di MASSIMO AMADORI –
I leader della comunità ebraica in Inghilterra hanno condannato apertamente il massacro di Gaza, così come negli Stati Uniti e in tanti altri Paesi. Solo in Italia i leader della comunità ebraica si indignano se qualcuno grida "Palestina libera", invece di indignarsi per il genocidio in corso.
Questi sedicenti "leader della comunità ebraica" non rappresentano tutto l’ebraismo italiano, dato che in Italia tantissimi ebrei hanno espresso solidarietà al popolo palestinese e condannato la pulizia etnica, a cominciare dallo storico Carlo Ginzburg e dal giornalista Gad Lerner. Per non parlare dei giovani compagni dell’associazione ebraica antirazzista, da sempre impegnati nella difesa dei diritti del popolo palestinese.
Il vero ebraismo non è nazionalista ma si schiera sempre dalla parte degli oppressi e delle vittime. Il vero ebraismo è antifascista e antirazzista, perché l’ intera storia del popolo ebraico è una storia di lotta contro il razzismo e l’ oppressione. Per molti ebrei "mai più" deve diventare "mai più per nessuno" e non ci sono popoli di serie A e di serie B. Persino molti israeliani stanno protestando per il cessate il fuoco, gridando la loro indignazione per i bimbi palestinesi massacrati. Eppure questi sedicenti leader della comunità ebraica si schierano con Netanyahu, rinnegando la storia e lo spirito autentico dell’ebraismo e voltandosi dall’altra parte davanti a un genocidio.
Vi infastidisce se gridiamo "Palestina libera"? Allora lo grideremo ancora più forte, fino a quando il popolo palestinese non otterrà la libertà. "Palestina libera" non è uno slogan antisemita, ma un grido di indignazione per i bambini di Gaza massacrati a migliaia. Ebrei, palestinesi, arabi, israeliani. Siamo tutti fratelli e tutti dovremmo provare empatia quando altri esseri umani vengono sterminati e perseguitati. La storia dell’ ebraismo ci insegna proprio questo. Come dice il Talmud ebraico: «chi salva una vita salva il mondo intero».
Restiamo umani!
Politica
Nessuna “memoria condivisa” tra antifascisti e fascisti
di MASSIMO AMADORI –
La pietà per i morti è sacrosanta ma non ci potrà mai essere una memoria condivisa fra fascisti e antifascisti, fra vittime e carnefici, fra oppressi e oppressori. Non ci potrà essere memoria condivisa fra chi deportava le persone nei campi di sterminio e chi veniva deportato, fra chi ha collaborato con i nazisti e chi invece ha lottato per liberare l’ Italia dal nazifascismo.
Chi parla di memoria condivisa il più delle volte intende riabilitare il fascismo, mettendo tutti sullo stesso piano e relativizzando così i crimini del nazifascismo. Stesso discorso vale per gli "anni di piombo". Da persona di sinistra non ho problemi ad ammettere che ci sono stati estremisti e violenti anche dalla mia parte, non ho problemi ad ammettere che le BR erano una montagna di merda e che coloro che hanno assassinato Ramelli in nome dell’ antifascismo erano dei criminali. Provo pietà anche per le vittime della parte opposta. Ma al tempo stesso non metto sullo stesso piano fascisti e antifascisti e certamente non voglio nessuna memoria condivisa con i terroristi neri che hanno sterminato decine di persone innocenti nelle stragi di piazza Fontana, di Brescia e della stazione di Bologna (solo per citarne alcune). Nessuna memoria condivisa con i neofascisti che assassinavano studenti e lavoratori colpevoli solo di lottare per un mondo migliore.
Negli anni Settanta c’era un grande movimento di operai e studenti nato nel ’68, un movimento rivoluzionario che voleva cambiare il mondo. E c’era chi per impedirlo non ha esitato a utilizzare i neofascisti per commettere stragi di uomini, donne e bambini. Le due parti non possono essere messe sullo stesso piano.
Con questo non giustifico certo quella parte minoritaria del movimento rivoluzionario che è degenerata nell’ estremismo e nel terrorismo, adottando gli stessi metodi dei fascisti. Il movimento operaio e socialista non ha mai fatto propri i metodi mafiosi e fascisti dei suoi nemici. Noi socialisti veniamo dalla tradizione democratica di Gramsci, Matteotti, Pertini e Basso. Non siamo terroristi e non siamo assassini. Usiamo la forza solo ed esclusivamente per difenderci, mai per aggredire le altre persone e per uccidere. Non siamo squadristi, a differenza dei fascisti.
Giornata di lotta contro lo sfruttamento capitalistico
di MASSIMO AMADORI –
Il 1° maggio del 1886 a Chicago la polizia sparò sui lavoratori che manifestavano per le 8 ore. In seguito alla repressione, numerosi anarchici, socialisti e sindacalisti furono impiccati. Sono queste le origini storiche del 1° maggio, che non è semplicemente una festa ma una giornata di lotta per i diritti dei lavoratori, nata per iniziativa dei socialisti e degli anarchici.
Oggi ci sarebbe ben poco da festeggiare, dato che ogni giorno ci sono lavoratori che muoiono sul posto di lavoro. Li chiamano incidenti ma spesso sono dei veri e propri omicidi, dovuti alla mancanza di sicurezza. Non è un caso che questi "incidenti" avvengano soprattutto quando le aziende appaltano e subappaltano per risparmiare i costi, senza curarsi della sicurezza dei dipendenti.
Si tratta di omicidi commessi in nome del profitto. Il sistema capitalistico si nutre del sangue dei lavoratori e ha senso festeggiare il 1° maggio solo in una prospettiva di superamento di un sistema che porta solo sfruttamento, precarietà e guerre.
Occorre ribadire con forza che i lavoratori di tutto il mondo hanno gli stessi interessi e che le guerre fra i popoli giovano solo al capitale e ai produttori di armi; giovano a coloro che sfruttano i lavoratori.
In questa giornata dobbiamo ricordare i nostri compagni morti sul lavoro e lottare per emancipare finalmente la nostra classe dal lavoro salariato e dallo sfruttamento capitalistico.
Dobbiamo lottare contro la guerra, il razzismo e contro tutto ciò che divide i lavoratori delle diverse nazioni, perché il nemico è sempre e soltanto il sistema capitalistico.
Viva il Primo Maggio internazionalista e socialista!
Pertini: «Noi troppo generosi verso i neofascisti!»
«𝘊𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪, 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘰 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘰𝘴𝘪𝘵𝘢̀ 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘳𝘪. 𝘜𝘯𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘰𝘴𝘪𝘵𝘢̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘱𝘱𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘪 𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘵𝘪 𝘭𝘢 𝘧𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘥𝘢 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘰𝘯𝘪, 𝘨𝘪𝘶𝘯𝘨𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘦𝘴𝘦𝘤𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘶𝘴𝘴𝘰𝘭𝘪𝘯𝘪 𝘢 𝘔𝘪𝘭𝘢𝘯𝘰. 𝘌𝘣𝘣𝘦𝘯𝘦, 𝘯𝘦𝘰𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦: 𝘪𝘰 𝘮𝘪 𝘷𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘧𝘶𝘤𝘪𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘶𝘴𝘴𝘰𝘭𝘪𝘯𝘪, 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘪𝘰 𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘪𝘳𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘢𝘯𝘯𝘢 𝘢 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘯𝘶𝘯𝘤𝘪𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰 𝘪𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢.
𝘜𝘯 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘦 𝘧𝘶 𝘭’𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘱𝘦𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘥𝘢𝘳𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘵𝘳𝘢 𝘭𝘦 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘦 𝘢𝘯𝘵𝘪𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘵𝘦, 𝘱𝘦𝘳𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘪 𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘵𝘪 𝘥’𝘪𝘯𝘧𝘪𝘭𝘵𝘳𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘦 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘦𝘮𝘦𝘳𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦, 𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘧𝘳𝘢𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘴𝘪 𝘦̀ 𝘥𝘦𝘵𝘦𝘳𝘮𝘪𝘯𝘢𝘵𝘢 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘪𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘯𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘩𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘴𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘭𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘊𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘭𝘢̀ 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘪𝘣𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘵𝘰 𝘧𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘦𝘥 𝘦̀ 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘵𝘢 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘪𝘯 𝘭𝘢̀, 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘥𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘳𝘪𝘮𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘙𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢, 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘦».
(Sandro Pertini
Genova, 28 giugno 1960)
25 Aprile divisivo? Solo per i fascisti!
di MASSIMO AMADORI –
In questo ottantesimo dalla liberazione dal nazifascismo occorre ribadire alcune verità storiche sulla lotta partigiana. La Resistenza non è stata una guerra fra nazioni ma principalmente una guerra civile, in cui i partigiani hanno preso le armi contro lo stesso governo italiano fascista, alleato della Germania nazista.
È stata una guerra civile europea, in quanto la lotta partigiana non avvenne solo in Italia ed anche nel nostro Paese vide la partecipazione di persone provenienti da tutto il mondo: africani, ebrei, Rom, Sinti, brasiliani, afroamericani, russi, slavi e persino tedeschi.
La Resistenza non fu una guerra fra popoli ma una guerra dei popoli uniti contro il nazifascismo.
Per molti aspetti fu anche una guerra di classe, in quanto per molti partigiani si trattava non solo di sconfiggere il nazifascismo ma anche di porre fine al sistema capitalistico che lo aveva generato, in una prospettiva di rivoluzione socialista.
La Resistenza, secondo lo storico Pavone, fu una guerra di liberazione dall’invasore nazista, una guerra civile fra fascisti e antifascisti e una guerra di classe per il socialismo. Questo rende la lotta partigiana assolutamente diversa da tutte le guerre attuali fra nazioni, a cominciare dal conflitto fra la Russia e l’Ucraina, ma anche fra Hamas e Israele.
I partigiani non erano soldati ma per lo più disertori, che presero le armi proprio perché non volevano andare in guerra. Utilizzare la Resistenza per giustificare il riarmo e la guerra è dunque un’operazione di ignobile falsificazione storica, dal momento che i partigiani erano in gran parte disertori e antimilitaristi.
La Resistenza vide la partecipazione di uomini e donne di tutte le tendenze politiche e religiose: socialisti, comunisti, azionisti, anarchici, cattolici, liberali e persino monarchici. Non fu dunque un derby fra fascisti e comunisti. Certamente i comunisti furono la maggioranza nella Resistenza e questo va riconosciuto, ma non ci furono solo loro. La Resistenza appartiene a tutti coloro che amano la libertà e la democrazia ed è divisiva solo se sei fascista. Chi oggi non festeggia evidentemente avrebbe preferito la vittoria di Hitler, anche se non ha il coraggio di ammetterlo.
La Resistenza ci ha regalato una bellissima Costituzione democratica, che purtroppo non è mai stata applicata. Si tratta oggi di riprendere gli ideali di democrazia, libertà e giustizia sociale che furono propri dei partigiani, perché sono ben lungi dall’ essere applicati. La Resistenza deve diventare un faro nella nostra lotta quotidiana contro le ingiustizie, contro la guerra e contro i nuovi fascismi, per un mondo libero dalla violenza e dall’ oppressione.
Ora e sempre Resistenza!
Socialismo e cristianesimo insieme per l’emancipazione degli oppressi!
di MASSIMO AMADORI –
Ho sempre creduto nel dialogo fra cristiani e marxisti, perché entrambi lottano per l’emancipazione delle classi oppresse e dei diseredati. Ovviamente mi riferisco al miglior marxismo e al miglior cristianesimo, al marxismo libertario che non rifiuta il dialogo con i credenti e al cristianesimo progressista che non difende i potenti e lo status quo capitalistico.
La teologia della liberazione in America Latina fu un grande esempio di dialogo fra marxisti e cattolici, così come i preti operai in Italia. In America Latina ancora oggi c’è un forte legame fra cristianesimo e socialismo: centinaia di milioni di proletari cattolici non aspettano l’altra vita per avere giustizia sociale e democrazia, lottano per emanciparsi in questo mondo. Migliaia di preti ogni giorno lottano per l’emancipazione dei poveri su questa terra e molti di loro sono stati assassinati dalle dittature militari. Per non citare i preti che in Italia si sono opposti alla mafia e sono stati per questo assassinati.
Ognuno può pensarla come vuole sulla Chiesa ma è un dato di fatto che la rivoluzione socialista mondiale non si può fare senza la partecipazione delle masse popolari cattoliche, di tutte le centinaia di milioni di proletari che in questi giorni stanno piangendo il Papa. La Chiesa non è un monolite reazionario a difesa dello status quo, come pensano molti comunisti. È un’istituzione reazionaria nel suo complesso, ma che ha al suo interno molti elementi progressisti, se non addirittura rivoluzionari e critici del sistema capitalistico. I marxisti devono lavorare con tali contraddizioni, non chiudersi nell’ideologia e rifiutare il dialogo.
Lo stesso vale per i cattolici. Abbiamo tante cose in comune, fra cui la lotta contro la guerra, la difesa dell’ambiente, la critica del capitalismo e la difesa dei più poveri. Marxismo rivoluzionario e cristianesimo non sono poi così diversi come si pensa. Questo post non piacerà ai comunisti duri e puri e ai cattolici conservatori, entrambi arroccati su posizioni estremiste. ‘Sti cazzi! Io mi sento socialista e cristiano e come me la pensano milioni di proletari in tutto il mondo. Gesù era un grande socialista del suo tempo.
La morte di papa Francesco, sempre schierato per la pace e sempre dalla parte degli ultimi
di MASSIMO AMADORI –
Papa Francesco è morto. Da marxista libertario sono lontano anni luce dalla Chiesa cattolica e mi definisco anticlericale. Ma ho sempre rispettato Bergoglio per la sua lotta per la pace, che è stata uno dei punti cardine del suo pontificato.
In un mondo devastato dalle guerre, Papa Francesco chiedeva la pace e il disarmo. Ha denunciato fino alla fine il genocidio in corso a Gaza, mettendosi oggettivamente dalla parte giusta della storia. Era l’unico leader mondiale a parlare di pace, disarmo, solidarietà e accoglienza, circondato da politici e governanti che invece non fanno che fomentare odio, razzismo, guerra e violenza. Gli stessi governanti ipocriti che in questi giorni lo omaggeranno e che lui disprezzava.
Rispetto alla classe politica che governa il mondo era un gigante e le sue parole erano sempre a difesa della dignità umana. Si schierava sempre dalla parte degli ultimi, in primis dei nostri fratelli migranti. Denunciava la disumanità dei governi e degli Stati contro di loro, i morti nel Mediterraneo e nei lager in Libia.
Rifiutò di incontrare Minniti, proprio perché lo considerava un assassino di migranti. Certamente non ero d’accordo con la sua visione della donna e degli omosessuali, ma il suo impegno per la pace e i diritti umani va riconosciuto. In questo era un grande cristiano, perché si identificava con gli ultimi di questo mondo, come Gesù. Lo dico da cristiano, anche se non sono cattolico. Il Cristo oggi non vive nei potenti come Trump e Putin ma nelle vittime di questo sistema: nei bambini palestinesi assassinati, nei migranti deportati, in tutte le persone oppresse, sfruttate e vittime della guerra.
Questo Papa Francesco lo sapeva e il suo pontificato è stato un esempio di fede cristiana. Da non cattolico lo rimpiangerò. Speriamo che il prossimo Papa non sia un conservatore e un reazionario ma prosegua sulla scia di Bergoglio.
Che la terra ti sia lieve, Francesco. Sono sicuro che oggi stesso sarai accolto da Gesù in paradiso.
Lo Stato “democratico” nella Repubblica “nata dalla Resistenza”
di MASSIMO AMADORI –
Davvero vi stupite se un celerino indossa una maglietta nazista? Non avete ancora capito che lo Stato italiano non è mai stato antifascista? Io non penso affatto che i poliziotti siano miei nemici, non odio le persone che indossano una divisa e non credo che siano tutti dei fascisti e dei violenti. Ma al tempo stesso penso che la retorica sulle “mele marce” sia un modo per nascondere il problema. Chiunque conosca la storia italiana sa che la presenza dei fascisti negli apparati repressivi dello Stato non è l’eccezione, ma la regola. Sin dal 1946, quando i partigiani furono cacciati dalle forze dell’ordine e furono reintegrati i criminali fascisti in tutti gli apparati dello Stato, a cominciare dalla polizia. In questo modo lo Stato borghese continuò a proteggere le stesse oligarchie che si erano arricchite durante il fascismo.
Lo Stato borghese non è neutrale e democratico, ma è un apparato violento e repressivo al servizio dei capitalisti. Lo dimostrano le decine di contadini e operai massacrati nel secondo dopoguerra mentre scioperavano e manifestavano per i loro diritti, assassinati dalla stessa polizia che li massacrava durante il fascismo. Per non parlare poi della strategia della tensione e di tutte le stragi fasciste e di Stato, da Piazza Fontana alla stazione di Bologna, stragi che sono avvenute proprio perché i neofascisti erano ai vertici degli apparati dello Stato e dei servizi segreti.
Ci ricordiamo del G8 di Genova? È questo lo Stato di cui i poliziotti sono servi, non la Repubblica “nata dalla Resistenza” ma lo Stato delle stragi e della continuità con il fascismo. La funzione principale della polizia non è proteggere i cittadini ma il governo e gli oligarchi. Sono dei servi che devono obbedire agli ordini, anche quando si tratta di massacrare studenti e lavoratori. È il loro compito. Non si tratta quindi di mele marce, perché è il sistema stesso a essere marcio.
Con il DDL sicurezza le cose peggioreranno, perché le forze dell’ordine saranno ancora più impunite e incentivate alla violenza e alla tortura, non solo contro i delinquenti ma anche contro i lavoratori e i manifestanti pacifici. Perché per il governo il dissenso non deve essere permesso, nessuno deve osare protestare per i suoi diritti e nessuno deve permettersi di denunciare la complicità del governo Meloni con il genocidio di Gaza. Nessuno deve contestare il riarmo e la guerra. Siamo sicuri di vivere in una democrazia?
Restiamo UMANI!
di MASSIMO AMADORI –
Non dobbiamo abituarci alla barbarie, non dobbiamo considerare normale il genocidio di Gaza e la guerra in Ucraina. Non dobbiamo abituarci a vedere i bambini palestinesi e ucraini assassinati e le scuole e gli ospedali bombardati. Non dobbiamo pensare che sia normale vedere uomini, donne e bambini deportati solo perché migranti e rinchiusi in prigioni in cui non sono rispettati i minimi standard di diritti umani. Non dobbiamo abituarci a politici che si fanno i selfie con il mitra e il Rolex davanti a esseri umani in catene, povera gente la cui unica "colpa" è essere nata nella parte "sbagliata" del mondo.
Tutto questo non è normale e non possiamo rimanere indifferenti. Ogni giorno dobbiamo denunciare la barbarie e la violenza della guerra, del genocidio e del razzismo, ogni giorno dobbiamo batterci contro le ingiustizie.
Questo sistema calpesta la dignità degli esseri umani, specialmente dei più fragili e dei più poveri, specialmente dei bambini. Non possiamo rassegnarci a Stati e governi che calpestano diritti umani. Non possiamo accettare la normalizzazione del genocidio e della guerra.
Restiamo umani!
Stanno calpestando la Costituzione!
di MASSIMO AMADORI –
Mattarella ha firmato il decreto fascista e liberticida di Salvini e della Meloni, il DDL sicurezza.
Il presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il garante della Costituzione, ha deciso di firmare un decreto apertamente incostituzionale, che fra le tante porcherie prevede anni di carcere per chi partecipa a manifestazioni non autorizzate.
Mattarella si è reso complice di un governo di estrema destra che sta calpestando la democrazia e la Carta costituzionale conquistata con il sangue dei partigiani.
Lo Stato italiano è sempre più autoritario e antidemocratico, per colpa del governo Meloni ma anche di un presidente della Repubblica che per pavidità firma le leggi liberticide e incostituzionali di questo governo.
La fabbrica in cui lavori delocalizza e ti licenzia e tu decidi di protestare davanti alla tua azienda? Rischi anni di carcere per "blocco stradale". Scendi in piazza per gridare la tua indignazione per il genocidio di Gaza? Rischi anni di carcere, se la manifestazione non è stata autorizzata. Così lo Stato italiano può continuare a fare affari con il criminale di guerra Netanyahu e a vendere armi a Israele. Se poi i celerini ti massacrano di botte e tu li denunci, lo Stato li rappresenterà gratuitamente al processo. In pratica è una licenza a delinquere per la polizia.
La nostra costituzione democratica prevede il diritto a manifestare pacificamente le proprie idee, di conseguenza non c’è bisogno di essere un costituzionalista per capire che il DDL sicurezza è incostituzionale. Quando una legge non rispetta la democrazia e la costituzione è illegittima. Il governo Meloni è illegittimo e Mattarella non è il mio presidente! Vergogna!
