La dura lotta del socialismo contro l’individualismo della società occidentale

di LEONARDO MARZORATI

Il filosofo Oswald Spengler più di cent’anni fa scriveva di un Occidente in declino. Quello che oggi si dichiara “Occidente” ha accumulato benessere, sempre peggio redistribuito. Le sue nazioni, un tempo potenze imperiali, oggi sono sempre meno influenti dal punto di vista politico nelle altre parti del mondo. Cresce il benessere in paesi dell’Asia, dell’America e anche dell’Africa; acquisiscono potere le big tech. La cultura e il costume dell’Occidente hanno però intaccato quelle che Spengler avrebbe definito “altre civiltà”. L’Occidente si è sparso in tutti i cinque continenti, mutando dove più dove meno le società incontrate.

Fattori centrali tra i valori che contraddistinguono “l’occidente diffuso” ci sono il libero mercato e il sistema capitalista. La globalizzazione ha contribuito a modificare i costumi, omologando aspetti delle diverse società, anche di quelle che guardano con ostilità l’Occidente. L’individualismo, il realizzarsi come singolo prima che come comunità, la spinta a migliorarsi, sono caratteristiche ormai comuni alla maggioranza delle società della Terra.

Nell’era social le big tech hanno impregnato ogni angolo del pianeta di caratteristiche “occidentali”, essendo società create da brillanti menti provenienti dall’Occidente, in particolare dalla sua nazione più rappresentativa e forte: gli Stati Uniti d’America. Aspetti culturali e di costume che arrivarono in Europa dopo le due guerre mondiali, oggi sono sparsi in tutti i Continenti. Gli Usa hanno perso potere politico, ma grazie a nuove armi (Amazon, Facebook, Netflix, ecc.) riescono a influenzare miliardi di cittadini della Terra.

In questa società il pensiero socialista fatica a emergere e viene perlopiù ignorato o contestato. Il socialismo non attecchisce più come nel secolo scorso tra tutti coloro che dovrebbe difendere. Soprattutto in Europa, continente in cui il socialismo è nato e si è realizzato per primo. La fiamma del socialismo si è indebolita. Domenico Losurdo scrisse anni fa che in una società con un diffuso benessere è improbabile che avvenga una rivoluzione, anche se quel benessere è sempre meno e si guarda al futuro con la paura di perdere quanto accumulato grazie alle generazioni precedenti.

Nell’Europa dell’Est, dopo la caduta del Muro di Berlino, questi valori, già presenti in piccola parte anche sotto i regimi di socialismo reale, hanno attecchito definitivamente. La guerra in Ucraina è anche il tragico scontro tra chi guarda al modello culturale “atlantico” e chi a quello russo euroasiatico. Anche nella Russia imperialista di Putin vi sono però aspetti “occidentali”, dalla moda agli svaghi, passando per il controllo delle opinioni e l’orientamento dell’opinione pubblica (seppur con metodi differenti). A restare incompatibili tra i due modelli sono i sistemi politici, anche se nei confronti di alcuni aspetti autoritari nei paesi est-europei il resto dell’Occidente tace. Sono gli stessi paesi da cui fino al 1989 qualcuno tentava di fuggire per andare a occidente, spinto spesso non dalla sbandierata libertà politica, ma da quella economica, con tutte le sue contraddizioni. Il capitalismo e il consumismo che ne è derivato piacciono a troppi. Spetta ai socialisti smantellare i cardini di questo orizzonte fatto di luci abbaglianti e di un avere che sovrasta l’essere. Oggi sono più sulle barricate elementi del clero cristiano, con Papa Francesco in testa, che non le cosiddette sinistre.

L’Occidente, che per Gianis Varoufakis non esiste ma è solo un’emanazione degli Stati Uniti, piace. Piacciono i suoi social, le sue piattaforme televisive, i suoi fast food, i suoi influencer, il suo avere più occasioni di crescita sociale individuale. In quasi tutti i paesi del mondo c’è un McDonald’s o la possibilità di aprire un profilo su TikTok. L’individualismo è oggi più forte che mai e questo mina pesantemente il terreno su cui i socialisti devono cercare il consenso.

In Europa si mantiene forte il pensiero borghese dell’arricchimento personale, anche nei ceti popolari. La guerra di classe la stanno vincendo i padroni, ma la partita non è finita. L’ideale socialista ha poco consenso e tocca a noi socialisti renderlo appetibile alle masse, specie ai più giovani. Un’Europa che è sempre più anziana, nonostante l’immigrazione, non dà spazio a rivoluzioni, nonostante il calo di benessere e le diseguaglianze sociali sempre maggiori. I socialisti devono essere rivoluzionari nel pensiero e pragmatici in azione. Ci vorrà parecchio tempo, ma il declino costante della società europea può essere fermato dal socialismo. Un nuovo socialismo, che avrà fatto tesoro degli errori e degli orrori dei sistemi socialisti del secolo scorso.

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