Di Battista: ecco perché non mi sono candidato

di ALESSANDRO DI BATTISTA

Perché non mi sono candidato a premier per il M5S? Perché non penso, per lo meno adesso che quello sia il mio ruolo. E se penso questo, per il rispetto che devo a voi tutti e al Movimento che mi ha cambiato la vita, è giusto non candidarsi. Io mi sento un libero battitore, mi conoscete bene, in un certo senso è come se mi sentissi imbrigliato in certi palazzi e non è un caso che la mia azione “politica” più importante di questi anni l’ho fatta viaggiando in sella ad un motorino a difesa della Costituzione. E me li prendo, i miei meriti, senza alcuna falsa modestia. Perché non dimentichiamolo mai, gli abbiamo fatto il culo al sistema con un motorino e i treni regionali! Continua a leggere

Piena solidarietà alla nostra Valentina!

Il Circolo Libertario Polverari esprime la più affettuosa solidarietà alla sua presidentessa Valentina Pennacchini, pesantemente insultata attraverso la vigliaccheria di due lettere anonime, contenenti – insieme a squallide offese sessiste – precisi riferimenti politici: alla sua elezione alla presidenza del nostro Circolo, al suo impegno nel Movimento RadicalSocialista ed a non meglio specificate "critiche a un partito". Nel condannare con sdegno il grave episodio, siamo certi che Valentina non si lascerà intimorire da reazioni così ignobili e proseguirà con l’impegno di sempre la sua preziosa attività culturale e politica, ed in particolare le battaglie scottanti sui temi della sanità e delle ingiustizie sociali.

Tomaso Montanari: “Il riformismo ha fallito; bisogna essere radicali!”

Dobbiamo invertire RADICALMENTE la direzione di marcia. Non pensiamo che sia più tempo di riformismo, che ha fallito; pensiamo che sia tempo di RADICALISMO. Dobbiamo rovesciare il tavolo della DISEGUAGLIANZA, non pensare che si possa lenire qualcosa con provvedimenti tampone e compromessi. Questo è “vincere”. Una vittoria vera, una VITTORIA CULTURALE. Il vero “realismo” è quello di andare a fare la stampella di Renzi oppure CAMBIARE IL VOCABOLARIO DEL PAESE e attrezzarsi… anche per un tempo forse lungo? Continua a leggere

Come distinguere la sinistra dai… sinistri

Non siamo più ai tempi del dilemma luxemburghiano “riforme o rivoluzione?”, anche perché oggigiorno i “riformisti” procedono in senso contrario (verso lo smantellamento dello stato sociale, ad esempio), avendo dimenticato perfino Keynes (altro che il Marx "prudente" di Eduard Bernstein, contro il cui "revisionismo" si scatenava la nostra mitica Rosa!), e tuttavia le sinistre sono sempre essenzialmente due (ci limitiamo in questo caso all’Italia): una tutta "chiacchiere e distintivo", a cui basta "sentirsi" di sinistra per esserlo davvero (?), agitando bandierine, mostrando sigle e simbolini sempre nuovi e sempre meno rossi (rosa, verdi, viola, arancioni ecc.) e proclamando ideali facili da sbandierare senza disturbare affatto il manovratore (economico), contro cui non ha più nulla da dire; allora il nemico diventa ora Berlusconi (con Grillo, Salvini e tutta “la destra”) , ora Renzi (il kompagno che sbaglia), ora perfino il terribile Alfano (?); è naturalmente la sinistra il cui immobilismo e il cui distacco dal mondo del lavoro e dagli ideali "strutturali" (per evocare Marx) della sinistra SOCIALE ha precisamente prodotto quei mostri, di cui si vorrebbe liberare per tornare ai "bei tempi" (dell’Ulivo, dell’Unione), quando furono fatti più danni di quelli attribuibili ai mostri suddetti.
E c’è per fortuna una sinistra (in gran parte sommersa perché non riesce a trovare una rappresentanza politica adeguata) che non ha mai dimenticato i suoi valori fondanti: libertà eguale e radicale, giustizia sociale, lotta al neoliberismo, difesa e potenziamento dello Welfare, dei beni comuni e dell’intervento pubblico in economia; una sinistra che può essere definita in un solo modo: SOCIALISTA. Questa sinistra "sostanziale" ha ben poco a che spartire con quella "formale", che anche quando predica bene razzola malissimo, che dice una cosa e poi fa l’esatto contrario (ma dice anche cose nefaste). Venendo al dunque: oggi la finta sinistra può allearsi o non allearsi al PD, prima o dopo le elezioni oppure anche no, ma è tutta interna allo schema mentale del "centrosinistra" cioè alla logica del neocapitalismo globalizzato, che spera di gestire con meno traumi e scossoni "altrimenti arrivano le destre" (che sarebbero ovviamente tutte le altre forze in campo). La sinistra vera cerca invece di resistere e di riorganizzarsi, facendo opposizione sociale e intellettuale, promuovendo laboratori di partecipazione dal basso nella più completa rottura con i vecchi gruppi dirigenti compromessi col "centrosinistra" dei vari alberi e fiori (querce e ulivi, garofani e margherite).
La cartina di tornasole per distinguere "a occhio nudo" la vera dalla falsa sinistra non si riduce dunque alle baruffe temporanee col PD ("perché c’è Renzi" o "perché c’è Alfano"), ma sta in alcuni precisi banchi di prova: l’indisponibilità netta e definitiva a intese con il Partito Democratico (a prescindere da Renzi), un programma di radicale cambiamento sociale, ed una leadership credibile e nettamente riconoscibile come alternativa al ceto politico dominante. Si tenga presente tutto questo per capire di volta in volta, a livello nazionale o regionale o comunale, quale tipo di esperimento politico ci troviamo davanti.

Le vicende di SEL-SI e il coraggio a sinistra

di MARISA D’ALFONSO

Quando da un gruppo parlamentare è nata SEL-SI avevamo già compreso bene la portata e i limiti di un partito politico che non nasceva dal basso. Anche se Cosmopolitica aveva risollevato gli animi, perché si trattò di un bell’appuntamento denso di tanta carne al fuoco, di bei momenti e di pagine alte di bella politica (ma Pisapia che si aggirava insieme a Zedda veniva scansato da quasi tutti) le amministrative di maggio 2016 purtroppo segnarono il primo solco profondo facendo esplodere le contraddizioni che avevano portato alla morte di Sel, a partire proprio da Milano. (E poi le lettere dei 100, dei 300, la brutta pagina siglata con Fassina a Roma, tanto per ricordare le più eclatanti.) Continua a leggere

Il centrosinistra non è l’alternativa al renzismo, ma ne è la causa!

di TOMASO MONTANARI

La domanda è: la manifestazione di Santi Apostoli ha resuscitato il desiderio di votare in chi fa parte di una sinistra senza casa, in chi magari il 4 dicembre è andato ai seggi per dire No, ma non sa ora dove guardare? Per quel che vale, come membro di quella categoria, rispondo di no. Intendiamoci, in quella piazza romana c’erano tantissime brave persone (…), persone di sinistra: cioè intenzionate a cambiare lo stato delle cose, e a cambiarlo in direzione dell’eguaglianza, dell’inclusione e della giustizia sociale. Ma i discorsi, il tono politico, il filo conduttore della manifestazione e soprattutto la reticente conclusione di Giuliano Pisapia sono apparsi autoreferenziali, chiusi: a tratti ombelicali. Rivolti al passato, e non al futuro. Continua a leggere

Via crucis burocratica (a 40 gradi), ovvero la selezione darwiniana degli anziani

di VALENTINA PENNACCHINI

Che l’Italia non sia un Paese per giovani – di figli se ne fanno sempre meno e quelli che ci sono se ne vanno – è ormai risaputo, ma il “Bel Paese” non è nemmeno un posto per vecchi. Pensioni a parte (meglio andarsene in Portogallo) la sanità è quello che è o meglio quello che una classe dirigente senza colore – in senso politico e non solo – vuole farla diventare; il cancro della burocrazia poi, alla faccia della semplificazione amministrativa sbandierata a destra e a sinistra e mai attuata, avvelena la vita di tutti e colpisce ancor di più gli anziani. I vecchi (non solo purtroppo) muoiono. E’ una legge di natura. E’ invece legge – e in questo la natura c’entra poco – tutto ciò che comporta morire soprattutto per chi resta, specie se c’è un immobile di mezzo. Andiamo a narrare per sommi capi l’epopea della pratica per la successione di una povera vedova residente nel comune di Urbino. Continua a leggere

Intervista ad Anna Falcone

Avvocata Anna Falcone, la vostra Coalizione civica, nome provvisorio, dà appuntamento nelle città per il week end del 30 settembre e primo ottobre. Per fare cosa?

Abbiamo convocato assemblee simultanee, non necessariamente cittadine ma anche regionali. Saranno le nostre 100 piazze per il programma. Si discuterà dei filoni usciti dall’assemblea del Brancaccio (18 giugno scorso, ndr): lavoro, diritto al reddito, pensioni, equità di genere e intergenerazionale, diritti e doveri – welfare, istruzione, sanità, giustizia, assistenza sociale – e il ruolo dello stato nell’economia. Ovvero art.3 della Costituzione, il cuore del nostro modello democratico: lo stato ha un ruolo attivo nella rimozione delle diseguaglianze ma anche nell’economia. Solo così si esce dalla crisi. Non siamo nostalgici statalisti, è la precondizione per far ripartire l’economia anche privata. E infine: Europa. Le spese per gli investimenti siano escluse dal fiscal compact. Continua a leggere

“Unità della sinistra”: l’inganno della lista unica

di LORIS CARUSO

Si può amare un film così tanto da non stancarsi mai di rivederlo. Ha meno senso riguardarlo a scadenza periodica dopo aver dichiarato di non sopportarlo. Ma la trama è nota, i personaggi familiari, alcuni passaggi accattivanti, e ancora una volta ci si siede a guardarlo: ciò che è noto rassicura. La coazione a ripetere funziona è così: si rifà all’infinito la cosa che si giura di non voler fare. Si sa che non funziona, ma non si riesce a evitarlo. Continua a leggere