La “bontà” degli Usa e la propaganda

di Andrea Bizzocchi
Ogni volta che torno negli Stati Uniti non posso fare a meno di constatare la sincera quanto ingenua e drammaticamente pericolosa convinzione dello statunitense medio che loro sono i “buoni”. Ne sono sinceramente convinti. Fanno le guerre per portare la democrazia, la lotta al terrorismo è necessaria per liberare “non solo gli Usa ma tutto il mondo da questi fanatici che si fanno esplodere e fanno esplodere anche i bambini”, globalizzano McDonald’s e tutto il resto per “far sì che anche gli altri paesi si sviluppino”, lo sfruttamento minorile per produrre le merci che consumano viene perversamente ribaltato in un “almeno gli diamo un po’ di lavoro”, Obama (ma solo per i democratici) è buono e il Nobel per la Pace che gli è stato conferito giusto anche se è costretto, poverino, a fare le guerre. Continua a leggere

Quell’eretico desiderio di socialismo

di Alessio Andrej Caperna

La politica quale un uscire dalla stasi, e-stasi, intendendo stasi nel senso polivalente del termine, di immobilismo, stagno sociale che ingenera piramidi sociali/gerarchico-patriarcali, cristallizzate nell’attuale assetto familistico, che viene delineandosi alla stregua di un neo-feudalesimo, ove i figli tendono a fare lo stesso lavoro (comunque alienante) dei genitori.

Stasi della DDR, nel senza senso attuale, ove l’essere umano è di continuo spiato, scrutato nei conti correnti bancari; Stasi, come era il Ministerium fur Staatssicherheit, il potente servizio segreto della DDR, che disponeva di un agente segreto in ogni condominio (in jeder imbiss-stube, ein spion, una spia in ogni tavola calda, diceva una canzone dei DAF-Kebabtraum). Continua a leggere

L’economia del bene comune

di Marco Dotti 

Secondo l’austriaco Christian Felber, promotore del movimento della Gemeinwohl-Ökonomie o economia del bene comune, nella concorrenza il motore che anima l’azione è la paura – di perdere, di fallire, di non riuscire nell’impresa. Al contrario, nella cooperazione ciò che muove l’azione verso lo scopo è un diverso orientamento – anche della competizione – secondo un sistema win-win: si perde o si vince tutti assieme, per questo occorre dare il meglio. Continua a leggere

Il regalo di Natale del governo

I provvedimenti varati alla vigilia di Natale dal Parlamento e dal governo (l’approvazione della legge di stabilità e il decreto legislativo n. 1 sul Jobs Acts) sono atti infami, espressione della guerra che i padroni conducono contro la classe lavoratrice per distruggere i suoi diritti e per stornare le risorse pubbliche a vantaggio dei profitti e delle rendite finanziarie. Il governo Renzi si conferma, per chi avesse avuto ancora qualche stupida incertezza, di essere un governo di classe, al servizio della classe capitalista, nemico dei lavoratori, della giustizia sociale; non il governo della modernità e del progresso, ma un governo reazionario dei “padroni delle ferriere” che punta a ricostruire il pieno potere della borghesia su una classe lavoratrice frammentata, divisa, impossibilitata a difendere i suoi interessi e quindi suddita. Continua a leggere

Il valore della solidarietà

Un’intervista al giurista italiano in occasione dell’uscita del nuovo saggio sulla solidarietà. Un concetto e una pratica da riscoprire nel lungo inverno della crisi. E un possibile strumento per dare forma politica alla critica del neoliberismo

La soli­da­rietà è un’utopia neces­sa­ria. Ste­fano Rodotà spiega il titolo del suo nuovo libro (Laterza, pp. 141, 14 euro) con la sto­ria di San­dra, l’operaia inter­pre­tata da Marion Cotil­lard nel film Due giorni e una notte dei fra­telli Dar­denne. «Nel film c’è la scom­parsa della soli­da­rietà tra per­sone che lavorano nella stessa fab­brica e l’impossibilità di riaf­fer­marla – rac­conta Rodotà – San­dra dice di non volere “fare la men­di­cante” quando chiede ai suoi com­pa­gni di lavoro di rinun­ciare al bonus di mille euro per impe­dire il suo licen­zia­mento. C’è un refe­ren­dum che ha un esito nega­tivo. San­dra però riac­qui­sta la sua dignità per­ché respinge la pro­po­sta di essere rias­sunta a tempo pieno al posto di un gio­vane collega afri­cano pre­ca­rio con un contratto a ter­mine. La soli­da­rietà verso que­sto giovane, che ha votato per lei pur sapendo che l’avrebbe dan­neg­giato, resti­tui­sce la dignità dell’essere. San­dra sco­pre che attra­verso la lotta può riaf­fer­mare la solida­rietà. Nel film c’è un compen­dio di quello che stiamo vivendo». Continua a leggere

Morti due volte

di Franco Turigliatto

Vergogna, vergogna” è il grido alto che è salito nell’aula del Palazzaccio romano al momento della lettura della sentenza della Corte di Cassazione che annullava il processo Eternit, mettendo un pietra tombale sulla richiesta di giustizia delle famiglie delle migliaia di vittime di Casale ed uccidendo una seconda volta i morti di quella strage capitalista, perpetrata nel corso degli anni dal miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, che oggi si gode i frutti dei suoi profitti e dei suoi crimini nel comodo rifugio tropicale del Costarica. Continua a leggere

Podemos: una speranza per i popoli europei

Euro­par­la­men­tare della Sini­stra euro­pea nel Gue-Ngl, «che difende la dignità dei popoli e la demo­cra­zia». Anche neo segre­ta­rio gene­rale del movi­mento Pode­mos, che nella sor­presa gene­rale ha con­qui­stato l’8% alle ele­zioni con­ti­nen­tali di mag­gio ed è accre­di­tato oggi dai son­daggi come prima forza poli­tica del paese con il 27%. Insomma il tren­tenne Pablo Igle­sias sta diven­tando per gli spa­gnoli quello che Ale­xis Tsi­pras è per i greci: un peri­colo pub­blico, come è stato già omag­giato da alcuni media, per l’Europa dell’austerity di Bar­roso e ora di Juncker. Continua a leggere

Cambiare la sinistra per cambiare l’Italia

La sof­fe­renza eco­no­mica e quella indi­scri­mi­nata verso tutto e tutti ormai si con­fon­dono e si ali­men­tano. Una forte rispo­sta sin­da­cale, extra­sin­da­cale, movi­men­ti­sta, del ceto medio, dei senza niente, ma anche una rea­zione di paura di chi, povero e ghet­tiz­zato, diventa carne da macello di una poli­tica rea­zio­na­ria pronta a gene­rare mostri e a pren­dere di mira i più deboli, gli immi­grati. Tra i quali pur­troppo viene pescata la mano­va­lanza della pic­cola cri­mi­na­lità quo­ti­diana, che feri­sce e indi­gna più di quella orga­niz­zata dalle forze e bande cri­mi­nali che con­trol­lano lar­ghe fette del nostro territorio.

Però la rispo­sta ope­raia e quella bat­tez­zata come “scio­pero sociale”, così come le esplo­sioni di xeno­fo­bia nelle nostre ban­lieue, non mostrano sol­tanto cosa c’è in gioco: met­tono soprat­tutto in evi­denza la neces­sità e l’urgenza di una rispo­sta di sini­stra alla ricetta simil-liberista del governo Renzi, che non solo non risolve ma aggrava e avvi­cina il declino del paese. Continua a leggere

Monta la protesta sociale

Piazza Duomo è piena di ope­raie e ope­rai, ma la cifra è la paura: soprat­tutto quella di per­dere il posto. Non può essere una mani­fe­sta­zione gio­iosa, quella dei metal­mec­ca­nici nell’anno 2014: Nokia, Trw, Ast di Terni, l’elenco è lun­ghis­simo e le tute blu oggi stanno male. Povertà, disoc­cu­pa­zione, dispe­ra­zione: men­tre le peri­fe­rie sono in fiamme per la lotta con gli immi­grati e poco lon­tano i ragazzi dello scio­pero sociale si scon­trano con le forze dell’ordine. Eppure la Fiom e la Cgil rie­scono a tenere unite que­ste per­sone, 80 mila sfi­lano lungo le vie di Milano per riu­nirsi sotto la Madon­nina. Lei è tutta d’oro, come le cene di Mat­teo Renzi con i finan­zieri: «Noi – dice Mau­ri­zio Lan­dini dal palco – non siamo quelli che spen­dono 1000 euro per una serata: noi con 1000 euro ci dob­biamo vivere un mese». Continua a leggere

Processi lunghi e rimedi sbagliati

L’Italia è all’ultimo posto per durata dei processi civili tra i 34 dell’Ocse. Lo sanno bene tutti coloro che, per disgrazia, si trovano a dover affrontare un processo civile. Sai quando cominci e non sai quando finisci, e bisogna essere davvero molto pazienti per non rinunciare ai propri diritti o alle proprie ragioni. Secondo l’Ocse (dati pubblicati nel 2013) per arrivare al terzo grado di un giudizio la media è di 8 anni. Questo significa che ci sono cause che si chiudono in meno di 8 anni ma anche cause che impiegano di più, a volte molto di più. La media della durata dei paesi Ocse è di 788 giorni, poco più di due anni. E vi sono paesi come la Svizzera in cui i contenziosi vengono chiusi entro un anno. Continua a leggere