di DAVIDE SPONTON –
Una spaccatura forse irreversibile sembra essersi prodotta in quel che rimane della sinistra italiana. Una spaccatura che ha origine nella scelta neoliberale e pro Unione europea della classe dirigente post Pci (ma anche di spezzoni di altre forze politiche della prima repubblica che ad essa si sono unite, ex democristiani soprattutto, ma anche ex socialisti, come pure molti della generazione delle rivolte studentesche degli anni 60/70). Per un certo periodo questa scelta fu occultata dal cosiddetto pericolo fascista di una nuova destra rappresentata dal partito fondato dall’imprenditore televisivo Silvio Berlusconi (e non solo, data la popolarità internazionale datagli dalla proprietà del club calcistico A.C. Milan), Forza Italia, da una nuova forza radicatasi soprattutto in Lombardia e Veneto, pericolosamente secessionista, la Lega Nord, e da una forza post-fascista, Alleanza nazionale, che si preparava a raccogliere l’elettorato conservatore in libera uscita dalla Dc, ormai in via di smobilitazione, soprattutto nel sud Italia. Continua a leggere

