Il grande inganno del pareggio di bilancio

di CLAUDIA GAUDENZI

«Piigs» è l’acronimo che sta letteralmente per Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna, ma che può altrimenti leggersi, senza peraltro sforzare troppo la fantasia, “maiali”. Questo è il termine con cui l’Italia, insieme ad altri, viene indicata dai vertici dell’economia europea. L’appellativo, davvero poco generoso, richiama un’idea del nostro Paese che è dura a morire, anche e soprattutto tra gli stessi italiani che ormai sanno di essere o essere stati in passato un popolo di spendaccioni, di dissipatori di risorse pubbliche, di fannulloni e che per questo ora vanno puniti con le meritate misure di austerità. Continua a leggere

Michael Sandel, “quel che il denaro non compra”

Business is business”. Spesso questa frase viene citata per ricordare che, quando ci sono soldi di mezzo, non si dovrebbe guardare in faccia a nessuno, tanto meno alla propria coscienza. Michael J. Sandel, filosofo, economista e professore di filosofia politica ad Harvard, già dal solo titolo del suo What Money Can’t Buy – The Moral Limits of Market (Allen Lane – Penguin, 2012) commette ciò che tra gli economisti e i tecnici della finanza è considerato un atto di blasfemia: permettere a valutazioni etiche di interferire con valutazioni di ordine commerciale. Continua a leggere

Marx aveva ragione

di DANILO CORRADI

Nel riflettere su cause, conseguenze e soluzioni di questa crisi economica, ritengo che non sia il capitalismo a dover avere i sensi di colpa bensì piuttosto il moralismo perduto. Ciò perché l’origine vera della crisi è di ordine morale (…) essa risiede nel pensiero nichilista che ha confuso le ultime generazioni dissacrando l’uomo. (Ettore Gotti Tedeschi, Il virus nichilista che contagia il capitalismo, «Il Sole – 24ore», 13 febbraio 2010)

Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi [gli stregoni ufficiali] non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che “questa volta” la medaglia non aveva rovescio, che questa volta il fato era vinto. Il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale e industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza. (Karl Marx, The European crisis, «New York Daily Tribune», 6 dicembre 1856)

Dovrebbe bastare questo giudizio così attuale espresso da Marx più di 150 anni fa sugli economisti ufficiali per riaccendere l’interesse sul pensiero economico e politico del rivoluzionario di Treviri. Il capitalismo e la crisi, a cura di Vladimiro Giacchè, è un lavoro che agisce in questa direzione. Un testo di indubbia utilità ed efficacia. Come sappiamo, non esiste nelle opere marxiane una trattazione organica del tema della crisi. Continua a leggere

Salviamo il paesaggio

di GIANCARLO IACCHINI

Quarantacinque anni fa, in pieno boom economico e poco prima della rottura epocale del ’68-69 (contestazione studentesca e autunno caldo operaio) Giuliano Procacci lanciava, dalle pagine finali del suo Storia degli italiani, il primo grido d’allarme. Il Paese sta crescendo, sta cambiando faccia rapidamente gettandosi alle spalle l’atavica miseria – scriveva l’illustre storico scomparso nel 2008 – ma c’è un problema, anzi due. Perché oltre a quella distribuzione ineguale della ricchezza che balzava agli occhi di tutti anche all’apice del boom, nel raffronto tra la borghesia rampante dell’automobile o dell’edilizia e i nuovi ceti medi da un lato, e dall’altro il proletariato delle fabbriche del nord, per non parlare di un Meridione sempre più emarginato economicamente e spopolato dall’emigrazione, si cominciava a intravvedere una questione ecologica in precedenza ignorata o trascurata anche dai critici più severi dello sviluppo capitalistico. Continua a leggere

Per un LAVORO di cittadinanza (e solidarietà)

Alcuni cittadini e sindaci hanno presentato una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare per il “reddito minimo di cittadinanza”. Un assegno di €750 garantirebbe i cittadini senza lavoro o altre risorse. Questo sarebbe l’asse portante di un presunto nuovo welfare invocato anche da Grillo. Perché la proposta abbia senso, è necessario riformularla completamente. Anzitutto, se non si affronta contestualmente la questione del lavoro nero e dell’evasione fiscale, il reddito di cittadinanza favorisce abusi insostenibili. In secondo luogo, la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, non sul reddito garantito che ha effetti distorsivi sull’economia. Se il lavoro è un diritto, è anche un dovere del cittadino fondare la Repubblica lavorando! Con un linguaggio comunicativo più intelligente e meno populista sarebbe stato meglio parlare di “lavoro di cittadinanza e solidarietà” da cui ricavare un reddito sia pure minimo. Rivendicare il diritto a lavorare e il dovere di aiutare la società è l’opposto che elemosinare un vecchio welfare paternalistico e lacrimoso. Continua a leggere

Una domenica con Azione Civile Lombardia

Domenica a Milano ho partecipato, in qualità di osservatore per il Movimento RadicalSocialista, alla prima assemblea regionale lombarda di Azione Civile.
Ho visto molto entusiasmo, ho incontrato un bravo compagno che non vedevo da anni (tanti…lui era radicale e io di DP), ho ascoltato interventi pieni di buonsenso e voglia di cambiare.
Legalità, difesa della Costituzione, lavoro, un’altro modello di Europa, difesa dell’ambiente e della salute.
Nel pomeriggio ho ascoltato l’intervento di Antonio Ingroia.
Un’intervento pacato, condivisibile da chiunque si ritenga “di Sinistra” e allo stesso tempo forte quanto basta per dare entusiasmo ai numerosi attivisti presenti. Qualcuno oggi dice che è un leader senza il necessario carisma. Non è così, ma sarebbe davvero un problema per un leader di un movimento di Sinistra ? Forse per una volta le idee e i progetti prevarrebbero giustamente sull’immagine del leader.
Io sono un radicalsocialista iscritto a SEL, ma ieri a Milano mi sono sentito “politicamente” a casa e questo non fa che rafforzare la convinzione mia e del Movimento RadicalSocialista che solo una Sinistra libertaria e finalmente unita potrà tornare ad essere riferimento ideale dei lavoratori e delle classi popolari.

Francesco Gismondi

Veri liberali e falsi liberisti

Vi è una ricca e autorevole tradizione, all’interno del pensiero e della pratica del liberalismo italiano e internazionale, che si colloca inequivocabilmente a sinistra e poco o nulla ha a che fare con il liberalismo conservatore e con la sua principale espressione economica, che è il liberismo. L’espressione “liberale di sinistra” contiene dunque una contraddizione solo apparente, con buona pace delle antiche ironie (l’ircocervo…) di Benedetto Croce nei confronti del suo allievo “ribelle” Piero Gobetti. Qualunque facile schematismo destra-sinistra che pretenda di dividere e separare due valori entrambi fondamentali quali l’eguaglianza (o giustizia sociale) e la libertà, collocando la prima “a sinistra” e la seconda “a destra”, nasconde un grave fraintendimento della storia politica reale, che ha visto una parte almeno della sinistra – nettamente maggioritaria nei paesi occidentali – battersi accanitamente per la conquista di spazi sempre maggiori di libertà, sul piano individuale e su quello sociale. Tutta la storia del radicalismo italiano si colloca naturalmente su questo fronte “libertario”, e larga parte del liberalismo progressista europeo e americano da Mill a Russell a Rawls. Continua a leggere

Quelli venuti giù con la piena…

di GIUSEPPE SCHERPIANI

C’era negli anni 60 una canzone che amavo sopra ogni altra. Era del grande Enzo Jannacci ed aveva come titolo “Ohé sunt chì“, scritta ovviamente in dialetto milanese. Il suo incipit era il seguente «Ohé sunt chì – vegnì giò cunt la piena – vegnì giò chì a Milàn…», poi proseguiva in una specie di diario intimo della sua prima apparizione infantile nella metropoli («Mì gh’avevi tri ann – forsi du ann apena»), lui, el terùn. Nel dialetto meneghino del tempo quelli venuti giù con la piena erano i montanari goffi, ignoranti e corti d’ingegno della bergamasca, che quando arrivavano in città facevano ridere tutti per i loro modi e il loro parlare, perché totalmente estranei al contesto. Roba di un altro pianeta. Continua a leggere

Gramsci e il “fordismo”

di GIANCARLO IACCHINI

«Tutta l’attività industriale di Henry Ford si può studiare da questo punto di vista: una lotta continua, incessante per sfuggire alla legge della caduta del saggio di profitto» (Quaderni, 1281-2). Così Antonio Gramsci sintetizza la quintessenza del fordismo, ancorando con ciò la propria analisi sociologica ed anche psicologica dell’importante fenomeno ai cardini economici del sistema teorico di Karl Marx, al nucleo strutturale della critica marxiana dell’economia politica. Continua a leggere