Sulla solidarietà: un’analisi sociopolitica

di ANARCHOS –

Dalla carità all’aiuto reciproco: le metamorfosi della solidarietà nel pensiero politico

La solidarietà non è un concetto univoco, ma un campo di tensione in cui si scontrano visioni divergenti dell’essere umano, del potere e del mutamento sociale. Districare le sue declinazioni richiede di osservare come ogni modello risponda alla domanda fondamentale: chi è il soggetto agente e chi il beneficiario in un rapporto di asimmetria?

​La solidarietà caritatevole: l’etica della benevolenza verticale
​La solidarietà caritatevole affonda le sue radici nella tradizione teologico-morale, in particolare nel cristianesimo, dove l’elemosina (dalla radice greca eleos, misericordia) non è solo un atto di dono, ma un dovere morale finalizzato alla salvezza dell’anima di chi dona e al sollievo contingente di chi riceve. Dal punto di vista filosofico, presuppone una gerarchia ontologica: il ricco (il “buono”) interviene sul povero (il “bisognoso”). La carità, come notato da Hannah Arendt in Sulla rivoluzione, è “apolitica” per eccellenza: essa non cerca di eliminare le cause della povertà, ma di lenirne gli effetti, perpetuando il rapporto di dipendenza. Politicamente, agisce come una valvola di sfogo che stabilizza l’ordine costituito, impedendo che l’indignazione del povero si trasformi in rivolta.

La solidarietà umanitaria: l’etica dell’emergenza globale
​L’umanitarismo moderno, teorizzato da figure come Henri Dunant (fondatore della Croce Rossa), si sposta dal piano morale a quello “tecnico-neutrale”. La sua filosofia poggia sull’universalismo dei diritti umani e sulla necessità di un intervento super partes. Tuttavia, la critica post-coloniale (si pensi a Didier Fassin in La ragion umanitaria) ha messo in luce come l’umanitarismo operi spesso attraverso una “governance della sofferenza”. L’azione umanitaria rischia di trasformare le crisi politiche (guerre, sfruttamento, estrattivismo) in “emergenze” sanitarie o logistiche, de-politicizzando le vittime e riducendole a “nuda vita” (Agamben), ovvero a corpi da salvare che non hanno voce politica. È una solidarietà dall’alto, che richiede un’infrastruttura burocratica e statuale per funzionare.

Solidarietà dall’alto verso il basso: il paternalismo tecnocratico
​Questa forma è l’estensione secolare del modello caritatevole. Si manifesta nel welfare statale o nei programmi di cooperazione internazionale gestiti dalle élite. Filosoficamente, è figlia del positivismo e del paternalismo liberale: si presume di sapere cosa sia meglio per le popolazioni destinatarie senza una reale consultazione orizzontale. Il “progetto” è l’ordine sociale gestito; la solidarietà diventa una tecnica di governo delle popolazioni per prevenire il caos. Il limite qui è l’alienazione: il destinatario è un oggetto di politiche pubbliche, non un soggetto attivo.

La solidarietà marxista: il superamento dialettico
​Nel marxismo, la solidarietà non è un atto di “bontà”, ma una necessità strategica della lotta di classe. Marx ed Engels, nei Manoscritti economico-filosofici, vedono l’alienazione come la rottura dei legami sociali prodotti dal capitale. La solidarietà proletaria (il Klassensolidarität) è la reintegrazione di questi legami in vista di un obiettivo rivoluzionario. Non si tratta di soccorrere il povero, ma di unire i lavoratori contro il sistema che produce povertà. È una solidarietà “orizzontale” all’interno della classe, ma spesso “verticale” rispetto alla struttura del partito, che funge da avanguardia cosciente. La solidarietà marxista mira a rendere superflua la carità eliminando la proprietà privata dei mezzi di produzione: il fine è la giustizia strutturale, non il sollievo temporaneo.

​La solidarietà anarchica e antiautoritaria: l’aiuto reciproco
​La sfida più radicale giunge da Pëtr Kropotkin e dalla sua opera Il mutuo appoggio. Per Kropotkin, la solidarietà (o aiuto reciproco) non è un ideale etico imposto dall’alto, ma un fattore biologico ed evolutivo della specie umana, soppresso dallo Stato e dal mercato. L’anarchismo rifiuta la distinzione tra “salvatore” e “salvato”. La solidarietà antiautoritaria si basa sull’orizzontalità, sull’azione diretta e sull’autorganizzazione. Non si delega a un ente terzo (Stato o ONG) la risoluzione di un problema, ma si affronta collettivamente, costruendo sin da subito le relazioni sociali che si vorrebbe vedere nel mondo futuro (la “prefigurazione”). È una solidarietà che non cerca il potere, ma la sua dissoluzione.

​Mentre la carità e l’umanitarismo tendono a preservare lo status quo, il marxismo e l’anarchismo cercano di trasformarlo. La frattura principale corre lungo la linea dell’autonomia: la solidarietà dall’alto (carità, umanitarismo, paternalismo) conferma la subalternità, mentre la solidarietà dall’interno (marxismo, anarchismo) mira all’emancipazione, differenziandosi tra loro per il ruolo attribuito all’organizzazione statale e alla gestione del potere.

Bibliografia essenziale
​Agamben, G., Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi, 1995.
​Arendt, H., Sulla rivoluzione, Einaudi, 2006.
​Fassin, D., La ragion umanitaria. Una storia morale del tempo presente, Feltrinelli, 2012.
​Kropotkin, P., Il mutuo appoggio. Un fattore dell’evoluzione, Elèuthera, 2005.
​Marx, K., Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, 1949.
​Mauss, M., Saggio sul dono, Einaudi, 2002. (Testo fondamentale per comprendere le dinamiche del dono e del contro-dono).

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