La laicità rappresenta l’incontro dei due fondamentali valori umani e civili: la libertà e l’eguaglianza. Essa fornisce la massima garanzia dell’autonomia di ciascun individuo, della sua indipendenza da qualunque potere o imposizione di carattere religioso, ideologico, etico e politico; del suo diritto alla diversità e alla differenza, nelle quali consiste la sua libertà effettiva; delle sue possibilità di emancipazione ed autodeterminazione, della sua convivenza pacifica con gli altri individui e dunque della sua sicurezza più autentica e reale. E garantendo tali diritti a tutti e a tutte, realizza la loro eguaglianza sostanziale nella forma della libertà eguale e delle pari opportunità assicurate ad ogni essere umano. Continua a leggere
Autore: admin
In Puglia…sant’iddio
Ci sono comportamenti che da sempre mi fanno incazzare: chi parla bene e razzola male. Chi si spaccia per puro ma puro non è. Chi pretende di darti lezioni ma è in fondo è un cattivo maestro.
Al TG3 di questa sera (Lunedì 3 giugno) le telecamere ci hanno mostrato un campo di schiavi extracomunitari che lavorano nei campi e che vivono in baracche degne delle peggiori favelas di Nairobi o Mexico City.
La troupe televisiva non era della BBC o della CNN, tornata in sede forse avrebbe cenato con orecchiette alla cima di rapa. Quel campo era nelle campagne del foggiano. In quella Puglia governata da 10 anni dal Presidente del partito a cui tra pochi giorni rinnoverò la tessera.
Si compagno Vendola, rinnoverò la tessera a SEL per poterti chiedere conto a pieno titolo di quanto ho visto in quel servizio televisivo. Chiederti conto del perchè dopo 10 anni di amministrazione regionale nella tua Puglia la schiavitù di centinaia di uomini e donne è ancora realtà.
Considerato che questo post esprime una posizione personale mi sembra giusto firmarlo: Francesco Gismondi, Co-Portavoce nazionale MRS
Franca e MRS
Mario Paterni, il radicale intransigente amico di Mazzini
di GIANCARLO IACCHINI –
A digitare il suo nome su un qualunque motore di ricerca su internet escono fuori quasi soltanto notizie sportive, per il fatto che nella via della zona mare che la sua città, Pesaro, gli ha intitolato ha avuto sede per anni la squadra di basket della Scavolini. Chissà che cosa ne direbbe Mario Paterni, uomo politico radicale e giornalista combattivo che nella seconda metà dell’Ottocento fu una delle personalità più amate nella città di Rossini ed uno dei politici locali più famosi a livello nazionale. Forse rifletterebbe con amaro stupore sull’ingratitudine dei tempi nostri, o forse quella devozione per il “popolo” di cui in ogni circostanza diede ampia dimostrazione lo spingerebbe ad una divertita indulgenza. Continua a leggere
Lelio Basso: «Il mio amico e maestro Gobetti» (quarta e ultima parte)
È interessante seguire come Piero Gobetti giunga, per questa sua via, a chiarire sempre i motivi veri della lotta. Scriveva nel marzo 1923: «Non è ancora possibile parlare in sede di cultura e di obiettività storica del fascismo, il quale ha risolto prima il problema di governo che il problema della sua identità. L’interpretazione comune (reazione ai miti antipatriottici e alle ebbrezze rivoluzionarie) ha un valore pratico ed è parso sin qui destinato a far fortuna, ma non presenta alcun significato in sede politica, dove gli interessi e la retorica dovrebbero trasformarsi in situazioni storiche. Anche l’interpretazione marxistica (reazione borghese) è insufficiente». Ma nell’aprile 1924 egli dichiara di avere «una visione più rettilinea», che così sintetizza: «Una dittatura di ceti plutocratici unita ad una dittatura demagogica e burocratica che controlla i cittadini persino nei mezzi di sussistenza». Continua a leggere
Lelio Basso: «Il mio amico e maestro Gobetti» (parte terza)
Piero Gobetti sognava una società articolata, ricca di iniziative autonome, in cui ogni classe ed ogni ceto esprimessero liberamente le proprie esigenze attraverso partiti politici ben distinti, senza attendere dallo stato concessioni o favori, e dove l’equilibrio scaturisse dal gioco dialettico delle forze in contrasto, senza indulgenze verso il paternalismo e il burocratismo. Se di questa futura società vedeva negli operai i primi suscitatori, auspicava però anche la formazione di una nuova classe di industriali coraggiosi, capaci di iniziativa autonoma e non legati alle avariate forme di parassitismo economico. Per ora, ammoniva, «la nuova borghesia produttrice appena nascente nelle grandi industrie delle città settentrionali deve ancora provare le sue virtù di conduttrice della libera lotta e nel gioco autonomo delle iniziative, ma la democrazia nascerà in Italia come conseguenza della maturazione capitalistica e della lotta dei partiti politici», e «la politica italiana non avrà un ritmo di serietà prima che siano nate le avanguardie del movimento proletario e borghese. Anche se queste forze saranno una minoranza basteranno per rompere il blocco dei parassiti e costringerli a differenziarsi secondo responsabilità precise». Continua a leggere
Lelio Basso: «Il mio amico e maestro Gobetti» (parte seconda)
Nel suo rifiuto dell’Italia reale, il criterio discriminatore che guidava Piero Gobetti era sempre dettato dalla sua personalità morale; era un giudizio etico quello che esprimeva sinteticamente il suo atteggiamento verso uomini o situazioni. Chi scorra la galleria di ritratti che egli venne pubblicando nel corso degli anni vedrà che l’accento – sia che parli di Matteotti o di Einaudi, di Amendola o di Croce – è posto in ultima analisi sull’insegnamento morale, sul valore di esempio che si può ricavare da questi uomini. E a sua volta questo giudizio morale si fondava sui valori di libertà, intesi come autonomia della persona, come rifiuto del conformismo, come capacità di esprimere se stessi anche contro un mondo ostile, anche in mezzo a difficoltà di ogni sorta. Questa capacità di eresia, anche solitaria e anche disperata, rappresenta per Gobetti un eroismo doveroso, e il suo ideale rimarrà fino alla fine un ideale eroico. Continua a leggere
Un giorno a Milano…
Milano, gennaio 2011
Don Gallo sul palco della FIOM in occasione dello sciopero nazionale dei metalmeccanici.
Quel giorno a Milano faceva un freddo cane mentre migliaia di lavoratori sfilavano per il diritto alla dignità.
Anche lui aveva freddo, ma quel giorno riscaldò i cuori di tutti !
Ciao Don Gallo, ci si vede in giro…
L’attacco ai diritti delle donne
di ENRICA FRANCO –
Le difficoltà che le donne in Italia affrontano tutti i giorni dovrebbero essere argomento di approfondimento e motivo di lotta: sono invece spesso sottaciute, quasi non esistessero.
Le donne per prime sono silenti riguardo alla loro condizione, ammutolite da anni di attacchi pesantissimi. Il precariato, la disoccupazione, il taglio dei servizi sociali hanno colpito uomini e donne, ma sono queste ultime ad averne pagato il prezzo più alto. Una donna che si affaccia al mondo del lavoro, per quanto possa essere capace, trova porte sbarrate e umiliazioni. Dopo aver superato imbarazzanti colloqui riguardanti il proprio desiderio di maternità, lavora senza sosta nella vana speranza di ottenere un contratto a tempo indeterminato; le ore di straordinario non pagate non si contano e purtroppo, spesso, subisce in silenzio anche le angherie del proprio capo.
Tutto questo per ottenere, il più delle volte, un contratto a tempo determinato che si protrae all’infinito, fino all’eventuale gravidanza che coinciderà con il licenziamento, mentre i colleghi uomini guadagnano di più a parità di lavoro svolto e avanzano di carriera al di là delle loro reali capacità. Continua a leggere
Lelio Basso: «Il mio amico e maestro Gobetti» (parte prima)
Considero ancora un privilegio della mia generazione quello di essere uscita dalla fanciullezza ad esser giunta alle soglie dell’età della ragione proprio negli anni turbinosi della prima guerra mondiale e di quell’incandescente dopoguerra, che vide il crollo di tanti vecchi miti, il tramonto di tante ideologie, la trasmutazione di tanti valori sociali, e vide per la prima volta il proletariato protagonista sulla scena della storia su scala europea. Ma per saper trarre le conseguenze di questo privilegio di nascita, e non correre il rischio di perdersi nel caos che la decomposizione del vecchio mondo produceva così nei rapporti sociali come nelle idee, così nella vita materiale come in quella spirituale, bisognava possedere una personalità intellettuale e morale capace di intendere il senso delle vicende circostanti e di sceverare il nuovo dal vecchio senza ossequi alla tirannia del passato a senza il velo di pregiudizi, capace di resistere alle lusinghe del compromessi morali, alle seduzioni della facilità e della pigrizia, capace soprattutto di inserirsi in quella vicenda come protagonista di una lotta in favore della società nuova contro la società morente. Continua a leggere

