Ucraina: oltre le tifoserie (noi tifosi della pace)

di ERICH

In quest’opera (che dura da tempo) di semplificazione estrema e schematizzazione di ogni concetto, si creano oltre ad individualismo e indifferenza dei gruppi veri e propri di tifosi. La parola tifosi…. Eh sì, le ragioni che danno molte persone per giustificare l’adesione ad una causa sono labili ed hanno davvero pochi riscontri reali. Il tutto diventa alla stregua di un fenomeno commerciale, folkloristico, nel quale ogni attore contemporaneo vuole la propria foto e la propria parte.

Fino a qualche anno fa nessuno o quasi sapeva dove fosse l’Ucraina. Se avessimo avuto l’occasione di incontrare una persona di media cultura magari ci avrebbe detto che la capitale è Kiev ma poco altro. Pochi sapevano altro, nonostante comunque in Italia da anni ci sia una folta comunità proveniente da questo paese. Ah dimenticavo, sono persone dedite ad alcuni mestieri e non ad altri. Quindi come tali dalla retorica occidentalista poco considerabili. Adesso tutta l’opinione pubblica ha le bocca infarcita della vita politica di tale paese e della guerra in tale paese. Una guerra che se abbiamo il tempo di analizzare non è partita nel 2022 ma da ben 8 anni. Era presente una guerra in zone lontane ed in fondo faceva parte a pieno titolo delle tante guerre dimenticate nel mondo. Nel 2022 tutto cambia. Tutti ne parlano ma il problema in realtà, per coloro che possono essere membri di un ipotetico fronte futuro della sensibilità, il problema e l’interrogativo è un altro. L’Ucraina era un paese composto da realtà etniche differenti. Oltre a ciò è un paese che ha subito un processo di deindustrializzazione che ha portato ad un aumento della disoccupazione in varie realtà regionali. Squilibri, esclusione, povertà. Un miscuglio che può portare, come è accaduto in passato, a rifugiarsi in miti lontani. Miti, i famosi miti che – come ha spiegato lo storiografo Mosse – portano alla nazionalizzazione delle masse. È vero: se analizziamo il consenso reale ed elettorale di tali formazione potremo capire come tali fenomeni siano politicamente e partiticamente marginali. Ma in questi ultimi 8 anni si è avviato un processo di revisionismo storiografico teso a glorificare come eroi dell’Ucraina politici del passato come Stepan Bandera. Come è stato possibile, vi chiederete. Il processo è stato possibile grazie alla politica storiografica di minimizzazione della collaborazione con gli occupanti nazisti di tale personaggio storico.

Si riscrive la storia. Si cancellano decenni di storia per far rivivere nelle menti dell’opinione pubblica influenzata dai media e dai social pochi anni di storia ed un personaggio controverso che viene riabilitato. Bene popolo ucraino, non avrete lavoro a meno che non emigriate per fare lavori mal pagati. Non avrete sanità a meno che non paghiate. Non avrete istruzione decente a meno che non siate ricchi o viviate in città come la capitale. Non avrete molto se non niente ma eccovi i vostri eroi ed eccovi i vostri nemici. Ebbene sì, fino ad 8 anni fa la televisione ed i media erano in lingua russa e la lingua ucraina era parlata pubblicamente da pochi. Insomma era un paese che era una terra di mezzo tra Europa continentale e Russia. Tutto è stato cancellato per volere del presidente di allora, il tanto amato dall’occidente Petro Poroshenko. Insomma, senza ovviamente voler giustificare alcuna invasione né tantomeno la politica putinana, politica che tende ad essere oligarchica ovvero a beneficio di pochi eletti, sembra che la storia si ripeta. Laddove non si vede alcun futuro i demagoghi o gli interessi altrui lavorano per creare nuovi nemici e seminare distruzione. Qual modo più nobile di distruggere l’ordine precedente se non una guerra? Purtroppo ci sono riusciti. Purtroppo questa guerra adesso è presente.

Ci saranno tante belle promesse per i nuovi esclusi del capitalismo. Ci saranno onori, beni voluttuari per coloro che sono al fronte. Troveremo romanzi che evocano le gesta dei combattenti di ambo le parti. Tutto questo ancora, quando si pensava almeno nei cuori di idealisti sinceri che comunque la guerra non fosse più un modo corretto per dirimere le controversie internazionali, eccoci serviti.

Non ho nessun interesse a prendere le parti di nessuno, resto fermo nel gridare a gran voce: “Guerra alla guerra!”. Questo non solo in Ucraina ma in tutti i fronti di questi ultimi 20 anni. Viene da chiedersi però se avere un ente sovranazionale come la Nato abbia ancora legittimità e senso. Viene anche da sperare che il mondo che ci aspetta non abbia più un poliziotto dispotico che decida chi ha ragione e chi non l’ha. Se un tempo gli imperi decidevano divisioni e confini adesso è presente un solo attore.

Da socialisti esprimiamo la nostra opposizione alla guerra ma siamo consapevoli che finché non ci sarà una vera giustizia sociale ci saranno sempre attori che spingeranno esclusi ed ultimi del mondo a fare le guerre tra di loro. Ciò che sconvolge poi è il contesto italiano. Troviamo tifosi di Putin e nostalgici filosovietici da una parte, il partito ucraino estero di Zelensky dall’altra. Il mondo socialista per voce degli esponenti più noti del Psi si lascia andare in parallelismi storici da brividi. Contro l’invasione russa come lo siamo stati per l’Ungheria del ’56… Ungheria del 56? La Federazione Russa non è l’Unione Sovietica e questo potrebbe già bastare per ridicolizzare tale parallelismo. Per ciò che concerne la resistenza ucraina…. La resistenza al fascismo fu guidata da reparti partigiani e non da un esercito con a capo una figura come quella di Zelensky. Che il partito che fu voglia seguire l’onda lunga dalla politica occidentalista del Pd appare evidente. Ciò che appare sconcertante è come non si voglia in alcun modo cercare una linea politica autonoma che possa creare in qualche modo del consenso. Pace. Pazienza, vedremo i frutti del seguire tale onda lunga. Nel frattempo noi condanniamo la guerra. Condanniamo anche però la politica repressiva di Zelensky. Sì, il paese è in guerra ma nel frattempo sono stati banditi 11 partiti di opposizione. Sono stati tacciati di essere filorussi. Tutti? Ebbene sì. Tra costoro anche due partiti chiaramente socialisti. Ormai persino il nome socialista fa paura. Ma questo non basta per capire quanto questo politico non sia paragonabile al nostro pantheon di uomini della nostra storia. In fondo essere tifosi è più semplice, accodarsi alla linea politica di realtà più grandi poi lo è ancora di più. Nel frattempo la guerra continua. Si tollerano in Italia fenomeni di intolleranza antirussa e iniziano su varie piattaforme televisive programmi per la tutela e lo studio della lingua ucraina… tutti questi fenomeni ci fanno chiedere se quanto accade non sia stato deciso in anticipo. Staremo a vedere. Certo è che come è stato espresso prima la storia fornirebbe esempi di come poter risolvere determinati problemi. La figura di Nestor Machno resta molto interessante a tal proposito. Egli fu un anarchico ucraino che lottò dapprima contro gli zaristi e poi contro il potere sovietico. Il suo pensiero era che si dovesse creare una confederazione di comunità autonome e che ci fosse uno scambio continuo di beni tra città e campagne.

Non siamo anarchici ma il punto è che la distanza economica tra città e campagne non è mai stata risolta in Ucraina e nel frattempo problemi di vera e propria miseria sono aumentati. Le alternative per chi vive in campagna sono ben poche e molto spesso non c’è altra via se non l’emigrazione. Tutto ciò che è cooperazione e coordinamento fa storcere il naso alla nuova Ucraina postsovietica e in nome dei martiri delle ingiustizie subite e conosciute con il nome di Holodomor (genocidio per fame) non bisogna né incentivare forma cooperative né tantomeno avere politiche economiche diverse da quelle liberiste. Per chi non ha nulla la guerra risulta un modo per poter vivere…. Non è la prima volta che accade ciò e purtroppo anche chi nel mondo socialista ricorda figure che si sono scontrate con il fenomeno squadrista all’indomani della prima guerra mondiale sembra che stavolta non ne colgano le similitudini. Pazienza, a noi non resta che non dimenticare come occorra comunque combattere contro ogni guerra e soprattutto contro le cause che portano odio e divisioni. Non siamo tifosi né lo saremo mai, al limite saremo tifosi della pace.

Erich

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