Il fascismo di ieri e il conformismo dell’antifascismo di oggi

di LEONARDO MARZORATI –
Nel 1938, mentre era in esilio a Parigi, il dirigente antifascista Angelo Tasca pubblicò il saggio “Nascita e avvento del fascismo”. Tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, Tasca, dirigente della “destra” buchariniana e fortemente antistalinista, nel 1929 era stato espulso dal partito di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti e rientrato nel Partito Socialista. Questo valido uomo della sinistra italiana analizzò il fascismo da fiero avversario, fino al punto di aderire alla Repubblica di Vichy per fare la spia a favore della Resistenza Belga dal 1941 al 1944. Nel saggio, Tasca analizza brevemente il regime che lo aveva obbligato a fuggire dall’Italia.
Il fascismo fu il manganello dei poteri forti dell’epoca. In un’Italia che usciva dalla Grande Guerra “vittoriosa” ma sempre povera, la paura di una possibile rivoluzione come quella avvenuta nel 1917 in Russia allarmò chi deteneva il potere economico: la grande industria radicata principalmente nel triangolo Torino-Genova-Milano e i grandi proprietari terrieri del Centro-Sud. Questi, dopo aver convinto Casa Savoia e l’opinione pubblica borghese all’intervento nella Grande Guerra, finanziarono gli squadristi per colpire con la violenza i socialisti.
Benito Mussolini era un ambizioso giornalista e dirigente del Partito Socialista. Dietro al suo passaggio dal neutralismo all’interventismo, e alla sua successiva espulsione dal PSI, ci sono i denari che il faccendiere e massone Filippo Naldi gli fece arrivare da industriali genovesi e milanesi. Nacque così il quotidiano interventista diretto dal futuro Duce “Il Popolo d’Italia”. Il motivo del finanziamento era semplice: utilizzare un sobillatore di folle come Mussolini per spostare una fetta di ceto medio riflessivo schierato a sinistra a favore dell’ingresso in guerra dell’Italia. Furono soldi ben spesi, purtroppo.
Alla fine del conflitto Mussolini era una personalità ben conosciuta negli ambienti borghesi, ma estranea, se non disprezzata, in quelli proletari. Il suo partito di sinistra interventista dei Fasci Italiani di Combattimento (già Fasci d’Azione Rivoluzionaria) fu un fiasco elettorale, nonostante la presenza di figure nobili come Alceste De Ambris, Pietro Nenni e il direttore d’orchestra Arturo Toscanini, tutti futuri antifascisti.
Il primo volume della mastodontica biografia del Duce scritta dallo storico Renzo De Felice, “Mussolini il rivoluzionario”, racconta bene le ambiguità del personaggio e il suo opportunismo. Obiettivo primario di questo agitatore era solo uno: prendere il potere e mantenerlo con ogni mezzo. Così sarà.
Rubando soldi destinati all’impresa di Fiume e tradendo quindi Gabriele D’Annunzio, Mussolini rafforza il suo movimento politico che piano piano si sposta sempre più a destra, unendosi alla fine con i nazionalisti per dare vita al Partito Nazional Fascista. E con questo scatenerà una violenza vigliacca contro dirigenti socialisti, comunisti, repubblicani e persino popolari. Non verranno risparmiati sindacalisti e anarchici. Spesso a usare le maniere forti erano ex militanti di sinistra (perlopiù anarcosindacalisti, socialisti massimalisti e repubblicani) passati dalla parte delle camicie nere e trovatisi dalla stessa parte di monarchici, nazionalisti e semplici avanzi di galera. Tutti uniti a massacrare chi parlava di socialismo e spaventava tanto latifondisti e industriali.
Questo è stato il fascismo squadrista degli esordi: il manganello dei capitalisti da usare contro le sinistre. Con la complicità di Casa Savoia, di una parte della Chiesa e di parecchi liberali, convinti che quell’arruffapopolo romagnolo sarebbe stato liquidato facilmente una volta finito il lavoro sporco. Purtroppo non andò così.
Il fascismo divenne un regime a immagine e somiglianza del suo capo. Da anticapitalista a manganello del Capitale, da antireligioso a difensore della famiglia patriarcale e degli accordi con il Papa, da antimonarchico alle sfilate a braccetto con Vittorio Emanuele III, da anticolonialista a massacratore di libici e abissini, da interventista europeista a nazionalista antislavo e nemico delle cosiddette “plutocrazie”. Tutto e il contrario di tutto, con l’obiettivo primario di restare al potere, in nome di una farsesca riedizione fuori tempo massimo dell’Impero Romano (l’estetica fatta di saluti romani e fasci littori ne è la prova).
Oggi abbiamo intellettuali, giornalisti e influencer di area “liberale” (quindi di regime) che evocano il fascismo ogni tre per due. Basta un ritrovo di poche decine di imbecilli che non hanno aperto un libro di storia in vita loro (o se lo hanno aperto non lo hanno letto bene) o la sparata di un dirigente di Fratelli d’Italia, per gridare al fascismo.
Ma oggi il Capitale ha bisogno del fascismo, di un nuovo squadrismo che zittisca con la violenza le voci contrarie? No, perché le voci contrarie sono deboli e sono state zittite “democraticamente”. Governa il PUL, il Partito Unico Liberale, contraddistinto dalle sue due principali correnti: quella dell’ultradestra e quella progressista. La prima sta vivendo un suo momento di gloria in varie parti del mondo, dagli Usa di Donald Trump, all’India di Narendra Modi, passando per l’Europa dei vari partiti delle destre cosiddette populiste. In Italia oggi dominano la scena gli eredi della tradizione fascista, quelli con la fiamma tricolore nel simbolo. Sono nemici della solidarietà, sia socialista sia cristiana, ma sono fedeli a Washington e a Bruxelles, quindi non recano problemi ai poteri forti. Nell’Unione Europea appoggiano Ursula Von Der Leyen insieme al Pd, esponente italiano dominante dell’ala progressista del PUL.
Sono proprio i dirigenti dem, spalleggiati dai loro supporter del mondo della cultura, della stampa e dei social, a gridare al fascismo. Un po’ ridicolo, dal momento che a Bruxelles ci governano insieme. La destra di governo contrasta i rave, le droghe leggere, non ama i giovani in piazza, ha la carica della polizia facile; ma non è il principale strumento repressivo del Capitale, quantomeno non lo è contro la fazione di sinistra del PUL. Non si spiegherebbero altrimenti gli inviti a dirigenti del Pd ad Atreju.
Fratelli d’Italia è un partito liberale e liberista, ultraconservatore e con accenni al corporativismo che fu del fascismo. È un partito famelico di poltrone anche a discapito dei suoi alleati di governo Forza Italia e Lega. Ma non è fascista, al più afascista, con all’interno esponenti che provengono da una storia fascista o amano le pagliacciate fasciste.
Il Pd resta l’ultimo partito che può dare lezioni di antifascismo, dato che 1) è anch’esso (e quindi anche i suoi intellettuali, giornalisti e influencer) connivente con l’ordocapitalismo che va da Bruxelles a Washington e 2) alleato in Europa con il partito di Giorgia Meloni. Addirittura esponenti dem eletti in Europa hanno fatto pressioni, su tutti Stefano Bonaccini e Antonio Decaro, ai colleghi socialisti degli altri Paesi per dare l’appoggio al Commissario Ue Raffaele Fitto, ex berlusconiano ma oggi meloniano di ferro. Il Pd ha inoltre esponenti come Emanuele Fiano e Pina Picierno che inneggiano al continuo invio di armi al regime ucraino di Zelensky e al criminale governo nazionalsionista israeliano. Se c’è un fascismo oggi, più che in provocatori di Fratelli d’Italia o in picchiatori da stadio abituati all’uso di alcol e cocaina, quello va cercato in chi difende i crimini imperialisti e il capitalismo globale.
Avete mai sentito i maitre a panser progressisti attaccare i fondi d’investimento che drogano la democrazia per accumulare sempre più capitale? O condannare ogni ingerenza politica del blocco atlantista contro altri paesi del mondo (vedi il boicottaggio all’Internazionale Antifascista organizzata in Venezuela dal presidente Maduro)? No, si soffermano su casi marginali, spesso lasciando al vero antifascismo militante le manganellate, come si è visto di recente a Brescia.
Pier Paolo Pasolini negli “Scritti Corsari” spiegò più di 50 anni fa qual era il nuovo fascismo: non più quello dei saluti romani (in un’epoca in cui il Movimento Sociale Italiano si dichiarava fascista e aveva il 6-7% circa dei consensi), ma il conformismo che stava portando al degrado culturale italiano. E oggi chi è più conformista di uno scrittore come Antonio Scurati?
Per conoscere il fascismo del secolo scorso e capire quello di oggi vale la pena, più che leggere i tomi di Scurati e guardare la gustosa serie realizzata sui suoi lavori, leggere “Nascita e avvento del fascismo” di Angelo Tasca, ripubblicato recentemente da Neri Pozza (una delle più valide case editrici italiane). Il nemico delle classi lavoratrici è sempre il Capitale, sia quando ammazza con le squadracce fasciste, sia quando narcotizza con la spazzatura culturale.

La geopoltica, i valori socialisti e… il tifo da stadio

di MASSIMO AMADORI –
La polarizzazione è il male politico del nostro tempo. Ormai ogni cosa si è ridotta a tifo da stadio, a cominciare dalle guerre. Ecco allora che per molti antisionisti diventa normale sostenere un regime oppressivo come quello iraniano. Solo perché questo regime è nemico di Israele. Poco importa se è una dittatura che opprime le donne. Allo stesso modo per i sionisti diventa normale giustificare il massacro di decine di migliaia di civili a Gaza, nel nome della guerra contro Hamas e l’Iran. La complessità della realtà viene negata e tutto viene ridotto ad uno scontro fra buoni e cattivi. Ecco allora che i crimini di quelli che io considero i buoni sono giustificati, compresi i massacri di civili, perché se si tratta di distruggere i cattivi non si può certo andare per il sottile. Continua a leggere →

MRS e l’idea politica sempre “silenziata” in Italia

Il recente boicottaggio sistematico da parte di Wikipedia – che prima ha ripetutamente cancellato la voce (politica) “Movimento RadicalSocialista”, poi la voce (teorica) “Radicalsocialismo” e infine, forse per ripicca personale da parte di qualcuno dei censori pardòn gestori, TUTTI i riferimenti (culturali) alle schede sui “nostri maestri” presenti in questo sito – ripropone “in piccolo” la grande questione del triste destino che in Italia hanno avuto (e continuano ad avere) le idee del liberalismo sociale, o socialismo liberale, o liberalsocialismo o radicalsocialismo appunto: cancellate, soffocate, represse dalle grandi “chiese” politiche che hanno dominato questo paese: il fascismo, il cattolicesimo politico (leggi Democrazia Cristiana) ed un “comunismo” da catechismo e fede dogmatica.
Quella che a livello internazionale è la cultura politica più alta, da Kant a Stuart Mill, da Russell a Dewey a Rawls, in Italia per vari motivi sembra non avere diritto di cittadinanza. E non solo per colpa del potere, come dimostra il disastroso 1% preso dal glorioso Partito d’Azione nelle elezioni del 1946, proprio all’indomani del suo eroico impegno nella Resistenza antifascista.
E il Partito Socialista, che avrebbe potuto agevolmente riprendere la tradizione politica dei vari Gobetti, Rosselli, Matteotti, Calogero, Capitini, Parri, Basso e Calamandrei, sappiamo in che mani è finito e come è finito!
MRS non è un partito, ma un’associazione culturale impegnata nella difesa, nella ricostruzione e nel rinnovamento di quella nobile radice politica, ricca di valori che hanno di fatto “scritto” i migliori articoli della nostra Costituzione.
Checché ne pensino certi ignoranti wikipediani, anzi wikipedisti, il Movimento RadicalSocialista non ha nessunissimo interesse a farsi pubblicità. Potrebbe sparire domani, o rinascere con un altro nome, e non cambierebbe nulla: l’impegno delle 5.000 persone che a vario titolo hanno dato vita all’associazione ed alla sua pagina facebook è semplicemente quello – in questo caso sì davvero convinto – di far riemergere dal silenzio in cui è stata cacciata una grande tradizione politica e culturale. In questo senso, la censura che ci riserva Wikipedia deve darci più forza, più consapevolezza e più notorietà, sempre al servizio del pensiero e dell’opera dei nostri maestri, che per fortuna anche sull’enciclopedia online ci sono tutti e sarà ben difficile cancellarli per fare dispetto a noi.
In quest’ottica, il boicottaggio ai danni di MRS è surreale, e fonte di indignazione ma più ancora di stupore. Però i nostri padri hanno fatto la Resistenza e noi, più in piccolo, “resisteremo” anche a queste vicende così indegne e meschine.

La dirigenza collegiale di MRS

Il caso Cecilia Sala e quel manicheismo che rovina la “sinistra”

di MASSIMO AMADORI –
È possibile e doveroso denunciare Netanyahu e il genocidio del popolo palestinese e al tempo stesso schierarsi contro il regime reazionario iraniano. In entrambi i casi nel nome della democrazia, della libertà e dei diritti umani.
Se l’Occidente e la NATO hanno un doppio standard non significa che dobbiamo averlo anche noi, perché la realtà è complessa e ragionare da tifosi non aiuta a comprenderla. Il fatto che alcuni a sinistra stiano esultando per l’arresto di Cecilia Sala è gravissimo e dimostra che anche nella nostra parte purtroppo vanno di moda le semplificazioni e il tifo da stadio.
Sarebbe invece giusto denunciare l’omicidio dei giornalisti portato avanti dal governo israeliano e al tempo stesso l’arresto della nostra connazionale in Iran. Perché la libertà di stampa non è un valore negoziabile, che deve valere solo per alcuni.
Si possono anche non condividere le idee di Cecilia Sala, ma è una ragazza di 29 anni arrestata da un regime oppressivo. Quindi la sua incolumità viene prima di ogni considerazione politica e ideologica. Possibile che anche davanti a una ragazza di 29 anni arrestata debbano prevalere l’odio e la tifoseria da stadio?
Purtroppo, alcuni "compagni" pensano di combattere la barbarie del governo israeliano diventando a loro volta dei barbari e appoggiando regimi altrettanto oppressivi, come quello iraniano. Dimostrando da non saper uscire da una logica binaria e manichea che divide il mondo in buoni e cattivi, negandone la complessità. Purtroppo tutto il Medio-Oriente è governato da regimi reazionari, che si tratti del sionismo in Israele o del regime islamista in Iran. L’unica felice eccezione è costituita dal Rojav@ dei curdi, un esempio di democrazia e di libertà. Cecilia Sala libera! #restiamoumani

La voce (cancellata) “Radicalsocialismo” su Wikipedia

Continua – causa censura politica (come sostiene qualcuno) o più probabilmente semplice ignoranza – il boicottaggio da parte degli zelanti gestori di Wikipedia ai danni del Movimento RadicalSocialista e perfino del Radicalsocialismo come teoria: entrambe le voci sono state ripetutamente cancellate, come se una voce in più togliesse qualcosa alle 1.897.233 voci esistenti e benché i rimandi alla nostra originale rilettura del liberalsocialismo siano tranquillamente presenti in decine di pagine della stessa enciclopedia online. Evidentemente un’evoluzione del liberalsocialismo (nato un secolo fa) non è minimamente contemplata dai “vigilantes” wikipediani, e quel ch’è peggio viene esclusa a priori, da qui all’eternità. I riconoscimenti a livello nazionale e internazionale a MRS ed alla sua rielaborazione ideale vengono totalmente ignorati.

Ma per fortuna basta interrogare le chat di Intelligenza Artificiale per recuperare agevolmente TUTTO, perfino il materiale eliminato da Wikipedia “due minuti prima” 🙂 con la puntuale e documentata ricostruzione della differenza specifica del radicalsocialismo odierno (dal 2006 ad oggi) rispetto alle sue radici novecentesche. E naturalmente Internet nel suo complesso, l’immenso World Wide Web con i suoi motori di ricerca, è per fortuna troppo ampio per essere disciplinato e “normalizzato” da qualche capetto occulto smanioso di dimostrare il suo pseudo-potere contro un arricchimento culturale che non può essere arrestato proprio da nessuno!

Che dire? Pazienza, ce ne faremo una ragione. Con un sempre-grazie ai compagni di… Anarcopedia che ci ospitano più che volentieri nella loro Wiki alternativa!

La differenza tra il vecchio liberalsocialismo e il nostro radicalsocialismo (secondo l’Intelligenza Artificiale)

da ChatGPT:

«Il liberalsocialismo storico e l’attuale radicalsocialismo condividono alcune basi ideologiche, ma si differenziano per contesto storico, priorità politiche e approccio strategico. Vediamo le principali differenze:

1. Contesto storico e politico

Liberalsocialismo storico: nato nel XX secolo, in particolare nel periodo tra le due guerre mondiali e durante il dopoguerra. È stato una risposta ai totalitarismi (fascismo e comunismo autoritario) e al capitalismo sfrenato. Il liberalsocialismo cercava una sintesi tra le libertà individuali del liberalismo e la giustizia sociale del socialismo, opponendosi sia al liberismo economico puro che al collettivismo autoritario.
Radicalsocialismo attuale: nato in tempi recenti (fondazione del Movimento RadicalSocialista nel 2006), in un contesto segnato da crisi economiche globali, neoliberalismo, emergenze climatiche e crescenti disuguaglianze, si pone in opposizione al capitalismo neoliberale e punta a una radicale trasformazione sociale in chiave egualitaria e sostenibile.

2. Visione economica

Liberalsocialismo: sosteneva un’economia mista, con interventi statali moderati per correggere le disuguaglianze e garantire i diritti sociali. Promuoveva un compromesso tra mercato e stato, riconoscendo il ruolo del settore privato ma subordinandolo agli interessi collettivi.
Radicalsocialismo: adotta una posizione più critica verso il capitalismo, spesso sostenendo una redistribuzione profonda della ricchezza e il controllo democratico dei mezzi di produzione.
Si concentra su politiche di rottura con il sistema neoliberale, includendo il rafforzamento dello stato sociale e la proprietà pubblica in settori strategici. Continua a leggere →

La colpevole assoluzione di Salvini (se questa è la “magistratura rossa”…)

di MASSIMO AMADORI –
Salvini è stato assolto, in quanto per i giudici "il fatto non sussiste".
Prendiamo atto che per lo Stato italiano è ammissibile sequestrare decine di uomini, donne e bambini in nome della "ragion di Stato" e della "difesa della Patria". Difesa dei confini fatta contro donne, bambini e malati. Perché quando si tratta invece di difendere l’interesse nazionale davanti a multinazionali come Stellantis la destra si dimentica di essere sovranista ed è ben disposta a svendere la patria ai capitalisti stranieri.
Sinceramente la sentenza non mi stupisce, perché sono consapevole che in uno Stato borghese la magistratura non sarà mai completamente indipendente dal potere politico e dalle classi dominanti.
La magistratura "rossa" esiste solo nei deliri di Salvini. Prendiamo atto che la magistratura "rossa" assolve quasi sempre i politici e i potenti come Salvini, che anche le poche volte in cui vengono condannati non si fanno un giorno di carcere. Loro sono sopra la legge. Mentre in galera ci finiscono solo i poveri, a cominciare dagli attivisti ecologisti accusati di "blocco stradale". O magari chi salva la vita ai migranti, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Per lo Stato italiano torturare, uccidere e sequestrare i migranti non è un crimine, mentre lo è salvare la vita alle persone. Perché per lo Stato italiano la vita di un migrante non vale nulla.
Il sistema è marcio sin dalle fondamenta.

Le due Milano del sindaco Sala

di LEONARDO MARZORATI –
La giunta di Beppe Sala a Milano ha cercato di dipingersi come simbolo di modernità e progresso, ma le sue scelte politiche mostrano un allontanamento preoccupante dai valori fondamentali della sinistra: la giustizia sociale, la tutela dell’ambiente e la sicurezza per tutti i cittadini. In questo contesto la cementificazione dilagante, la speculazione edilizia e le problematiche legate alla sicurezza stanno rendendo Milano una città sempre più difficile per le fasce più deboli, in particolare per le donne.
Un tema caldo che ha polarizzato il dibattito cittadino è rappresentato dalla proposta di costruzione del nuovo stadio di San Siro. Mentre la giunta sostiene che il progetto porterà benefici economici e turistici, è evidente come questa scelta si inserisca in una logica di speculazione edilizia che deturperà il paesaggio urbano, non tenendo conto delle loro radici culturali e sociali. I grandi gruppi immobiliari come Coima di Manfredi Catella (la versione liberal di ciò che era negli anni ’80 e ’90 il “fascista” Salvatore Ligresti) fanno grandi utili da queste operazioni, ma i cittadini più poveri non hanno un minimo vantaggio economico. Anzi, vengono penalizzati, specie coloro che vivono in affitto, e a Milano sono tanti. Continua a leggere →

Ma perché Wikipedia boicotta MRS?

La pagina di MRS su Wikipedia viene regolarmente cancellata da 15 anni; ed ogni nostro tentativo di reinserirla va incontro all’ennesima cancellazione immediata.
L’ultimo episodio è del 15 dicembre.
La domanda è semplice: c’è forse un motivo POLITICO per censurare un’associazione liberalsocialista che vuol continuare le idee dei gloriosi Giustizia e Libertà e Partito d’Azione?
Siamo estremisti, o forse "troppo" antifascisti, oppure troppo "libertari"???
Grazie agli anarchici di "Anarcopedia" che ci danno ospitalità denunciando la "censura fascista" di Wikipedia, ma canto cielo: PERCHÈ, per quale dannato motivo, dovrebbe esistere questa censura? A chi diamo fastidio???

Post scriptum: per fortuna l’Intelligenza Artificiale (in questo caso con la chat Copilot di Microsoft) è stata più veloce del pur solerte censore wikipediano, ed ha salvato splendidamente quanto avevamo scritto!


«Il Movimento RadicalSocialista (MRS) è un’associazione politico-culturale fondata nel 2006 con l’obiettivo di riscoprire e valorizzare le radici libertarie della sinistra italiana. I suoi valori e ideali principali includono:

Libertà e uguaglianza: Unire concetti spesso contrapposti dalla politica tradizionale, come libertà e uguaglianza, in direzione di un ideale di libertà eguale per tutti.

Progresso e dignità: Promuovere una libertà sostanziale e per tutti, intesa come la piena realizzazione della persona nella sua dignità.

Diversità e pari opportunità: Valorizzare le diversità individuali e promuovere pari opportunità, diritti civili e sociali.

Emancipazione: Lottare contro ogni forma di oppressione politica ed economica.

Il MRS si ispira alle esperienze storiche del liberalsocialismo italiano, di Giustizia e Libertà, del Partito d’Azione e a figure dell’antifascismo come Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Guido Calogero, Aldo Capitini e Lelio Basso»

(da WIKIPEDIA) 🙂

Siria: la speranza curda (tra dittatura laica e fondamentalismo islamico)

di MASSIMO AMADORI –
La caduta del regime tirannico di Assad è un fatto positivo. Un duro colpo per l’Iran e per l’imperialismo russo. Il problema è che probabilmente ne trarranno vantaggio non le forze socialiste e democratiche ma i fondamentalisti islamici, i ribelli foraggiati dall’Occidente, dalla Turchia e da Israele. La Siria potrebbe diventare un sanguinario regime islamista alleato della Turchia, passando dalla padella alla brace, dalla dittatura "laica" di Assad alla ancor peggiore dittatura islamista. Questo darebbe forza alla rinascita dell’ISIS e del terrorismo islamico. L’unica speranza sono le forze rivoluzionarie e progressiste dei partigiani curdi, ostili tanto al regime di Assad quanto ai ribelli islamisti. Se i rivoluzionari curdi riuscissero a guidare una rivoluzione sociale come nel Rojav@ l’intera Siria adotterebbe un sistema democratico, socialista, femminista ed ecologista, permettendo la convivenza pacifica fra tutti i popoli e tutte le religioni.
Non è un’utopia, dato che in Rojav@ i compagni curdi resistono da 12 anni. Ma sicuramente è una prospettiva ardua, perché la rivoluzione sociale e democratica sarebbe osteggiata tanto dall’Occidente, da Israele, dalla Turchia e dai ribelli fondamentalisti quanto dalla Russia e dall’Iran. Ma un esperimento di questo tipo potrebbe attrarre altri popoli nello scacchiere mediorientale e il confederalismo democratico potrebbe diffondersi in tutta la regione, ponendo fine alle guerre, alle dittature e agli estremismi.
Purtroppo questa prospettiva è molto lontana. È più probabile che siano i fondamentalisti islamici a trarre vantaggio dalla caduta di Assad. Gli islamisti seminerebbero il caos e il terrore in tutta la regione e i compagni curdi verrebbero sterminati. Ma non disperiamo: non può piovere per sempre. Socialismo o barbarie!