di MASSIMO AMADORI –
È morto Carlo Ginzburg, storico italiano di origine ebraica. È stato uno dei più grandi storici italiani del ‘900, un innovatore delle scienze storiche, che ha raccontato la storia dalla prospettiva delle classi popolari, dei ceti subalterni che spesso sono stati esclusi dalla storiografia e che per Ginzburg rappresentavano una cultura alternativa rispetto a quella delle classi dominanti.
La “microstoria” di Ginzburg ha fatto scuola e oggi è uno dei generi storiografici più diffusi. Era uno storico rigoroso, che basava le sue ricerche sullo studio delle fonti. Il suo capolavoro è Il formaggio e i vermi, che ho avuto il piacere di leggere per un esame all’università. Racconta la tragica vicenda di un mugnaio del ‘500 di nome Menocchio, condannato al rogo dal Santo Uffizio nel periodo della Controriforma. La sua “colpa” era avere idee diverse rispetto a quelle della Chiesa cattolica. In questo libro Ginzburg indaga la cultura dei ceti subalterni dell’età moderna, prendendo le idee di Menocchio come fonte primaria. Idee che si contrapponevano alla cultura dominante, rappresentata dall’Inquisizione romana. Un libro per nulla pesante, che consiglio a tutti.
Ginzburg, da intellettuale ebreo, si è schierato apertamente contro il genocidio di Gaza, firmando assieme ad altre centinaia di ebrei italiani un appello contro la pulizia etnica del popolo palestinese. Contestava l’equiparazione fra l’antisemitismo e la critica radicale al governo israeliano. Ginzburg rappresentava il miglior ebraismo italiano, antifascista e antirazzista, solidale con il popolo palestinese. Rappresentava anche la migliore storiografia italiana. Ci mancherà tantissimo. Che la terra ti sia lieve!
