di MASSIMO AMADORI –
Sono contrario all’aggressione imperialista di Trump al Venezuela, ma non per questo sostengo Maduro.
Sono contrario all’aggressione imperialista di Putin all’Ucraina, ma non per questo sostengo Zelensky e l’invio di armi in Ucraina.
Provo orrore davanti al genocidio di Gaza, ma non per questo sostengo Hamas e la dittatura teocratica iraniana.
Il mondo è complesso e ragionare per slogan propagandistici del tipo: "Se non appoggi la NATO stai con Putin", "Se non stai con Putin sei un servo della NATO" ecc. è solo una banalizzazione da tifoseria calcistica.
In un mondo governato da banditi, da assassini, da guerrafondai, da invasati e da mafiosi possiamo anche scegliere di non sostenere nessun governo, nessuna dittatura e nessun imperialismo; possiamo scegliere di stare dalla parte degli oppressi e delle vittime in tutti gli angoli del globo, contro tutti gli oppressori e i carnefici.
La politica non dovrebbe essere tifo da stadio, ma difesa dei diritti umani, della giustizia sociale, della pace e della democrazia. Mettendo sempre al centro la persona e i suoi diritti. Purtroppo però la maggioranza delle persone ragiona per ideologia e cade vittima delle opposte propagande di guerra, che inevitabilmente disumanizzano il "nemico" e dividono il mondo in buoni contro cattivi, negandone la complessità e dimenticandosi sempre delle vittime e degli oppressi.
Politica
Il ritorno degli imperialismi e la fine del diritto internazionale
Il mondo è governato da mafiosi e da criminali imperialisti. Il diritto internazionale non conta più nulla, ma solo la logica del più forte. Le grandi potenze coloniali e imperialiste si spartiscono il mondo come se fosse roba loro, senza fermarsi davanti a guerre e massacri. È la violenza che domina le relazioni internazionali, non il diritto.
Le potenze imperialiste sono tre: gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Gli USA vedono l’America Latina come il loro cortile di casa (vedi Venezuela), la Russia segue la stessa logica nell’Europa dell’est (vedi Ucraina) e la Cina in Asia (vedi Taiwan). Siamo tornati all’età degli imperi e dell’imperialismo.
In tutto ciò l’Europa rischia di diventare il terreno di scontro fra le grandi potenze imperialiste. È chiaro che noi europei non possiamo pensare di competere militarmente con la Russia, la Cina e gli Stati Uniti. Mai come oggi l’Europa dovrebbe diventare un blocco indipendente da tutte le potenze imperialiste e seguire una strada diversa. Lo dicevano già i socialisti autonomisti come Riccardo Lombardi durante la guerra fredda, cercando una via diversa sia dagli USA sia dall’URSS. Oggi una politica autonomista dell’Europa sarebbe ancora più urgente, se non vogliamo diventare carne da cannone nella guerra mondiale che le grandi potenze stanno preparando.
Purtroppo però l’Unione Europea è asservita agli USA e non pensa ad altro che al riarmo. Invece dovremmo essere autonomi sia dagli USA sia dalla Russia e dalla Cina e non competere con il riarmo ma creando un welfare migliore e difendendo i diritti umani, la democrazia e il diritto internazionale. Ma per fare questo ci vorrebbe un’Europa socialista e federalista, l’Europa sognata da Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene.
Socialismo o barbarie!
Dalla padella alla brace
di MASSIMO AMADORI –
Maduro era un dittatore. Conosco tanti venezuelani che mi hanno raccontato che mentre il popolo moriva di fame Maduro e la sua cricca di burocrati (la boliborghesia) si arricchivano grazie alla vendita del petrolio. Maduro non è Allende e in Venezuela non c’è mai stato il socialismo. Detto ciò con l’intervento militare statunitense i venezuelani passeranno dalla padella alla brace. Continueranno a morire di fame, solo che adesso i profitti del petrolio non andranno più a Maduro e alla borghesia bolivariana ma ai capitalisti USA e a Trump.
Non ci sarà alcuna democrazia, semplicemente la dittatura burocratica di Maduro sarà sostituita da una dittatura di destra neoliberista asservita agli USA. Il popolo continuerà a morire di fame e semplicemente cambieranno i padroni. Anzi, sarà pure peggio perché il Venezuela finirà asservito a una potenza coloniale e imperialista come gli Stati Uniti.
Spettava al popolo venezuelano rovesciare Maduro, per realizzare una democrazia socialista basata sull’autogoverno dei lavoratori. Non spettava certo a Trump.
Nessuna potenza straniera ha il diritto di rovesciare il governo di un Paese sovrano, fosse anche la peggiore dittatura. Fra l’altro Trump ha ammesso apertamente che non è intervenuto perché ha a cuore la democrazia e il benessere del popolo venezuelano, ma perché vuole il petrolio. Non intende nemmeno concedere libere elezioni, perché vuole fare del Venezuela un protettorato statunitense.
Il popolo venezuelano si merita di meglio. Capisco i venezuelani che esultano per la caduta di un dittatore, ma passeranno dalla padella alla brace. Putin e Trump si comportano come dei veri e propri mafiosi, come tutti gli imperialisti. Auguro al popolo venezuelano un futuro di pace, democrazia e socialismo, senza Maduro e senza Trump.
Giù le mani dal Venezuela!
Maduro è un dittatore e in Venezuela non c’è il socialismo, ma l’aggressione imperialista degli Stati Uniti al popolo venezuelano va condannata senza se e senza ma, a prescindere dai crimini di Maduro.
La democrazia non si può esportare con le bombe e il fine del bandito Donald Trump non è liberare il popolo venezuelano dalla dittatura e dal narcotraffico ma rubare il petrolio e le risorse naturali del Venezuela, imponendo una dittatura di destra alleata degli USA.
Ormai il mondo è governato ovunque da criminali fascisti e fare il tifo da stadio per un bandito imperialista contro un altro bandito imperialista è stupido e certamente non utile alla causa del socialismo e della democrazia.
Trump e Putin pari sono. Russia e Stati Uniti sono entrambe potenze imperialiste e come tali conoscono solo il linguaggio della guerra.
È la legge del più forte che domina il mondo capitalistico, non il diritto internazionale. Tutte le potenze capitalistiche fanno i loro interessi e sono disposte a qualsiasi violenza e massacro pur di fare profitto. La guerra fa parte del DNA del capitalismo e purtroppo è probabile che arriverà anche da noi in Europa.
Mai come oggi il mondo avrebbe bisogno di un movimento di massa pacifista e internazionalista, per fermare le guerre del capitale. Stare dalla parte dei popoli aggrediti dall’imperialismo è un dovere di tutti i socialisti rivoluzionari, dall’Ucraina al Venezuela. Trump e Putin sono due banditi.
Giù le mani dal Venezuela bastardi imperialisti!
I nemici dei nostri nemici non sono nostri amici!
di MASSIMO AMADORI –
Senza se e senza ma dalla parte dei lavoratori iraniani che scioperano e scendono in piazza contro il regime reazionario degli Ayatollah.
Dovrei difendere un regime che spara sui lavoratori e massacra le donne solo perché è nemico di Israele? No grazie, il nemico del mio nemico non è un mio amico.
Da socialista libertario mi schiero sempre dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori, dalla parte delle vittime e contro i carnefici. Per me non esistono dittature buone, imperialismi buoni e governi buoni. Chi divide il mondo in buoni e cattivi finisce sempre per appoggiare un regime oppressivo contro un altro o un imperialismo contro un altro.
Il mondo non è diviso buoni e cattivi ma in classi sociali e essere marxisti libertari significa stare dalla parte dei lavoratori: a Teheran, a Gaza, a Mosca, a Washington, a Tel Aviv e in tutto il resto del mondo. Dalla parte di tutti i popoli oppressi, quindi dei palestinesi di Gaza massacrati dal governo israeliano e dalla parte del popolo iraniano vittima del regime degli Ayatollah.
Stalinisti e rosso-bruni che vedono la CIA e il Mossad nella rivolta della classe lavoratrice iraniana sono solo dei reazionari nemici dei socialismo e della democrazia e finiranno nella pattumiera della storia.
Solidarietà alla classe operaia di Teheran!
Hamas, basta la parola! (E passano dalla parte del torto i palestinesi e chi li aiuta!)
di MASSIMO AMADORI –
Di Hamas penso tutto il male possibile. Il 7 ottobre fu un massacro ingiustificabile e non un’ azione di resistenza, inoltre sappiamo che lo Stato di Israele ha finanziato Hamas per colpire la resistenza palestinese. Un fatto ammesso dallo stesso Netanyahu. Ma processare i leader della comunità palestinese italiana perché hanno mandato soldi a Gaza è una porcata, una montatura giudiziaria.
Sappiamo tutti che purtroppo Hamas controlla la striscia di Gaza e le sue strutture sanitarie, scolastiche ecc. Quindi è naturale che una parte del denaro destinato alla beneficenza per la Palestina arrivi ad Hamas. La magistratura italiana ha scoperto l’acqua calda.
Inoltre l’impianto accusatorio si basa su prove fornite dallo Stato di Israele, che come è noto considera collusi con Hamas persino i pacifisti israeliani e gli operatori dell’ONU. Possiamo basare un processo per terrorismo sulle prove di uno Stato attualmente sotto processo per crimini contro l’umanità? E poi tutti garantisti con i politici sotto processo e tutti forcaioli con i palestinesi?
La stessa sinistra riformista si è affrettata a prendere le distanze dai detenuti palestinesi accusati di "terrorismo", dimenticando il garantismo. Fratoianni e Bonelli si confermano dei traditori che hanno sostenuto la causa palestinese solo per avere consenso, come del resto il PD. Questa "sinistra" opportunista ha voltato le spalle al popolo palestinese alla prima difficoltà, schierandosi dalla parte dello Stato borghese mentre attacca il movimento di solidarietà contro il genocidio di Gaza. La sinistra riformista non si smentisce mai. Eppure in passato persino Andreotti e Craxi riconoscevano la legittimità della lotta armata a un popolo sotto occupazione come quello palestinese. Andreotti e Craxi, che non erano certo dei sovversivi comunisti o degli estremisti di sinistra. Evidentemente però erano più di sinistra di Fratoianni e Bonelli e dell’intero PD.
Sul terrorismo due pesi e due misure…
di MASSIMO AMADORI –
Se definiamo terroristi i palestinesi che sostengono e finanziano Hamas (fra l’altro pare con prove fornite dallo Stato di Israele, che considera sostenitori di Hamas persino i pacifisti israeliani) dobbiamo definire terroristi anche coloro che sostengono il governo israeliano e che vendono e comprano armi da Netanyahu.
Perché fino a prova contraria per il diritto internazionale Hamas e Netanyahu sono entrambi dei terroristi, ricercati dalla corte penale internazionale.
Se la procura italiana decide di arrestare presunti sostenitori di Hamas dovrebbe anche arrestare i ministri del governo italiano per il loro sostegno reale a Netanyahu e la loro complicità con il genocidio di Gaza.
Ovviamente so benissimo che ciò non avverrà, che la legge non è uguale per tutti e che i "giudici rossi" sono un’ invenzione della destra. Vorrei però dare un suggerimento alla procura: se volete arrestare i finanziatori di Hamas indagate in Israele, dato che nel 2019 Netanyahu ammise apertamente di aver sostenuto e finanziato i terroristi di Hamas tramite il Qatar, per colpire la resistenza palestinese.
La verità è che lo Stato italiano prende ordini dal governo israeliano e che numerose nazioni occidentali, dall’Inghilterra all’Italia, vogliono criminalizzare il movimento di solidarietà con la Palestina accusando di "terrorismo" tutti coloro che denunciano il genocidio di Gaza.
Terrorista è chi ha massacrato decine di migliaia di civili inermi e di bambini, terrorista è chi affama un intero popolo!
#STOPtheGENOCIDE #freepalestine
Nel “doppio nome” il mezzo e il fine!
Doppio nome nel nuovo simbolo? Sì, perché è giusto distinguere tra il fine e il mezzo.
Cominciamo dal “mezzo“, che è il nostro Movimento. Presente ormai da 20 anni sulla scena politica e culturale, capace di coinvolgere circa 5.000 persone e ancora di più se si pensa alle tante iniziative e manifestazioni organizzate da soli o insieme ad altri. Guardando sempre la luna e non il dito che la indica, cioè collaborando con estrema apertura con tutti coloro che sono disposti a battersi per una buona causa. Come diciamo sempre, radicali ma non faziosi e settari!
Un Movimento che ha goduto della stima e della simpatia di personalità come Dario Fo, Franca Rame, Mario Capanna, la nostra mitica iscritta Margherita Hack o la nostra ex portavoce Katia Bellillo… Figuriamoci se non siamo affezionati a questo movimento davvero UNICO in Italia, eppure non è la sua esistenza o permanenza il nostro obiettivo primario.
Ed allora veniamo al fine, all’ideale che gli iscritti ed i simpatizzanti di MRS hanno molto bene in testa. Questo fine non può essere (diciamolo con onestà e realismo) il radicalsocialismo – come qualche volta pure abbiamo scritto nei nostri testi per riprendere e aggiornare il vecchio, rispettabilissimo liberalsocialismo di un secolo fa (anch’esso un’etichetta politica da decifrare più che la chiara definizione di una società ideale!). Quello è il “sostantivo” del Movimento, e il nome del suo sito internet, ma sarà difficile trasformarlo in una bandiera immediatamente comprensibile e condivisibile, anche perché – come minimo – ci sarebbe molto da spiegare di ciò che si intende e di ciò che lo distingue da definizioni diverse ed anche simili…
Invece SOCIALISMO LIBERTARIO è una definizione chiarissima, non di un movimento o partito ma di un ideale sociale e politico, quindi non ristretta ma aperta, capace di unire senza obiezioni socialisti, comunisti e libertari provenienti da diverse tradizioni storiche e aree politiche italiane ed internazionali.
Il nostro SOCIALISMO LIBERTARIO non può essere confuso o male interpretato: è basato sulla LIBERTÀ concreta, non solo politica ma anche economica e sociale, non solo formale ma sostanziale!
È questo il nostro obiettivo, traguardo, fine, ideale: il SOCIALISMO LIBERTARIO attraverso un mezzo speriamo il più possibile adeguato al fine (come direbbe John Dewey) che è o vuol essere – nelle sue elaborazioni, azioni e caratteristiche – il nostro Movimento RadicalSocialista!
La libertà borghese e quella socialista
di BERNIE SANDERS –
Ti faccio una domandina semplicissima: che cosa significa realmente essere libero?
Sei davvero libero se non puoi andare da un medico quando stai male o rischi la bancarotta finanziaria quando esci da un ospedale?
Sei davvero libero se non puoi permetterti i farmaci salvavita prescritti dai medici?
Sei davvero libero quando spendi metà delle tue scarse entrate per avere un tetto e sei costretto a indebitarti con una finanziaria a tassi d’interesse del 200 per cento?
Sei davvero libero se hai settant’anni e devi continuare a lavorare perché non hai una pensione o soldi sufficienti per ritirarti dal lavoro?
Sei davvero libero se sei costretto a lavorare 60 o 80 ore a settimana perché non riesci a trovare un’occupazione con un salario sufficiente per vivere?
Sei davvero libero se sei un genitore con un figlio appena nato ma sei costretto a tornare immediatamente al lavoro dopo la sua nascita perché non hai accesso ai congedi familiari retribuiti?
Sei davvero libero se hai una piccola attività commerciale o una piccola impresa agricola a gestione familiare cacciata dal mercato dalle pratiche monopolistiche delle grosse aziende?
Sei davvero libero se sei costretto a lavorare in un posto dove non hai nessuna voce in capitolo riguardo ai progetti di automazione che potrebbero farti perdere quell’impiego?
Sei davvero libero quando le decisioni più importanti sui progressi tecnologici – in ogni campo, dalle comunicazioni al commercio e alla sanità – sono prese nei consigli d’amministrazione di multinazionali che invariabilmente preferiscono i guadagni facili al tuo benessere?
La mia risposta a tutte queste domande è che noi americani non siamo liberi come ci piace credere, o come dovremmo esserlo. Per raggiungere l’autentica libertà a cui abbiamo diritto come esseri umani, non possiamo accontentarci della sola democrazia politica, specialmente in un momento in cui la stessa democrazia politica è oggetto di violenti attacchi. Abbiamo bisogno della democrazia economica tanto quanto della democrazia politica. Non c’è nessuna vera libertà senza giustizia sociale. L’unico modo per ottenerla è rompere le pastoie del vecchio modo di pensare secondo cui non esistono alternative al capitalismo senza freni.
Dobbiamo smontare la menzogna che ci è stata raccontata per decenni, quella che dice: «È così che funziona il sistema. È così che funziona la globalizzazione. È così che funziona il capitalismo. È così che datori di lavoro e dipendenti si rapporteranno sempre gli uni con gli altri. Non ci puoi fare niente. Perciò zitto e torna al lavoro».
In un mondo in cui l’economia e le tecnologie stanno cambiando rapidamente, non possiamo continuare a mantenere strutture economiche vecchie di secoli. Lo status quo non funziona per la grande maggioranza della nostra popolazione. Già da tempo avremmo dovuto affrontare il problema della crescita smisurata dell’avidità, della disuguaglianza e della distruttività prodotte dal capitalismo sfrenato nel quale oggi viviamo.
Abbiamo bisogno di un sistema che serva l’umanità, anziché sfruttarla!
L’arresto di Greta in Inghilterra: Russia e Cina non sono tanto lontane…
Solidarietà alla compagna Greta Thunberg, arrestata in Inghilterra per aver difeso i diritti umani del popolo palestinese.
Ecco cosa succede nelle cosiddette “democrazie” occidentali quando metti in discussione un sistema di potere fondato sul genocidio e sulla violenza. Le classi dirigenti occidentali criticano la Russia di Putin ma sono molto più simili all’autocrazia russa di quanto si possa pensare: attaccano la democrazia in nome della “sicurezza dello Stato” e accusano di “terrorismo” i dissidenti come Greta Thunberg. Esattamente come accade in Russia e in Cina. E come in Russia e in Cina anche in Occidente un pugno di oligarchi detiene tutto il potere politico ed economico.
Certo a differenza della Russia e della Cina ancora da noi non vediamo oppositori politici assassinati o incarcerati a vita. Ma il timore è che presto ci arriveremo, perché il germe del totalitarismo purtroppo non è mai morto nemmeno in Occidente. Oggi difendere la democrazia è un dovere di tutti i socialisti, anche perché democrazia e capitalismo diventano sempre più incompatibili e le stesse “democrazie” occidentali stanno vivendo un’evidente involuzione autoritaria e dittatoriale, dovuta anche alla guerra che stanno preparando le classi dominanti sia ad est sia ad ovest.
Ormai la democrazia è sparita in tutto il mondo e a dominare è solo un’oligarchia di super ricchi, in Russia e Cina come in Occidente. Più che pensare di fare la guerra alla Russia in nome della democrazia dovremmo difendere la nostra democrazia e la nostra costituzione antifascista dai nostri oligarchi e dai nostri governi guerrafondai. Russi e cinesi invece dovrebbero ribellarsi ai loro oligarchi e ai loro governi autocratici. Così eviteremmo la guerra mondiale e al tempo stesso conquisteremmo ovunque la democrazia, la giustizia sociale e la libertà. Che poi sono le mete del socialismo.