di GIANCARLO IACCHINI –
«Penso che, così com’è ora, la società è tutta organizzata e diretta a beneficio d’una piccola minoranza, che sfrutta tutte le energie dei lavoratori, con la protezione della legge che ha fatto essa sola e per sé sola; che tutto l’edificio si regge sull’ignoranza e sull’abbrutimento delle moltitudini; che è la sola violenza che lo tiene insieme; che questo stato di cose ci corrompe tutti, è come un’infezione nell’atmosfera morale; la causa prima di tutte le più tristi passioni e delle più nefande azioni e dell’affanno di tutti, e della menzogna d’ogni istituzione e d’ogni parola; e che questo stato non può durare, e non durerà, e che è sacro dovere d’ogni uomo onesto il far tutto il possibile perché non duri, se anche si dovesse sconvolgere il mondo».
È il preannuncio del passaggio dalla consapevolezza teorica al concreto impegno politico per cambiare la società: «Bisogna fare una critica costante, infaticabile, implacabile al capitalismo; perché il sentire e comprendere un’ingiustizia è già un principio dell’abolirla». Continua a leggere
