di GIANCARLO IACCHINI –
Quattro anni dopo il celeberrimo “Cuore”, uscito nel 1886, Edmondo De Amicis (1846-1908) scrive un appassionato, commovente romanzo intitolato Primo maggio, che suggella la sua adesione al nascente socialismo italiano. Un libro molto bello ma rimasto incredibilmente inedito (e sconosciuto) per quasi un secolo: è stato pubblicato infatti solo nel 1980. In esso, lo scrittore mette davvero tutto il suo… cuore, insieme ai tumultuosi studi sulla teoria marxista ed ai frutti di una sincera autocritica a proposito del melenso patriottismo che aveva caratterizzato Cuore. Non si può infatti amare la patria senza amare tutte le patrie, né esaltare la propria a spese di quelle altrui, «come se l’amor di patria fosse qualche cos’altro che l’amore dei milioni di creature umane che hanno diritto a goder di qualche bene sulla terra dove lavorano e soffrono». Ma le ragioni del cuore, quelle no, De Amicis non le rinnega affatto. Se molti padri del socialismo si adoperano alacremente per dare al materialismo storico marxiano – fin troppo “scientifico”, “razionale”, “necessario” ed anche impersonale – un “motore” in più, una indispensabile spinta propulsiva proveniente dalla volontà, in Primo maggio la spinta viene dai sentimenti: in primis, dalla bontà e dall’amore. Parole di cui forse qualcuno si vergogna: De Amicis no. E il suo socialismo “del cuore” ne risulta tutt’altro che intenerito o edulcorato; niente affatto pallido e… riformista. Continua a leggere

