Definirlo “genocidio” è corretto

di MASSIMO AMADORI –
Per quel che vale la mia opinione, da studioso dei genocidi penso che sia corretto parlare di genocidio per descrivere il massacro dei palestinesi a Gaza. È riduttivo parlare di guerra, perché a differenza della guerra fra la Russia e l’Ucraina i palestinesi non hanno un esercito e nemmeno uno Stato. L’esercito israeliano non combatte, ma massacra civili disarmati. Certo in tutte le guerre vengono uccisi i civili, lo fa Putin in Ucraina e lo hanno fatto gli USA in Afghanistan e Iraq. Ma Russia e Stati Uniti quando uccidono civili hanno obiettivi militari. Si tratta comunque di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, ma Netanyahu sta colpendo deliberatamente la popolazione civile palestinese, senza alcun obiettivo militare. Inoltre il governo israeliano sta bloccando consapevolmente tutti gli aiuti umanitari, con il fine di provocare la morte di più palestinesi possibile. Le persone a Gaza vengono affamate scientificamente: altra caratteristica tipica di un genocidio. E vengono bloccate le vie di fuga, in modo che le vittime non possano fuggire. Diversi esponenti del governo israeliano hanno detto apertamente di volere lo sterminio dei palestinesi. Gallant li ha definiti "animali", utilizzando un linguaggio genocidario. Quindi se non è un genocidio ci va molto vicino e sicuramente è una pulizia etnica. Lo stesso confine fra genocidio e pulizia etnica è labile, dato che molti studiosi e giuristi considerano la pulizia etnica una forma "attenuata" di genocidio. Non deve spaventare l’utilizzo dello stesso termine della Shoah. È chiaro che il genocidio a Gaza non può essere paragonato al genocidio del popolo ebraico e del resto ogni genocidio ha caratteristiche diverse. In fatto di ferocia e metodicità nello sterminio la Shoah non ha eguali nella storia. Ma purtroppo ci sono stati anche tanti altri genocidi, dagli armeni fino al Rwanda. Tutti uguali ma al tempo stesso diversi. Inoltre nessuno incolpa il popolo ebraico di questo terribile crimine che lui stesso ha subito. Nessuno paragona gli ebrei ai nazisti. I responsabili del genocidio dei palestinesi sono i criminali del governo israeliano, il quale non rappresenta tutti gli israeliani e tantomeno tutti gli ebrei del mondo. In molte nazioni gli ebrei sono in prima fila nella denuncia del genocidio palestinese, a cominciare dagli Stati Uniti. Ma anche se non volete utilizzare la parola genocidio è chiaro che si tratta di un massacro e di un crimine contro l’umanità, come ha riconosciuto la stessa senatrice Segre. Quindi al di là del vocabolario è giusto scendere in piazza per chiedere il cessate il fuoco e la fine del massacro, senza per questo dover essere accusati di essere antisemiti e di sostenere i terroristi di Hamas. Palestina libera!

Un film da vedere, quello su Berlinguer!

di MASSIMO AMADORI –
Da socialista libertario non sono certo un fan né del PCI né di Berlinguer, tuttavia il film "La grande ambizione" mi è piaciuto molto. Trovo che sia un film molto accurato dal punto di vista storico e l’interpretazione di Elio Germano è magistrale. Ora il giudizio politico. Secondo me il film riesce perfettamente a evidenziare tutte le contraddizioni della figura storica di Berlinguer, nel tentativo di dare un quadro il più possibile oggettivo. Perché Berlinguer era un personaggio complesso e pieno di contraddizioni, quindi non condivido né la condanna e le accuse di tradimento dell’estrema sinistra né la mitizzazione dei comunisti italiani. Penso che il merito maggiore di Berlinguer sia stato allontanare il PCI dall’Unione Sovietica, un partito che con Togliatti era stato complice dei crimini di Stalin e dei suoi successori. Berlinguer cercò invece di realizzare il socialismo democratico, che lui chiamava eurocomunismo. Non rinunciò al socialismo, ma voleva realizzarlo rispettando tutti i diritti democratici e liberali previsti dalla costituzione. Trovo che questa prospettiva sia ancora attuale, perché socialismo e democrazia devono sempre andare di pari passo.
Il limite di Berlinguer fu non aver rotto definitamente con i sovietici, ma mi rendo conto che nella polarizzazione della guerra fredda poteva essere complicato. Fatto sta che anche se i comunisti italiani si distinsero dai comunisti sovietici purtroppo non rinunciarono mai ai soldi di Mosca, a differenza dei socialisti. Ma la presa di distanza dallo stalinismo da parte di Berlinguer va apprezzata. Per questo subì un attentato in Bulgaria da parte degli stalinisti. La via democratica al socialismo fu un suo merito, ma a mio avviso il compromesso storico fu un errore, perché la DC era il partito del capitalismo, degli Stati Uniti, della mafia e della Chiesa. Certo anche nella DC ci furono grandi politici, come Moro, ma era retta da mafiosi come Andreotti. Non a caso Moro fu abbandonato dai suoi stessi compagni di partito.
A mio avviso il PCI non avrebbe dovuto allearsi con i democristiani ma con le altre forze della sinistra, come il PSI, il PDUP e DP. Penso che l’errore più grave di Berlinguer sia stato il suo atteggiamento intransigente davanti al rapimento di Moro, che avrebbe potuto essere salvato se avessero trattato con le BR. A mio avviso per salvare la vita a un essere umano è lecito trattare anche con i terroristi, perché la vita umana è più importante della ragion di Stato.
Malgrado tutti i suoi errori Berlinguer è stato un gigante, specialmente se confrontato con i politici attuali, anche quelli di "sinistra". Era rispettato anche dai compagni di DP, che pure tante volte lo avevano criticato. Pur non essendo comunista capisco quindi benissimo la nostalgia per Berlinguer e per una classe politica che almeno era onesta e preparata. Voto al film: 8. Voto a Elio Germano: 10. Lo consiglio a tutti/e.

RILANCIARE IL SOCIALISMO ANTICAPITALISTA IN ITALIA! (Il capitalismo un nemico dell’umanità)

di PIERLUIGI RAINONE –
Il quadro politico attuale in Italia è desolante visto che siamo schiacciati tra una destra fascioliberista, un centro-sinistra a guida PD e una miriade di partiti e gruppi veteromarxisti che ondeggiano tra lo stalinismo ed una visione ultraclassista di stile ottocentesco.
Nel campo socialista la situazione è ancor più desolante, visto che si fronteggiano il Psi ufficiale totalmente subalterno al pensiero liberista e al craxismo, ed un partito come Risorgimento Socialista (nato da una scissione della sinistra del Psi) innamorato totalmente dei BRICS e del modello multipolare che questi Paesi rappresenterebbero.
Un partito – Risorgimento Socialista – che ha scelto una visione moralistica di stampo cattolico che nulla c’entra con la storia del Partito socialista italiano precraxiano.
Il nostro obiettivo (quello del Movimento RadicalSocialista) è rilanciare il ruolo del socialismo anticapitalista in Italia, che faccia della democrazia socialista il proprio baluardo ideologico.
Nei prossimi giorni pubblicheremo in questa pagina alcuni spunti programmatici.
Abbiano raggiunto il punto più basso in assoluto, per cui è giunta l’ora di riprendere il cammino verso la trasformazione della nostra società in senso socialista.

Pierluigi Rainone
(Portavoce Movimento RadicalSocialista per la Regione Umbria)

Il lungo lavoro dei socialisti nella triste realtà di oggi

di LEONARDO MARZORATI –
La borghesia con i suoi strumenti (telegiornali e giornali, specie quelli come Repubblica) ha fatto credere che le proteste contro il green pass fossero tutte di destra e populiste, se non addirittura fasciste. È una semplificazione che inganna il popolo. Se tu invece demonizzi un nemico, o presunto tale, gli fai una gran pubblicità; mentre il metodo migliore per indebolire un nemico è non parlarne, fare come se non ci fosse. Ed è quello che fanno con le tante forze della sinistra radicale, socialista, comunista. Ignorano le forze anticapitaliste e difatti i mass media italiani sono in mano ai peggiori capitalisti, come Repubblica del gruppo Gedi della famiglia Agnelli-Elkann, famiglia che da più di 100 anni maltratta i lavoratori. La famiglia Agnelli ha appoggiato il fascismo ed è stata interventista durante i conflitti mondiali, dato che portavano utili, seppur al prezzo, non pagato da loro, di tante vite umane. Continua a leggere →

Libera vita e libera morte di Paul Lafargue e Laura Marx

di SERGIO BENVENUTO
«Suvvia, oziamo in qualsiasi cosa, eccetto che nell’amare e nel bere, eccetto che nell’oziare». G. E. Lessing, citato da Paul Lafargue.
In questi giorni si celebra il bicentenario della nascita di Karl Marx, ma io vorrei celebrare piuttosto la morte della figlia Laura. Non è un anniversario, perché questa morte avvenne nel 1911. Laura è morta suicida, assieme a suo marito, il celebre rivoluzionario Paul Lafargue. Laura morì a 66 anni, Lafargue a 69. Oggi ho l’età di Lafargue quando morì, e quindi per me la sua dipartita è una sorta di anniversario, perché, come si vedrà, le ragioni per cui lui si uccise potrebbero essere anche le mie.
La sera del 26 novembre 1911 Laura e Paul rientrano nella loro casa di Draveil, piccolo centro vicino a Parigi. Hanno visto nella capitale uno spettacolo che all’epoca era considerato ancora cosa chic, un film. Prima di ritirarsi in camera, si intrattengono amichevolmente con il giardiniere di casa. La mattina dopo questo stesso giardiniere trova Laura e Paul entrambi seduti, vestiti, su due poltrone, morti per un’iniezione di acido cianidrico. Nel testamento lasciato da Lafargue, si legge:
“Sano di corpo e di spirito, mi uccido prima che l’impietosa vecchiaia mi tolga uno ad uno i piaceri e le gioie dell’esistenza e mi spogli delle forze fisiche e intellettuali. Affinché la vecchiaia non paralizzi la mia energia, non spezzi la mia volontà e non mi renda un peso per me e per gli altri. Da molto tempo mi sono ripromesso di non superare i settant’anni; ho fissato la stagione dell’anno per il mio distacco dalla vita e ho preparato il sistema per mettere in pratica la mia decisione: un’iniezione ipodermica di acido cianidrico. Viva il comunismo, viva il socialismo internazionale“. Continua a leggere →

“La sicurezza è di destra”, dice la sinistra (borghese)…

di LEONARDO MARZORATI –
Benché il numero di reati stia calando negli ultimi anni in Italia, i gravi episodi di violenza che si verificano allarmano la popolazione ed emerge il problema della sicurezza personale. Nelle grandi città, i crimini come le violenze a scopo di rapina o sessuale fanno notizia, amplificati da media e social. Milano nel 2024 non è quella di decenni passati, dove era più facile imbattersi in rapine, sparatorie, risse o venire importunati da un tossico. Però i casi di violenza ci sono e mettono paura ai cittadini, specie quelli dei quartieri popolari. I borghesi della Ztl temono i ladri, sia quelli che entrano nei loro lussuosi appartamenti, sia quelli che per strada gli sfilano il prezioso orologio da polso. I proletari delle periferie possono sempre venire derubati, seppur la refurtiva darà meno lucro ai malviventi. Possono però anche subire violenza dai reietti, persone con gravi problemi psichici o dediti ad alcol e droghe, o che comunque vivono ai margini. Questi violenti difficilmente vanno a finire nei quartieri bene. Vivono in periferia e al limite si spostano verso le stazioni dei treni e della metropolitana, per elemosinare o mettere a segno espedienti. Continua a leggere →

Ideali e ideologie: due prospettive molto diverse

di MELISSA BONAFIGLIA

L’ideologia, spesso, viene confusa con l’ideale; una confusione letale che induce all’assopimento dei valori e dei principi, qualora ci si riferisca agli errori pratici di chi ha agito in nome di un’ideologia, infangando la reputazione dell’ideale alla base, una confusione letale che induce alla sfiducia verso orientamenti politici e religiosi.

I concetti d’ideologia e d’ideale sono fili conduttori di processi storici spesso fraintesi, generalizzati, denigrati. Si tende a giudicare un orientamento politico o religioso prestando maggiore attenzione non all’ideale da cui nasce, ma alla sua degenerazione nell’ideologia. La storia, ovvero la chiave di lettura di accadimenti che nel presente sono apparentemente generati dal caso, ma che risultano da una concatenazione di cause ed effetti piuttosto logica, analizzata a ritroso dimostra come dietro ogni discutibile estremismo vi sia un incantevole (o quasi) ideale. Successivamente alla seconda guerra mondiale si è cercato di correre ai ripari dagli errori degli estremismi, trovando rifugio in una democrazia formalmente nata da un’ideale, praticamente indirizzata a divenire altro; già Nilde Iotti affermava: «Ho l’impressione che nei paesi di nuova democrazia o di socialismo reale fossero stati predicati non degli ideali, ma un’ideologia, un insieme di tanti dogmi». L’impressione è che anche in democrazia non si pensi autonomamente, ma il pensiero sia ingessato nei confini di ciò che s’impone. Continua a leggere →

LA DIALETTICA DEL LIBERALSOCIALISMO

Il liberalsocialismo, che oggi chiamiamo radicalsocialismo per evidenziarne la dirompente valenza rivoluzionaria rispetto alla melassa “riformista” (centrista e moderata) che concilia staticamente – e annacqua – i nobili ideali che lo compongono, è la sintesi delle due migliori radici della sinistra: il filone del liberalismo sociale e progressista e quello del socialismo liberale o libertario. Nel valore della libertà eguale, che sintetizza dialetticamente i concetti di eguaglianza e differenza, va individuato il nucleo teorico e pratico del radicalsocialismo: è l’ideale su cui unire e rifondare la sinistra del ventunesimo secolo. L’incontro e la fusione dei diritti individuali con la giustizia sociale mette fine alla secolare diatriba tra i sostenitori della “libertà” (i liberali) e quelli dell’“uguaglianza” (i socialisti). Come la storia ha dimostrato, senza libertà l’idea egualitaria diventa omologazione, appiattimento, oppressione e totalitarismo; ma senza eguaglianza i principi liberali si trasformano in una malcelata difesa delle élites dominanti e dei loro inaccettabili privilegi. Continua a leggere →

Francesco Saverio Merlino: socialismo liberale o libertario?

di Giampiero Landi

Francesco Saverio Merlino (1856-1930) è una delle figure più critiche e stimolanti nella storia del movimento e del pensiero libertario. Militante anarchico in gioventù, maturò successivamente una critica dell’anarchismo che lo portò all’abbandono del movimento. Avvicinatosi ai filoni riformisti, non vi si identificò mantenendo una sua forte autonomia di pensiero e di giudizio. Può legittimamente essere considerato il precursore di quel «socialismo liberale» sviluppato poi da Carlo Rosselli. Continua a leggere →