DDL sicurezza, decreto liberticida!

di MASSIMO AMADORI
Il DDL sicurezza è un decreto fascista e liberticida. Non garantisce sicurezza, ma prevede la repressione del dissenso.
Se un lavoratore viene licenziato da una multinazionale che delocalizza la produzione, e decide di manifestare davanti alla sua azienda, rischia anni di carcere per "blocco stradale".
Al tempo stesso gli esponenti delle forze dell’ordine che commettono crimini e abusi riceveranno la piena assistenza legale dello Stato. In pratica il governo intende lasciare mano libera alla polizia per commettere violenze e torture, magari contro le persone che manifestino pacificamente.
Il DDL sicurezza oltre a reprimere il dissenso prevede un generale inasprimento delle pene per i reati comuni e al tempo stesso non prevede nulla per contrastare la mafia e la corruzione. Perché il governo Meloni è forcaiolo con i poveri ma garantista con i potenti e i politici.
Deve essere chiaro che questo decreto non garantisce sicurezza e non colpisce i delinquenti, ma è in primis un decreto che colpisce i lavoratori e le loro lotte, un decreto illiberale che colpisce la democrazia e il diritto al dissenso.
È un decreto incostituzionale che non va modificato ma abolito ed è una vergogna che Mattarella lo abbia firmato.
Sicurezza non significa più repressione ma investimenti in sanità, istruzione, welfare e lavoro. Sicurezza significa meno armi e più soldi per scuole e ospedali, significa salario minimo per tutti e diritto al lavoro. Perché senza giustizia sociale non esiste sicurezza. Il decreto di Salvini e Meloni garantisce solo la sicurezza dei padroni e dei potenti.

Più che il “movimentismo” serve un partito dei lavoratori

Sinistra movimentista e sinistra di partito: quando i partiti operai (in Italia PCI e PSI) erano forti, i lavoratori miglioravano le loro condizioni lavorative. Quando sono diventati deboli, e sono cresciuti i cosiddetti movimenti, i lavoratori hanno perso potere contrattuale e le loro condizioni sociali sono peggiorate. Chi studiasse bene la storia dei partiti e dei movimenti sindacali dal dopoguerra a oggi, scoprirebbe che fino agli anni ‘70 la forza dei partiti di classe ha prodotto importanti miglioramenti in Italia e nell’Europa Occidentale per i ceti più deboli. Non con una lotta marxista-leninista da partito di "cellula", ma con misure socialdemocratiche imposte anche attraverso governi moderati e borghesi, come in Italia erano gli esecutivi guidati dalla Democrazia Cristiana, costretti a rincorrere a sinistra i loro principali avversari politici. Che erano partiti di massa! Votati principalmente da operai, contadini, impiegati e artigiani.
I sindacati, da mere cinghie di trasmissione presero proprie iniziative e contribuirono non poco al miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Figure come Pierre Carniti e Piergiorgio Tiboni, simboli di un sindacalismo autonomo, il primo restando nella Cisl, il secondo fondando la CUB, hanno permesso a migliaia di lavoratori di migliorare le proprie condizioni di vita. Sindacati forti e con leader lungimiranti possono “scavalcare a sinistra” sulle questioni salariali anche i grandi partiti di massa.
Oggi i grandi partiti di massa non esistono più, troppi sindacati, a partire da quelli confederali, si sono "ingialliti" e si accontentano di piccole mance, spesso date attraverso welfare aziendale, che costa meno alle imprese. I lavoratori hanno visto indebolirsi il loro potere contrattuale e non vedono più strutture in grado di difenderli. Ci sono sindacati coraggiosi e partiti che si battono per il socialismo, ma sono deboli e troppo spesso litigiosi tra loro.
Pullulano invece i movimenti. La sinistra movimentista scende in piazza per singoli temi con impegno e partecipazione. Si tratta il più delle volte di diritti di minoranze (etniche, religiose, sessuali, diversamente abili, quasi mai politiche) o di tematiche che vengono estrapolate dal contesto di lotta di classe (ambiente, diritti civili, pacifismo, salute).
Anche nella sinistra radicale in pochi vedono la necessità di un partito strutturato della classe operaia. Alcuni perché non credono più nel lavoro, altri perché imborghesiti nei modi (anche se economicamente poveri), altri perché è più facile gridare contro i fascisti o i sionisti che non ragionare sui danni che sta compiendo il nuovo Capitale globale fatto di fondi d’investimento, colossi tech e commercio online.
Mancano i partiti e le scuole di partito! Spazi dove i figli degli operai diventavano futura classe dirigente comunista e socialista. Oggi buona parte della popolazione mondiale, anche quella che pensa di vivere nel “ricco occidente”, è schiavizzata e alienata da un consumismo fascista, per citare il lungimirante Pier Paolo Pasolini di Scritti Corsari. Il fascismo di Amazon fa più male di quello di Casapound. Tanti compagni, persone perbene, senza delle guide illuminanti non potranno mai capirlo. E il loro genuino apporto si fermerà alle singole battaglie del momento e non alla lotta di classe tra sfruttati e sfruttatori.
Senza un partito che rappresenti i ceti popolari e non “le persone di sinistra” o i progressisti, temo che sarà molto difficile migliorare le condizioni di vita di chi sta peggio. In Italia e in Europa soprattutto, dove ci si sta impoverendo. Pietro Nenni diceva che i socialisti sono coloro che difendono chi è rimasto indietro; non blandire quelli andati avanti in cambio di un voto.
Oggi abbiamo politici eredi di quella tradizione che, sfruttando la bassa affluenza alle urne soprattutto dei più poveri, cercano il consenso solo di quella parte di popolazione che sta al loro passo su alcune tematiche. «Se la pensi come me su x e y allora votami». Chi non ha particolari problemi economici si appassiona a queste battaglie, ma chi non arriva a fine mese ha altro a cui pensare. La lotta di classe viene relegata al 900 e ai libri di storia. Per poi stupirsi se la nuova tecnodestra globalista (con l’asse Meloni-Musk alla faccia della sovranità nazionale) avanza, grazie a quei pochi poveri che si ostinano ad andare a votare.
Leonardo Marzorati

Le due piazze e la disinformazione dei media

di MASSIMO AMADORI
Ieri a Bologna c’erano due piazze: una genericamente per l’Europa, l’altra contro il riarmo dell’Europa e il genocidio a Gaza, organizzata dai sindacati di base.
Nella piazza "europeista" c’era di tutto: dai pacifisti in buona fede ai guerrafondai. Nell’altra piazza invece c’erano forze di diverso orientamento ma con una chiara piattaforma contro la guerra e il riarmo. Rispetto sempre chi manifesta le proprie idee e quindi non considero mio nemico chi ha scelto la prima piazza. Resta il fatto che gli organizzatori di piazza Maggiore, vicini al PD e a Repubblica, sono per il riarmo. Purtroppo sono riusciti a fregare tante persone in buona fede, che magari pensavano di manifestare per la pace e per l’Europa di Ventotene. Invece hanno portato acqua al mulino dei guerrafondai e della UE complice del genocidio del popolo palestinese.
È bello che manifestino assieme persone di idee differenti ma quando organizzi un corteo ci vogliono punti in comune e bisogna essere chiari sugli obiettivi della manifestazione. Se manifesti per la pace e l’Europa deve essere chiaro il fatto che sei contro il riarmo e contro la pulizia etnica a Gaza. Come nel caso della piazza di Roma indetta da Conte. Non si può dire lo stesso della Piazza del PD e di Repubblica. La manifestazione antimilitarista di piazza San Francesco è stata meno partecipata ma almeno aveva le idee chiare contro il riarmo e contro il genocidio, senza ambiguità. Era in linea con la piazza pacifista di Roma, che invece è stata molto partecipata.
I media hanno dato una visione falsata della manifestazione dei sindacati di base e della sinistra radicale. Non abbiamo manifestato contro l’Europa, ma contro la guerra e il genocidio. Non ci sono stati scontri violenti fra manifestanti e polizia ma solo qualche scaramuccia che si è risolta subito, senza cariche e fortunatamente senza feriti né fra i manifestanti né fra le forze dell’ordine. Io ero presente e ho visto la scena a debita distanza. I media hanno gonfiato tutto, per demonizzare chi manifesta davvero contro la guerra. «I soliti estremisti violenti», diranno i benpensanti che come sempre non erano presenti e che magari ritengono che bruciare una bandiera europea sia più grave di sterminare migliaia di bambini palestinesi.
Per quanto vi crediate assolti sarete sempre coinvolti!

Garantisti solo con i potenti

di MASSIMO AMADORI
Ogni volta che un leader di destra viene beccato a rubare, tutta la destra italiana grida al "complotto comunista" e alla "magistratura politicizzata".
Peccato che in galera ci finiscano solo i poveracci: innocenti o colpevoli che siano. Mai i ricchi e i potenti, mai i politici corrotti. Siano essi di destra o di "sinistra". Tutti garantisti con i potenti e i politici e forcaioli con i poveri e con i migranti.
I fascisti possono dormire sonni tranquilli, perché la Le Pen e gli altri delinquenti del Ressemblement National non si faranno un giorno di prigione, pur essendo dei ladri. Impedire la sua candidatura alle elezioni mi sembra davvero il minimo, perché in un sistema giusto e democratico finirebbe in prigione come tutti i comuni mortali che compiono lo stesso reato.
I fascisti sono sempre bravi a presentarsi come le vittime del sistema, anche se il sistema sono loro. Tuonano contro i corrotti ma poi sono i primi a rubare denaro pubblico. Si presentano come amici del popolo ma sono solo amici dei padroni, dei ricchi e dei potenti. L’estrema destra non ha nulla di popolare e di sociale, è sempre una fregatura. L’estrema destra non è mai stata e mai sarà antisistema e anticapitalista. Sono una banda di delinquenti che fomentano odio e guerra fra poveri per poter continuare a rubare al popolo. Se poi vengono pescati con le mani nella marmellata gridano al complotto comunista e puntano il dito contro i "burocrati di Bruxelles"

Gaza contro Hamas: «Né guerra, né martirio!»

di MASSIMO AMADORI
Le manifestazioni di massa contro Hamas a Gaza rafforzano anche le opposizioni contro Netanyahu in Israele, perché rendono palese il fatto che identificare Hamas con i palestinesi sia solo propaganda dell’estrema destra sionista e che quindi il governo israeliano non sta difendendo i suoi cittadini ma realizzando una pulizia etnica della popolazione di Gaza.
Molti israeliani se ne stanno rendendo conto e se diventeranno la maggioranza per Netanyahu sarà la fine.
La via per la pace è sempre la solidarietà fra gli sfruttati e gli oppressi di tutto il mondo. La via per la pace è l’unità dei popoli contro i loro governi imperialisti e guerrafondai che li mandano al massacro.
Palestinesi e israeliani sono fratelli, così come russi e ucraini. Potrebbero convivere in pace, se non fosse per la follia dei loro governi. Non è retorica marxista, sono i fatti che rendono necessaria un’unione fraterna delle masse popolari di tutto il mondo contro i governi e le classi dominanti. È l’unica via possibile per la pace.
I palestinesi lo stanno dimostrando, al di là della stupida retorica di chi si ostina a vedere i terroristi di Hamas come i rappresentanti della resistenza palestinese, quando è evidente che la popolazione di Gaza non vuole la guerra e non è disposta al "martirio".
La rivoluzione è l’unica soluzione alla follia della guerra.

Calenda e Meloni, “azione” comune

di MASSIMO AMADORI
Ormai fra l’area centrista e l’estrema destra c’è una convergenza pressoché totale.
Calenda, Azione, Italia Viva e renziani del PD non sono dei moderati ma dei pericolosi estremisti. Estremisti di centro.
Non è un caso che Calenda vada d’accordo con i fascisti di Fratelli d’Italia e che inviti Giorgia Meloni al congresso di Azione. Condividono sostanzialmente la stessa visione: sono guerrafondai, imperialisti e servi del capitalismo e della lobby delle armi.
L’antifascismo di Calenda è solo di facciata, tanto è vero che si sta dimostrando persino più estremista della Meloni sul tema della guerra ed è persino arrivato a chiedere la "cancellazione" del Movimento 5 stelle, il cui "crimine" è sostenere la pace e difendere il welfare e i diritti sociali.
Calenda è un rampollo dell’alta borghesia e rappresenta perfettamente le tendenze autoritarie del capitalismo. Nel 1922 avrebbe sostenuto il fascismo, come gran parte della borghesia italiana. Del resto anche nei primi anni Venti del secolo scorso i finti "liberali" alla Calenda appoggiarono il fascismo in funzione antisocialista e antioperaia.
Oggi i nemici di industriali, lobbisti delle armi e fascisti sono i pacifisti, derisi e insultati da Calenda e dalla Meloni. In particolare quest’ultima ha accusato i pacifisti di voler un’Europa disarmata, che diventerebbe una sorta di Comune Hippie. Magari! Io spero sempre che gli incubi della destra diventino la realtà. Gli Hippies non facevano male a nessuno, erano pacifisti, nonviolenti e seguaci dell’amore libero. Pur non essendo un hippie preferisco loro ai guerrafondai come Calenda e ai fascisti come Giorgia Meloni. Meglio essere figli dei fiori che figli della lupa.

Basta col massacro dei palestinesi. Fermiamo il genocidio a Gaza!

di MASSIMO AMADORI
In pochi giorni Netanyahu massacra lo stesso numero di civili e di bambini che Putin ha sterminato in 3 anni di guerra di aggressione contro l’Ucraina. Perché a Gaza non c’è una guerra, è in corso una pulizia etnica. Non ci sono due eserciti che si scontrano, ma un solo esercito che massacra civili disarmati, donne e bambini.
I ministri del governo israeliano dicono apertamente che il loro obiettivo non è sconfiggere Hamas ma cacciare tutti i Palestinesi dalla striscia di Gaza. Il movente che nella storia è alla base di tutti i genocidi.
Ecco perché Netanyahu priva la popolazione di Gaza di cibo, farmaci e beni di prima necessità. Trump appoggia apertamente il progetto genocidario del governo israeliano. L’Europa invece si limita a guardare senza fare nulla e a chiedere "moderazione" a un governo di assassini. Per questo è altrettanto complice.
Nessuno pretende che i Paesi europei inviino armi ai palestinesi, perché non risolverebbe certo la situazione. Come non l’ha risolta inviare armi in Ucraina. Ma almeno dobbiamo pretendere che i Paesi UE la smettano di armare Israele e di fare affari con il governo israeliano e che l’UE faccia pressione con una politica di sanzioni contro Netanyahu. Sarebbe il minimo, accanto al riconoscimento di uno Stato palestinese.
Purtroppo non lo faranno mai, perché i palestinesi hanno la pelle scura e quindi la loro vita per i suprematisti occidentali ed europei non conta. Non conta il loro diritto all’autodeterminazione e a tutte le altre cose che abbiamo riconosciuto all’Ucraina. Per i palestinesi non vale il discorso "c’è un aggressore e un aggredito". Ecco perché l’attuale Unione Europea è una montagna di merda, complice di un genocidio.
Non potremo dire di non sapere, dato che ogni giorno vediamo le immagini dello sterminio in televisione. Bisognerebbe organizzare una manifestazione nazionale contro la pulizia etnica in Palestina, ma dubito che verrebbero i vari Serra, Benigni, Vecchioni e Scurati. Verrebbero però intellettuali, giornalisti, storici e studiosi ebrei come Gad Lerner, Anna Foa, Bruno Montesano e Carlo Ginzburg, persone meravigliose che ogni giorno denunciano il massacro di Gaza. Verrebbero centinaia di migliaia di giovani, che ogni giorno denunciano il genocidio in corso e che sono stufi dell’ipocrisia dei nostri governi e degli intellettuali di regime.
Palestina libera! #StopGenocideOfPalestinians

I socialisti, la proprietà privata e la propaganda della destra

di MASSIMO AMADORI
I socialisti non sono contrari alla proprietà privata intesa come proprietà personale ma alla proprietà privata delle risorse naturali, delle piattaforme digitali, delle banche, dei servizi essenziali e dei grandi mezzi di produzione.
Della serie: i socialisti non ti vogliono espropriare la macchina, ma vogliono socializzare la multinazionale che produce auto; non vogliono espropriare il negozietto sotto casa ma le banche; non vogliono toglierti la casa che hai comprato dopo una vita di lavoro e mille sacrifici ma vogliono socializzare i grandi monopoli industriali e i servizi essenziali (energia, trasporti, aziende farmaceutiche, ecc).
I socialisti vorrebbero dare la proprietà personale dei beni essenziali a tutti coloro che oggi ne sono privi, togliendo le ricchezze agli oligarchi. Cioè a meno dell’1 per cento della popolazione.
Eppure, il restante 99 per cento pensa che il socialismo comporterebbe l’abolizione delle proprietà privata, a causa della propaganda. Specialmente gli elettori di destra, che anche se sono lavoratori sfruttati si sentono capitalisti in temporanea difficoltà.

DICHIARIAMO GUERRA ALLA GUERRA (al fronte ci vadano gli interventisti!)

di MASSIMO AMADORI
Il sistema capitalistico per sua natura ha bisogno della guerra per sopravvivere, specialmente in periodi di crisi economica come quello attuale.
La guerra viene giustificata tirando in ballo la patria, la civiltà, la democrazia, la libertà e la religione, ma in realtà i motivi della guerra sono sempre principalmente economici: il controllo dei mercati e delle risorse, il profitto delle grandi aziende che producono armi e in generale degli oligarchi e dei capitalisti.
Questo vale in Europa, così come in Russia, negli Stati Uniti, in Cina e in tutto il resto del mondo. Ti fanno credere di combattere e morire "per l’Europa" o per la "grande madre Russia", per la "democrazia" o per la "Patria". In realtà sei solo andato al macello per gli interessi dei capitalisti.
Chi giustifica la guerra è solo un utile idiota al servizio dell’oligarchia e del capitalismo. Guarda caso industriali, politici, giornalisti e intellettuali borghesi che inneggiano alla guerra non sono quelli che ci andrebbero. Al fronte ci andrebbero i giovani, i proletari, i disoccupati dell’Italia meridionale. A morire siamo sempre noi del popolo, i civili innocenti, i bambini e i più fragili. Mai i politici e gli oligarchi che ci mandano al macello.
Questa volta però non ci faremo fregare (lo spero) e dichiareremo guerra alla guerra. Al fronte possono sempre andare gli intellettuali interventisti e sostenitori del suprematismo europeo come Vecchioni e Scurati. Questi intellettuali pseudo-progressisti nel 1914 sarebbero stati con l’interventista Mussolini e contro il pacifista Matteotti. Guerra alla guerra!

Serve un disarmo unilaterale! NO al riarmo europeo!

In ogni Stato aderente all’Unione europea è necessario lanciare delle campagne di mobilitazione e di informazione per il disarmo unilaterale, come fecero anni fa Carlo Cassola con la Lega per il disarmo unilaterale ed il partito Democrazia Proletaria.
Il piano di riarmo dell’ Unione europea avrà come risultato la distruzione di quel poco di Stato sociale che è rimasto (in Italia e negli altri Stati europei) ed una escalation militare senza fine.

Pierluigi Rainone
(Portavoce Movimento RadicalSocialista-Umbria)