In Italia continua ad esserci un’ignoranza abissale per quanto riguarda le idee dei socialisti democratici statunitensi. A livello mediatico sono etichettati come socialdemocratici, nell’accezione di una sinistra moderata che vuole riformare il capitalismo aggiungendo un po’ di welfare. Eppure basterebbe leggersi il programma e le rivendicazioni dei DSA di Sanders e Mamdani per scoprire che ciò non corrisponde alla realtà.
Il programma dei DSA prevede una tassazione fortemente progressiva della classe dei miliardari, fino alla loro scomparsa. In pratica una redistribuzione radicale della ricchezza, non la timida patrimoniale proposta da Elly Schlein e da Fratoianni. Prevede inoltre il superamento del sistema capitalistico, l’autogestione dei lavoratori nelle grandi imprese e la redistribuzione degli utili aziendali a tutti i dipendenti. I DSA parlano di lotta di classe (anzi, Sanders addirittura di “guerra di classe“), di lotta contro la guerra e il militarismo, di lotta contro l’oligarchia e per la giustizia sociale. Chiedono una diminuzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali, a parità di paga. Non ci pare il programma di un partito socialdemocratico e riformista. Almeno non dell’attuale socialdemocrazia europea, che ha accettato il capitalismo neoliberista e si limita a gestirlo.
Sanders e i socialisti democratici statunitensi sono decisamente più a sinistra anche di Fratoianni e di AVS e persino di Sanchez e dei socialisti spagnoli. Quindi definirli “socialdemocratici” è una semplificazione. Non sono né comunisti né socialdemocratici. Utilizzano i metodi riformisti dei socialdemocratici (elezioni locali e nazionali, approccio istituzionale, ecc.) ma il loro fine è rivoluzionario come quello dei comunisti (superamento del sistema capitalistico e dello Stato borghese). A differenza dei comunisti però rifiutano la violenza e ogni forma di dittatura. In pratica sono dei “riformisti rivoluzionari”, come Matteotti o Riccardo Lombardi.
All’interno dei DSA poi ci sono anche gruppi apertamente socialisti libertari e un gruppo anarchico, oltre ad una fazione trotskista. Sono un movimento socialista democratico e radicale di massa, al cui interno ci sono tutte le tendenze del movimento operaio e socialista statunitense: dai socialdemocratici ai trotskisti, dai socialisti liberali agli anarchici. Non sono ideologici ma concreti, hanno successo perché si battono per i bisogni immediati della classe lavoratrice, dal salario minimo a un welfare gratuito e capillare. Senza però dimenticare la prospettiva anticapitalista. Aspirano a un socialismo municipalista e libertario e alla decentralizzazione del potere. Sostengono la democrazia diretta, l’autogoverno e l’autogestione. Non male per dei “socialdemocratici“.