di LEONARDO MARZORATI –
La borghesia con i suoi strumenti (telegiornali e giornali, specie quelli come Repubblica) ha fatto credere che le proteste contro il green pass fossero tutte di destra e populiste, se non addirittura fasciste. È una semplificazione che inganna il popolo. Se tu invece demonizzi un nemico, o presunto tale, gli fai una gran pubblicità; mentre il metodo migliore per indebolire un nemico è non parlarne, fare come se non ci fosse. Ed è quello che fanno con le tante forze della sinistra radicale, socialista, comunista. Ignorano le forze anticapitaliste e difatti i mass media italiani sono in mano ai peggiori capitalisti, come Repubblica del gruppo Gedi della famiglia Agnelli-Elkann, famiglia che da più di 100 anni maltratta i lavoratori. La famiglia Agnelli ha appoggiato il fascismo ed è stata interventista durante i conflitti mondiali, dato che portavano utili, seppur al prezzo, non pagato da loro, di tante vite umane. Continua a leggere
Politica
Libera vita e libera morte di Paul Lafargue e Laura Marx
di SERGIO BENVENUTO
«Suvvia, oziamo in qualsiasi cosa, eccetto che nell’amare e nel bere, eccetto che nell’oziare». G. E. Lessing, citato da Paul Lafargue.
In questi giorni si celebra il bicentenario della nascita di Karl Marx, ma io vorrei celebrare piuttosto la morte della figlia Laura. Non è un anniversario, perché questa morte avvenne nel 1911. Laura è morta suicida, assieme a suo marito, il celebre rivoluzionario Paul Lafargue. Laura morì a 66 anni, Lafargue a 69. Oggi ho l’età di Lafargue quando morì, e quindi per me la sua dipartita è una sorta di anniversario, perché, come si vedrà, le ragioni per cui lui si uccise potrebbero essere anche le mie.
La sera del 26 novembre 1911 Laura e Paul rientrano nella loro casa di Draveil, piccolo centro vicino a Parigi. Hanno visto nella capitale uno spettacolo che all’epoca era considerato ancora cosa chic, un film. Prima di ritirarsi in camera, si intrattengono amichevolmente con il giardiniere di casa. La mattina dopo questo stesso giardiniere trova Laura e Paul entrambi seduti, vestiti, su due poltrone, morti per un’iniezione di acido cianidrico. Nel testamento lasciato da Lafargue, si legge:
“Sano di corpo e di spirito, mi uccido prima che l’impietosa vecchiaia mi tolga uno ad uno i piaceri e le gioie dell’esistenza e mi spogli delle forze fisiche e intellettuali. Affinché la vecchiaia non paralizzi la mia energia, non spezzi la mia volontà e non mi renda un peso per me e per gli altri. Da molto tempo mi sono ripromesso di non superare i settant’anni; ho fissato la stagione dell’anno per il mio distacco dalla vita e ho preparato il sistema per mettere in pratica la mia decisione: un’iniezione ipodermica di acido cianidrico. Viva il comunismo, viva il socialismo internazionale“. Continua a leggere
Giacomo Matteotti 100
“La sicurezza è di destra”, dice la sinistra (borghese)…
di LEONARDO MARZORATI –
Benché il numero di reati stia calando negli ultimi anni in Italia, i gravi episodi di violenza che si verificano allarmano la popolazione ed emerge il problema della sicurezza personale. Nelle grandi città, i crimini come le violenze a scopo di rapina o sessuale fanno notizia, amplificati da media e social. Milano nel 2024 non è quella di decenni passati, dove era più facile imbattersi in rapine, sparatorie, risse o venire importunati da un tossico. Però i casi di violenza ci sono e mettono paura ai cittadini, specie quelli dei quartieri popolari. I borghesi della Ztl temono i ladri, sia quelli che entrano nei loro lussuosi appartamenti, sia quelli che per strada gli sfilano il prezioso orologio da polso. I proletari delle periferie possono sempre venire derubati, seppur la refurtiva darà meno lucro ai malviventi. Possono però anche subire violenza dai reietti, persone con gravi problemi psichici o dediti ad alcol e droghe, o che comunque vivono ai margini. Questi violenti difficilmente vanno a finire nei quartieri bene. Vivono in periferia e al limite si spostano verso le stazioni dei treni e della metropolitana, per elemosinare o mettere a segno espedienti. Continua a leggere
Ideali e ideologie: due prospettive molto diverse
di MELISSA BONAFIGLIA
L’ideologia, spesso, viene confusa con l’ideale; una confusione letale che induce all’assopimento dei valori e dei principi, qualora ci si riferisca agli errori pratici di chi ha agito in nome di un’ideologia, infangando la reputazione dell’ideale alla base, una confusione letale che induce alla sfiducia verso orientamenti politici e religiosi.
I concetti d’ideologia e d’ideale sono fili conduttori di processi storici spesso fraintesi, generalizzati, denigrati. Si tende a giudicare un orientamento politico o religioso prestando maggiore attenzione non all’ideale da cui nasce, ma alla sua degenerazione nell’ideologia. La storia, ovvero la chiave di lettura di accadimenti che nel presente sono apparentemente generati dal caso, ma che risultano da una concatenazione di cause ed effetti piuttosto logica, analizzata a ritroso dimostra come dietro ogni discutibile estremismo vi sia un incantevole (o quasi) ideale. Successivamente alla seconda guerra mondiale si è cercato di correre ai ripari dagli errori degli estremismi, trovando rifugio in una democrazia formalmente nata da un’ideale, praticamente indirizzata a divenire altro; già Nilde Iotti affermava: «Ho l’impressione che nei paesi di nuova democrazia o di socialismo reale fossero stati predicati non degli ideali, ma un’ideologia, un insieme di tanti dogmi». L’impressione è che anche in democrazia non si pensi autonomamente, ma il pensiero sia ingessato nei confini di ciò che s’impone. Continua a leggere
LA DIALETTICA DEL LIBERALSOCIALISMO
Il liberalsocialismo, che oggi chiamiamo radicalsocialismo per evidenziarne la dirompente valenza rivoluzionaria rispetto alla melassa “riformista” (centrista e moderata) che concilia staticamente – e annacqua – i nobili ideali che lo compongono, è la sintesi delle due migliori radici della sinistra: il filone del liberalismo sociale e progressista e quello del socialismo liberale o libertario. Nel valore della libertà eguale, che sintetizza dialetticamente i concetti di eguaglianza e differenza, va individuato il nucleo teorico e pratico del radicalsocialismo: è l’ideale su cui unire e rifondare la sinistra del ventunesimo secolo. L’incontro e la fusione dei diritti individuali con la giustizia sociale mette fine alla secolare diatriba tra i sostenitori della “libertà” (i liberali) e quelli dell’“uguaglianza” (i socialisti). Come la storia ha dimostrato, senza libertà l’idea egualitaria diventa omologazione, appiattimento, oppressione e totalitarismo; ma senza eguaglianza i principi liberali si trasformano in una malcelata difesa delle élites dominanti e dei loro inaccettabili privilegi. Continua a leggere
Francesco Saverio Merlino: socialismo liberale o libertario?
di Giampiero Landi
Francesco Saverio Merlino (1856-1930) è una delle figure più critiche e stimolanti nella storia del movimento e del pensiero libertario. Militante anarchico in gioventù, maturò successivamente una critica dell’anarchismo che lo portò all’abbandono del movimento. Avvicinatosi ai filoni riformisti, non vi si identificò mantenendo una sua forte autonomia di pensiero e di giudizio. Può legittimamente essere considerato il precursore di quel «socialismo liberale» sviluppato poi da Carlo Rosselli. Continua a leggere
LAVORO di cittadinanza!
Bisognerà aspettare la… reincarnazione del presidente Roosevelt, dell’economista J.M. Keynes o del premier svedese Olof Palme con tutta la vecchia socialdemocrazia del Welfare State per “concepire” anche in Italia, finalmente, un New Deal basato sul LAVORO di cittadinanza?
Molto più controllabile e verificabile del reddito, un lavoro pubblico part-time finanziato dallo Stato e gestito dai comuni porterebbe molti vantaggi a livello nazionale e locale: un grande aiuto all’occupazione e al reddito (con aumento della domanda e delle entrate fiscali, a compensazione della spesa pubblica necessaria) e ovviamente tutti i benefici diretti in termini di servizi necessari per i cittadini e le comunità locali: aiuto ai tanti bisogni degli anziani, servizi ricreativi e scolastici per i bambini (a cominciare dalle ripetizioni, azzerando i relativi costi per le famiglie), cura del verde pubblico, infrastrutture, trasporti e contributi di ogni tipo al bene comune.
E già, ma in Italia la destra è liberista e la sinistra… boh.
(Valentina Pennacchini)
Libertà individuale e giustizia sociale
Sarà impossibile ricostruire la sinistra in Italia senza partire dalle idee e dalla “fusione” di tre grandi maestri come Piero Gobetti, Carlo Rosselli e Antonio Gramsci, unendo nella maniera più completa e radicale la libertà individuale e la giustizia sociale. Non esiste infatti società liberata senza l’emancipazione della persona, né autentica libertà individuale senza una liberazione sociale nel senso della giustizia e dell’equità. Non possono esistere diritti – né civili né sociali – senza i doveri legati all’appartenenza ad una comunità; ma nemmeno doveri giuridici senza la piena garanzia dei diritti individuali.
Sembrano verità evidenti, eppure nella storia sono stati pesantemente scissi e separati, dando vita alle dogmatiche antinomie tra liberismo e “comunismo” nelle loro versioni estreme. Solo il liberalsocialismo può unire e integrare queste false opposizioni in una feconda dialettica politica; ma le tradizioni liberale progressista e socialista libertaria sono state emarginate dalle ideologie più sterili e antitetiche. È tempo di tornare all’abc di quella democrazia sociale teorizzata sia in Europa che negli Stati Uniti dalle menti più aperte del Novecento: Bertrand Russell, Jean-Paul Sartre, J.M.Keynes, Herbert Marcuse, John Dewey, Karl Popper, John Rawls, oltre ai liberalsocialisti italiani come Gobetti, Rosselli, Basso e tanti altri. Che gli innumerevoli errori del passato, e l’attuale deserto politico a sinistra, servano almeno a qualcosa!
Il nuovo Patto-capestro di Stabilità imposto dai vassalli di Wall Street
di LEONARDO MARZORATI –
Mentre l’opinione pubblica era distratta dal delicato tema della violenza di genere e da spacconate diversive sbraitate da esponenti vari dell’attuale maggioranza (Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida, Gennaro Sangiuliano, ecc.), il 6 novembre scorso il cda di TIM ha accettato l’offerta da 22 milioni di euro del fondo speculativo statunitense KKR per la vendita della sua rete fissa. La rete fissa della vecchia Telecom passa in mani straniere. Non in buone mani, ma in bocca agli squali di Wall Street. La nostra rete telefonica è l’ennesimo caso di gioiello di famiglia venduto. Continua a leggere

