I disastri della “scuola-lavoro” e lo scaricabarile della… fedele ministra Ponzio Pilato

di VALENTINA PENNACCHINI

L’abuso sessuale su minori è un’atrocità. Se ad esserne vittima sono 4 studentesse impegnate in uno stage di alternanza scuola-lavoro – reso obbligatorio dalla Buona scuola e dal prossimo anno parte integrante dell’esame di Stato – una qualche riflessione critica da parte della Ministra Fedeli sarebbe stata quanto meno doverosa e invece, a parte la solita frase di rito («Inammissibile che le nostre ragazze e i nostri ragazzi possano esser oggetto di simili violenze mentre stanno svolgendo un pezzo della loro formazione») che “puzza” di caustico burocratese, scarica le responsabilità sulla Regione poiché le studentesse in oggetto sono iscritte ad un corso professionalizzante regionale. Continua a leggere

Lontano… lontano…

di GIANDIEGO MARIGO

Lontano dal PD è ormai una necessità anche morale ed etica. Anche se non basta a definire l’esigenza di questo momento storico. Per definire l’immagine d’un progressista, attento alle cose dello spirito ed all’evoluzione della morale condivisa.

Lontano da una logica interna fatta di competizione, di modelli verticistici, d’uno stalinismo in salsa clericale che tutto controlla e cristallizza, d’una meritocrazia malata endemicamente di un familismo clientelare, dove la corruzione – soprattutto morale – è ritenuta cronica ed irrecuperabile, quindi accettabile. Continua a leggere

Lettere a MRS: “La sinistra che vorrei”

di BARTOLAGIO (Fano) –

La sinistra che vorrei è prima di tutto una sinistra unita e generosa. L’unità era l’elemento originario forse più forte nella nostra tradizione politica ed è anche l’elemento che più mi preme a titolo personale: significherebbe che si cerca di ricominciare a convivere senza sospetti, scomuniche e presunzioni di Verità.

C’è poi un elemento concreto in questa esigenza. Quando ti confronti con le elezioni e con la conta del consenso, è bene cercare una massa critica. Da evitare le ammucchiate con tutto e il contrario di tutto tipo Forza Italia o Pd e, nonostante le mie speranze iniziali, da evitare anche le esperienze fallimentari come Sinistra Arcobaleno e simili. Non sono un esperto, ma l’esempio fanese di Sinistra Unita mi suggerisce che le federazioni funzionano quando si dà il tempo per farle maturare e consolidare, invece di impostarle sotto campagna elettorale. Continua a leggere

Cremaschi: vi presento “Eurostop” e il progetto… ITALEXIT

di GIORGIO CREMASCHI
Care compagne, cari compagni, permettetemi di illustrare quello che io considero lo spirito di fondo della nostra impresa, sperando così di riuscire a cogliere il sentire comune di tutte e tutti.
La sera del 29 giugno ero a Viareggio alla manifestazione per ricordare la strage. Alla fine uno dei familiari delle vittime ha letto un breve testo che raccontava di un convegno del marzo 2009 ove tutti i manager delle ferrovie discutevano della sicurezza dei treni. Il rappresentante della commissione europea spiegò che la piena sicurezza costa troppo e non favorisce il mercato, d’altra parte troppi incidenti anch’essi finiscono per aggravare i costi. Bisognava trovare dunque una sicurezza economicamente sostenibile, cioè un numero di incidenti accettabile, diciamo noi. Così pochi mesi dopo 32 persone sono morte bruciate vive a Viareggio. Continua a leggere

Reddito minimo, obbiettivo… massimo

di GIANCARLO IACCHINI ♦
È sbagliato continuare a chiamarlo “reddito di cittadinanza” (quello spetterebbe a TUTTI in quanto cittadini, quindi compresi… Berlusconi, ex moglie e figli!) e la cifra indicata dai 5Stelle (780 euro) paragonata ai salari minimi di chi lavora 8 ore al giorno appare poco realistica (in diversi paesi siamo attorno ai 500 euro), ma la proposta di un reddito minimo garantito, in cambio della disponibilità (per i disoccupati) a qualche ora di lavoro giornaliero, è sacrosanta, ed anzi su questo l’Italia è pesantemente indietro a livello europeo. Motivo di tanta ostilità (a parte forse l’insofferenza politica verso chi lo propone) prima era l’argomento dei costi per lo stato (“con quali soldi?”, hanno ripetuto come un mantra ogni martedì Floris, Giannini, Mieli e giornalistoni vari ai “dibattista” di turno). Continua a leggere

In memoria di Carlo Rosselli (nell’80° anniversario del suo assassinio)

Intanto, chi sono. Sono un socialista. Un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolare nelle arterie e affluire al cervello. Un socialista giovane, di una marca nuova e pericolosa, che ha studiato, sofferto, meditato e qualcosa capito della storia italiana lontana e vicina. E precisamente ha capito:

1) che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale;

2) che, come tale, si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di aspettare il “sole dell’avvenire”;

3) che tra socialismo e marxismo non vi è parentela necessaria;

4) che socialismo senza democrazia è come volere la botte piena (uomini, non servi; coscienze, non numeri; produttori, non prodotti) e la moglie ubriaca (dittatura);

5) che il socialismo, in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa, misera, oppressa, è l’erede del liberalismo;

6) che la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come delle collettività, è il più efficace mezzo e l’ultimo fine del socialismo;

7)che la socializzazione è un mezzo, sia pure importantissimo; perché il fine è la liberazione degli individui;

8) che lo spauracchio della rivoluzione sociale violenta spaventa ormai solo i passerotti e gli esercenti, e mena acqua al mulino reazionario;

9) che il socialismo non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura;

10) che ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti;

11) che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro;

12) che è assurdo imporre a così gigantesco moto di masse un’unica filosofia, un unico schema, una sola divisa intellettuale».

(Carlo Rosselli)

Anna Falcone e Tommaso Montanari. Appello per una Sinistra popolare.

Vi invitiamo a leggere questo Appello, leggetelo attentamente, senza pregiudizio.

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza di Anna Falcone e Tomaso Montanari, 06.06.2017
Il 18 giugno a Roma. È necessario uno spazio politico nuovo, ci vuole una sinistra unita e una sola, grande lista di cittadinanza aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati. Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame. Continua a leggere

Fano: “briciole” al posto della sanità pubblica

Bye-bye welfare! A Chiaruccia (Fano) qualcosa doveva esser fatto. La logica del “contentino” paga sempre perché gli affamati si accontentano delle briciole: una bella clinica privata per metà convenzionata. Nessuna sorpresa, tutto già scritto. Mr. Sansavini, il guru della sanità privata “from Cotignola”, rappresenta una garanzia di qualità. Il “re” delle cliniche private è rassicurante. L’intento è quello di «arricchire il sistema sanitario locale con servizi di alta specializzazione per fermare l’altissima mobilità passiva». Filantropia pura… Peccato non si fermi qui: «Noi vogliamo lavorare con le assicurazioni e quindi dare una risposta ad un target alto della popolazione… Questa è una grande opportunità per la città» (sic). Per qualcuno sarà sicuramente una grande opportunità ma non certo per Fano, che rinuncia all’ospedale cittadino già depotenziato a favore di quello “provinciale” o meglio pesarese di Muraglia; non certo per i cittadini della vallata del Metauro che facevano riferimento alle macerie del S. Croce. Le oasi nel deserto sono quasi sempre un miraggio. La gestione delle emergenze non compete il privato e la logica privatistica è quella del profitto, pertanto è irrazionale persino pensare che esso rappresenti un risparmio per le casse dello Stato. Si torna indietro.

Questo è un mirabile esempio di politiche regressive finalizzate ad abbattere il modello universalistico della sanità istituito nel 1978. Nessuna demonizzazione del privato come opzione complementare al sistema sanitario nazionale; purtroppo la gestione aziendalistica della sanità ha spalancato le porte al privato accreditato strutturale, dando vita ad una quantomeno discutibile commistione di pubblico, privato e politica. Il diritto alla salute rischia di non essere più un diritto di cittadinanza ma di tornare ad essere collegato alla condizione retributiva. Non è un caso che alcune emittenti private abbiano recentemente iniziato a pubblicizzare piani di assistenza sanitaria integrativa.

Dietrologia? A parlare sono i fatti: la legge di stabilità del 2016 (governo Renzi) detassa le spese dell’azienda che assicura ai suoi dipendenti, previa contrattazione, l’assistenza mutualistica integrativa. Tutto in linea con il governo Berlusconi ed il libro bianco di Sacconi secondo cui non è pensabile dar tutto a tutti e pertanto è “cosa buona e giusta” che il sistema sanitario nazionale si prenda in carico solo coloro che non possono permettersi assicurazioni integrative e mutue. A livello locale si chiudono ospedali ma si apre al privato convenzionato e in nome della spending review si “razionalizza” costruendo nuove strutture con soldi che non ci sono, appellandosi a modalità di finanziamento che rappresentano l’ennesimo regalo ai privati.

Cosa fare concretamente per opporsi a questa deriva resta un mistero. Chiunque ci abbia provato, investendo tempo ed energie, ha fin qui fallito. Un fallimento relativo, tuttavia, perché la negazione dell’esistente rappresenta comunque un universo di possibilità irrealizzate che vanno declinate e perseguite.

Valentina Pennacchini (Circolo Polverari – MRS Fano)

Nostra intervista su Marcuse

Raffaele Laudani, autore di un importante libro su Marcuse (Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Collana “Il Mulino/Ricerca”, pp.336) ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla teoria del celebre esponente della Scuola di Francoforte, le cui critiche alla società contemporanea – doppiamente eretiche (anche rispetto al marxismo ortodosso) nel momento in cui furono scritte – appaiono ancora oggi quanto mai stimolanti e lungimiranti. Laudani, che ha insegnato anche alla Columbia University di New York, è uno dei massimi esperti italiani del pensiero di Marcuse. Ha anche curato una raccolta di suoi scritti (da lui stesso tradotti) nonché l’edizione italiana degli inediti. Continua a leggere