5. Di conseguenza, dopo avere enunciato quei princìpi generali del liberalsocialismo che dalla storia non attendono conferme o smentite, perché la loro convalida ultima è solo nella coscienza e nell’intelligenza di chi li accoglie, si indicherà qui, a titolo di esemplificazione pratica, un certo complesso di riforme e di istituti che il liberalsocialismo prospetta come di più plausibile e opportuna instaurazione, e la cui delineazione serve ad orientare circa lo spirito e il carattere dell’azione e dell’organizzazione politica verso cui indirizzare le nostre volontà. Continua a leggere
Politica
Manifesto del liberalsocialismo – paragrafo 4
4. Ispirandosi a questa premesse, la civiltà di domani dovrà quindi innovare o creare ex novo tutta una serie di istituti. A questo proposito, bisogna guardarsi sia dal pericolo dell’utopia sia dall’inerte accettazione del fatto compiuto, incline ad attendere dal corso degli eventi storici non solo la soluzione di ogni problema, ma addirittura il criterio di ogni giudizio etico e politico. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 3
3. Anche quando, del resto, si voglia considerare la questione del contrasto e dell’accordo tra liberalismo e socialismo non tanto dal più radicale punto di vista etico-politico quanto da quello storico-economico, al fine di trarre insegnamento da ciò che all’esperienza risulta dalla stessa evoluzione più moderna della tecnica e dell’economia, si trova riconfermato il principio che il miglior liberalismo è sostanzialmente concorde col miglior socialismo, e che quanto in essi non si concilia è solo il contenuto peggiore dell’uno e dell’altro. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 2
2. Il liberalsocialismo intende riaffermare e di approfondire i principali valori etico-politici che sono stati difesi e propugnati dalle due grandi tradizioni a cui si ricollega. Perciò esso respinge energicamente la tesi dell’intrinseca inconciliabilità del liberalismo e socialismo, pur non negando l’esistenza di un liberalismo che non si accorda col socialismo, e di un socialismo che non si accorda con il liberalismo. Continua a leggere
Manifesto del liberalsocialismo (1940) – paragrafo 1
Pubblichiamo a puntate, con qualche piccolo taglio, il Manifesto del liberalsocialismo scritto da Guido Calogero e Aldo Capitini nel 1940, sulla scia dei tanti dibattiti portati avanti nell’ambito dell’antifascismo “laico” e illuministico, da cui avevano preso il via anche il movimento Giustizia e Libertà e successivamente il Partito d’Azione, grande protagonista della Resistenza insieme a comunisti e socialisti. Nel nome degli ideali di martiri dell’antifascismo liberale e socialista come Piero Gobetti e i fratelli Carlo e Nello Rosselli. Continua a leggere
Intervista su Marcuse
di GIANCARLO IACCHINI –
Raffaele Laudani, autore di un importante libro su Marcuse (Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Collana “Il Mulino/Ricerca”, pp.336), ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla teoria del celebre esponente della Scuola di Francoforte, le cui critiche alla società contemporanea – doppiamente eretiche (anche rispetto al marxismo ortodosso) nel momento in cui furono scritte – appaiono ancora oggi quanto mai stimolanti e lungimiranti. Laudani, che ha insegnato anche alla Columbia University di New York, è uno dei massimi esperti italiani del pensiero di Marcuse. Ha anche curato una raccolta di suoi scritti (da lui stesso tradotti) nonché l’edizione italiana degli inediti. Continua a leggere
Parte degli utili ai lavoratori: il modello socialista jugoslavo
di LEONARDO MARZORATI –
La Jugoslava socialista ebbe un modello economico distante da quello degli altri Paesi dell’Europa Orientale. Lo sviluppo della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia (dal 1963 Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) si fondava su un binomio composto da economia pianificata e libere attività d’impresa. Il regime del maresciallo Tito rappresentò un modello studiato in tutto il mondo. La sua economia fu il frutto delle minuziose analisi marxiane di quelli che furono i principali collaboratori del leader della Resistenza Jugoslava: Milovan Gilas, Edvard Kardelj e Vladimir Bakaric. Si tratta dei maggiori esponenti dell’ala definita “liberale” del governo jugoslavo, non sempre in perfetto accordo con la visione politica del leader di Belgrado. Gilas nel 1954 ruppe i rapporti con Tito, divenendo a tutti gli effetti un dissidente del regime jugoslavo. Continua a leggere
Quello che la variante “delta” sta dimostrando…
di GIANCARLO IACCHINI –
La cosiddetta variante delta (ex indiana) ha perlomeno consentito di fare chiarezza su molte cose, sgombrando il campo da diverse ipotesi strampalate. Smentendo insieme catastrofisti e “faciloni”, ha dimostrato che l’allarme è fondato ma l’allarmismo no; che questo virus è davvero molto insidioso, ma che siamo sulla strada giusta per venirne finalmente fuori. Continua a leggere
Lelio Basso, anima del radicalsocialismo
La vita, il pensiero e le lotte di Lelio Basso esprimono nel modo più esemplare non soltanto l’essenza del radicalsocialismo, ma più in generale quel comune denominatore libertario che si può enucleare da tutti i filoni della sinistra italiana ed europea (socialista, radicale, comunista, anarchico, ecologista, pacifista) in una straordinaria sintesi dialettica che ha animato per quasi sei decenni sia la teoria che la prassi politica del rivoluzionario ligure. Continua a leggere
RINASCIMENTO O BARBARIE
di GENNARO ANNOSCIA –
Il “Curriculum dello studente” non è, come molti credono, un’idea del ministro Bianchi, bensì un retaggio della “Buona scuola” renziana. Rispondendo unicamente ad un’ottica di mercato, che vede il giovane come pseudo-protagonista di competenze da accumulare e da esporre nel suo mettersi in vendita, esso finisce per evidenziare, ulteriormente, come la scuola abbia passivamente abdicato al proprio ruolo formativo a vantaggio di un’ottica neoliberista. Continua a leggere