandalo, non sapete perdere, siete antidemocratici sarebbero state le accuse più gentili che avrebbero percorso i massmedia. Invece il SI alla UE ha perso e dunque bisogna rivotare. La campagna della paura organizzata dai poteri economici sconfitti sulla Brexit, dichiara il suo primo obiettivo: riportare gli incauti britannici alle urne e fargli cambiare idea a suon di minacce. Continua a leggere

PD: involuzione irreversibile

di Car Scar

Nel PD è il momento dell’umiltà e della penitenza. Il nostro borioso e aggressivo premier si è fatto buonista e nel commentare il successo dei 5stelle, è arrivato persino a dire che non si tratta di un voto di protesta ma di un voto per il cambiamento. Che il giorno dopo le elezioni bisogna lavorare per gli italiani: prima delle divisioni ci sono i valori. Che il Governo aiuterà i Sindaci a fare il bene dei propri concittadini, eccetera eccetera. Vedrete se non si farà convincere a cambiare la legge elettorale passando dal voto di lista a quello di coalizione. L’esperienza di Milano, dove i “compagni” hanno aiutato il PD a vincere, insegna. Saranno pure “compagni” ma a Renzi che gli frega se questo serve per restare in sella. Allora meglio la coalizione della lista, visto che con quest’ultima al ballottaggio rischia di consegnare il governo ai pentastellati aiutati dal blocco leghista/forzitaliota. Continua a leggere

La memoria del pesce rosso (nessun voto ai candidati sindaci del PD!)

di GIORGIO CREMASCHI –

Man mano che si avvicinano i ballottaggi gli elettori della sinistra, che ancora esistono nonostante tutto, vengono chiamati ad ossequiare quel rito autodistruttivo che risponde allo slogan: sempre meno peggio il Pd che gli altri. I candidati di quel partito improvvisamente si riscoprono progressisti vecchio stampo e fieramente antifascisti, e mettono nel campo del fascismo alle porte qualsiasi avversario si trovino di fronte. La ministra Boschi si distingue da tempo in questa campagna.

In questo modo i candidati del PD tentano di far dimenticare che essi sostengono la controriforma della Costituzione targata Renzi e voluta da poteri economici come quello della Banca Morgan. Quella che ha scritto che bisogna sbarazzarsi delle Costituzioni antifasciste perche fanno da ostacolo alle politiche economiche liberiste. Quelle politiche che nei Comuni vogliono dire privatizzazioni, tagli sociali, aumento della povertà e del disagio. Politiche che i sindaci PD hanno assecondato o addirittura fatto proprie.

I candidati PD tentano di far dimenticare che la controriforma della Costituzione riduce il loro ruolo a quello di impiegati del governo che devono solo ubbidire a tutti gli ordini superiori, fino a quelli della Troika. E cercano anche di far dimenticare che lo Sblocca Italia e il Decreto Madia devastano l’ambiente e danno al governo il potere di decidere al posto di comuni e regioni, quando si tratti di inquinare o magari privatizzare l’acqua.

A parte gli scandali, e la degenerazione del potere di cui anche essi spesso fanno parte, i candidati sindaci PD tentano di fa dimenticare che il voto dato a loro sostiene Renzi e il suo progetto politico.

Essi contano sulla memoria da pesce rosso, cioè a brevissimo termine, di una certa sinistra che pure li ha contestati, ma che al momento buono sembra dimenticare tutte le proprie ragioni .

Non piace chi il PD ha di fronte? In alcuni casi è comprensibilissimo, anche se sfido chiunque a trovare differenze ad esempio tra Sala e Parisi, neanche con il vecchio gioco della Settimana Enigmistica. Ma la questione di fondo è un’altra: chi dice no alla controriforma non può votare PD, si astenga se non gli piace nessuno, ma non dia voti a Renzi per interposta persona.

A Roma Raggi di sole…

di Paolo Flores d’Arcais

Lo strumento contundente e monocorde con cui il renziano Giachetti e “Il Messaggero” di Caltagirone cercheranno di manganellare la candidatura di Virginia Raggi, per impedire che Roma possa essere amministrata senza più bacio della pantofola allo strapotere dei palazzinari e altri intrecci affaristico-politici (con ramificate incursioni criminali, si è visto) è uno solo, benché flautato poi in tutte le salse: Virginia Raggi è eterodiretta dalla ditta Casaleggio. Continua a leggere

Abbiamo fatto MRS anche contro di te, eppure… (il mio ricordo di Marco Pannella)

di Fabio Greggio

5 giugno 1976: lascio la sinistra extraparlamentare e decido nuove strade. I radicali portavano del nuovo, eravamo in 10 a Pavia e ci trovavamo dietro l’Università. Non ero uno di quelli che difendeva ad oltranza la dittatura sovietica e volevo immaginare un mondo diverso. Il 6 giugno 1976 si sarebbe votato e tutti avevamo la sensazione del sorpasso, il partito comunista con Berlinguer che avrebbe dovuto sorpassare la DC. Non sapevamo ancora della capacità di recupero del dinosauro DC…

Piazza del Duomo a Milano la notte prima con tutti i radicali, piazza piena, Adele Faccio che grida contro il Duomo: «Quelli lì non devono mettersi sotto le nostre lenzuola e giudicare!»; e Marco, prolisso come al solito, che sfora la mezzanotte rischiando denunce… capirai, denuncia più denuncia meno…

La sensazione è che il blocco PCI +Radicali (che allora andava a braccetto con la sinistra extraparlamentare) avrebbe vinto. Euforia. Dopo, tutti al ristorante greco. Marco era per strada con il solito maglione nero e il ciondolo Peace&Love: non smetteva di parlarci… di tenere comizio… Profumo di souflaki e due pensionati del piano terra che ci guardavano in pigiama e ricordavano i due vecchietti dei Muppets. Chiedo io: «Signora facciamo troppo rumore?»; «No ma l’è quel sciùr li che l’è semper in televisiun che se el va no via chi se dorm nagott!»… e Marco che continuava ad arringare senza nemmeno ascoltarli…

Gli ho voluto bene fino a quando il suo IO grande come Sesto San Giovanni non ha avuto il sopravvento, divorandosi tutti coloro che tentavano una posizione personale. Poi la sua deriva vagamente di destra che partorì mostri epocali come Capezzone o Taradash… ed infine il berlusconismo e il sionismo. Non l’ho più sopportato, la sua avversione viscerale alla sinistra, l’appoggio a Berlusconi contro la magistratura… Non l’ho più capito e in molti ce ne siamo andati. Io ho formato il Movimento RadicalSocialista insieme ad altri fuoriusciti ma con il cuore a sinistra; altri hanno tentato vie minoritarie come i Radicali di Sinistra… briciole di un universo che Marco aveva creato e castrato sotto la sua personalità ingombrante.

Non posso non volergli bene. Lui ha cambiato la politica e la società molto più di una classe politica autoreferenziale. Resta un esempio. Anche se il mio appoggio si è poi trasformato in insopportabilità e lontananza totale da certe scelte imbarazzanti. Resta l’epopea degli anni 70, una visione alternativa di un mondo libero per chiunque, dalle battaglie delle femministe al divorzio, della prime difese dei diritti dei gay del FUORI, che faceva parte dei radicali, agli obiettori di coscienza: un mondo che molti come me si portano ancora dentro. Grazie a lui.

Ospedale “unico” di Pesaro, Fano e Urbino: la lotta continua!

FANO (PU) – Dopo le 4.000 mila firme fanesi e la bella manifestazione di Piazza XX Settembre contro l’insensato progetto di ospedale unico, dopo l’affollata assemblea dei comitati a Tre Ponti e dopo il variopinto corteo di Fosso Sejore contro il project financing e l’improbabile sito “equidistante” tra Pesaro e Fano, come continuare la lotta?

Innanzitutto una doverosa osservazione di metodo: quanti a sinistra ci criticavano per i banchetti fatti insieme alla lista civica dell’ex sindaco Aguzzi si sono ritrovati domenica a sfilare accanto alle bandiere di Fratelli d’Italia, ed avranno capito (meglio tardi che mai) che su un tema fondamentale come la difesa della salute e della sanità pubblica l’impegno dev’essere unitario e trasversale.

Tuttavia questo non significa essere ambigui nei contenuti, perché gli obiettivi della lotta debbono invece essere chiari e precisi: noi siamo pronti a collaborare con chiunque per difendere gli ospedali esistenti e le strutture sanitarie diffuse sul territorio, ma non siamo più disposti in futuro a mescolarci con i fautori dell’ospedale unico, sia pure “non a Fosso Sejore”. Basta con queste pudiche foglie di fico pur di non rompere con il PD e i suoi piani! Se si è contro il project financing o analoghe trappole finanziarie, e se si è contro l’ulteriore cementificazione del territorio, allora un nuovo ospedale “unico” non si può fare proprio da nessuna parte! Si ascoltino i cittadini e i sindaci dell’entroterra, come hanno fatto i tanti comitati di lotta, e si difendano gli ospedali esistenti città per città, comune per comune, a partire da quello di Fano, centrale e fondamentale per la nostra provincia! In questo senso, ci sentiamo di rivolgere un ultimo, accorato appello al sindaco Seri, affinché si liberi dal ricatto che penalizza e mortifica la sua città ed abbia il coraggio di mettersi alla testa della battaglia in difesa del Santa Croce: perderà l’appoggio del PD, ma guadagnerà quello dei cittadini!

Fermiamo tutti insieme lo smantellamento e la privatizzazione della sanità! Nemmeno un euro per nuovi inutili muri (utili solo ad affaristi e speculatori), ma investimenti pubblici per potenziare il personale sanitario e migliorare i servizi per la popolazione, a cominciare dal pronto soccorso e dai reparti essenziali per la vita delle persone!

MRS – Fano

La mia idea di Gianroberto

di Giandiego Marigo –

Non ho amato Gianroberto Casaleggio, anzi la sua ombra ed il suo stile e soprattutto la sua influenza sono state fra le maggiori cause che mi hanno portato ad uscire dal M5S dopo la mia candidatura. Questo disamore non mi esime dal cordoglio e dall’augurio di un buon viaggio. Di critiche gliene sono state fatte molte, a lui ed alla creatura che ha costruito e allevato, al suo “populismo” un poco liberal-destrorso, alla sua illusione di essere sopra, super partes, all’illusione collettiva di un “governo senza schieramenti”, cioè applicato all’oggettività ed al pragmatismo… quasi fosse possibile, in questo contesto, cioè in una società capitalistica, operare sopra gli interessi del capitalismo stesso, che lui, in fondo, continuava a rappresentare. Continua a leggere

“Giustizia è lottare per la dignità di ogni essere umano”

di BERNIE SANDERS –

«Se parliamo di giustizia, dobbiamo comprendere che non c’è alcuna giustizia quando pochi possiedono così tanto, e molti hanno così poco.

Non c’è nessuna giustizia quando l’1% privilegiato detiene la stessa ricchezza del 90% che sta in fondo alla società. I nostri operai lavorano moltissime ore, per salari insufficienti perfino a sfamare i propri figli. Come fate a parlare di moralità e di giustizia quando siamo il paese che ha più denaro per tenere un sacco di gente in galera ma meno denaro per assistere e curare i suoi bambini, per assicurare ai giovani il lavoro e l’educazione? Siamo l’unico paese al mondo che non riesce a garantire ai suoi abitanti un diritto universale come l’assistenza sanitaria: ogni essere umano ha il sacrosanto diritto di chiamare un dottore quando sta male!

Pensate un attimo a quello che un grande paese come gli Stati Uniti d’America potrebbe diventare: potremmo garantire la sanità a tutti, proteggere l’infanzia, dare a tutti i giovani la possibilità di istruirsi (indipendentemente dal reddito della loro famiglia), fare in modo che ognuno viva in condizioni dignitose e sicure. Potremmo essere il paese che garantisce ad ogni cittadino, indipendentemente dalla posizione sociale, dal colore della pelle o dal suo orientamento sessuale, i diritti garantiti dal semplice fatto di essere nato. Questa è la nazione che possiamo creare, se il popolo si alza in piedi e rimane unito.

La storia di questo paese è una storia di lotte per la dignità dell’uomo. La lotta di uomini e donne che hanno detto: “sono un essere umano, ho dei diritti, non potete farmi questo!”. E quando milioni di persone si alzano per lottare, alla fine vincono».

http://www.panorama.it/panorama-tv/news-video/bernie-sanders-what-we-can-be-video/