Calamandrei: un rebus dell’antifascismo…

di GIANCARLO IACCHINI ♦

Piero Calamandrei (1889-1956) è uno dei più importanti “padri costituenti” e grande difensore e divulgatore della nostra Costituzione; esponente di Giustizia e Libertà e fondatore del Partito d’Azione; e verrebbe da dire, di getto, indiscusso alfiere dell’antifascismo se non fosse che proprio di questo si è molto… discusso, anche con accenti fortemente polemici. Perché? Perché il celebre giurista fiorentino era così bravo e autorevole da essere spesso interpellato dai ministri di Mussolini, fino a collaborare attivamente alla stesura del Codice di Procedura Civile uscito nel 1942, quando il fascismo (escludendo la tremenda deriva della Repubblica Sociale ormai alle porte) aveva già mostrato il peggio di sé (dalle leggi razziali alla disastrosa entrata in guerra a fianco della Germania nazista, dopo 17 anni di aperta dittatura) e paradossalmente nello stesso periodo in cui Calamandrei, che a suo tempo aveva tranquillamente firmato il Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce contro il Manifesto fascista di Giovanni Gentile, si stava avvicinando ai gruppi più attivi nella lotta contro il regime, in perfetta sintonia con oppositori a prova di bomba come Ernesto Rossi e i fratelli Rosselli. Continua a leggere

LIBERALSOCIALISMO: non “moderatismo” ma doppia rivoluzione

«Noi siamo liberali, ma non possiamo ammettere il predominio del capitalismo; siamo socialisti, ma non possiamo ammettere il totalitarismo burocratico-statalista. Il nostro non è affatto moderatismo e neutralizzazione reciproca dei due termini, libertà e socialismo; ma DUE RIVOLUZIONI invece di una, massimo socialismo e massimo liberalismo. E perciò non la riluttanza ai due termini, ma anzi l’ORGOGLIO di dirsi socialisti e liberali INSIEME, con tutta la suggestione morale che questi due termini portano».
(Aldo Capitini)

Quando l’equilibrio è rivoluzionario (in un mondo così storto)

«Cari amici di MRS, mi chiamo Federico […] e questa è una lettera di elogio, anche se non so se vi farà troppo piacere. Infatti io di voi apprezzo non il radicalismo o lo spirito rivoluzionario, ma al contrario la pacatezza, la saggezza, l’equilibrio e il rispetto che traspare da tutto quello che scrivete. Mi colpisce la poca propaganda, il profilo basso, il tesseramento gratuito, la libertà di pensiero che lasciate ad ogni vostro iscritto, che subito può prendere iniziative a nome del Movimento o scrivere nel vostro blog senza censure (mi pare perfino troppo “liberal”, ma complimenti!). Ora, mi chiedo, ma perché continuate a definirvi di estrema sinistra e non invece di centro? Perché vi sentite rivoluzionari e non moderati? Io sono un riformista e vi apprezzerei di più se vi collocaste in una posizione politica meno radicale. Scusate l’imbarazzante auspicio…».

Caro Federico, che dire? A noi gli elogi fanno piacere tutti, perciò grazie. Noi “di centro”? Ma dove, nel cielo platonico delle idee o su questa terra e specialmente in Italia, dove il convento da quelle parti passa roba immangiabile? Guarda, non ne facciamo un problema di etichette e di definizioni, ma di sostanza. Cosa vuol dire essere moderati? Non è che i “radicali” come noi camminano per strada col coltello tra i denti, te lo posso assicurare… Siamo “equilibrati”? Sì certo, ma tu credi che questo voglia dire moderazione in politica? Pensa solo un attimo a quanto sarebbe rivoluzionario RIEQUILIBRARE ad esempio la ricchezza, o il lavoro, o gli orari di lavoro, tra l’élite miliardaria e la massa di sfruttati in Italia e nel mondo! Sì, sarebbe bello essere equilibrati IN TUTTO, anche nel potere e nella ricchezza; far sì ad esempio che tutti siano liberi e con “pari opportunità”: che bellissimo “equilibrio”! E tu pensi che riforme sociali in grado di “riequilibrare” un mondo storto come questo siano cose da moderati? Pensi che il mondo sia equilibrato e moderato, o non ritieni anche tu, pensandoci meglio, che per renderlo tale sia da cambiare radicalmente? Detto ciò, è vero: l’IDEOLOGIA come “verità assoluta” non ci piace, e rispettiamo ogni persona che non la pensa come noi. Il socialismo è nato per liberare le persone, e non c’è più rispetto di questo. Siamo “saggi”? Grazie, ma moderati no. Perché non possiamo essere conservatori quando c’è così tanto da cambiare! Comunque grazie degli elogi. (G.I.)

Arcipelaghi attuali… Conosciamoli!

Arcipelaghi? Posso già immaginare la reazione di un ipotetico lettore. Magari un militante reduce da svariate esperienze, confronti e immancabili delusioni. Si parla di isole? Si vuole forse avviare un percorso di conoscenza di realtà legate ad esperienze pseudo mistiche stile fine anni 70?… Immagino o posso immaginare le reazioni. Ebbene, niente di tutto questo. La pandemia non è finita, siamo immersi in un contesto turbocapitalista o come lo vogliamo definire. Poco importano le classificazioni scientifiche, il capitalismo ha sempre generato guerre affinché ci fossero riassestamenti delle classi borghesi. I borghesi talvolta alleati con i loro vecchi nemici nobiliari per cercare un senso mistico a queste imprese che null’altro servivano e servono se non a buttare al macello vite di poveri ragazzi. Questo è il contesto attuale. Continua a leggere

Manifesto del Liberalsocialismo

Dal MANIFESTO DEL LIBERALSOCIALISMO

di GUIDO CALOGERO (1940):

«Di fronte al conservatorismo che si definisce liberale e all’estremismo sociale che non risolve i problemi della libertà, noi affermiamo la nostra volontà di combattere per l’unico e indivisibile ideale della giustizia e della libertà. Facciamo nostra la rivendicazione e l’ulteriore promozione di tutti quegli istituti della democrazia che hanno assicurato il fiorire dello stato moderno, ma siamo convinti di poter procedere in tal senso solo affrontando e risolvendo insieme anche il problema sociale.

Vogliamo che agli uomini siano assicurate non soltanto le garanzie istituzionali, giuridiche e politiche della libertà, ma anche le condizioni economiche che permettano ad essi di valersene per la piena espansione della loro vita. Alla libertà di parola e di voto, non vogliamo che si accompagni la libertà di morire di fame! Ma nello stesso tempo sappiamo che nessuna riforma sociale può realmente assicurare agli uomini la giustizia, se in seno ad essa non opera, perenne, il controllo e l’iniziativa della libertà. Né la libertà può essere un futuro, rispetto alla giustizia, né la giustizia un futuro rispetto alla libertà. Entrambe debbono essere presenti ed operanti, a garantirsi e a promuoversi a vicenda. Continua a leggere

Il “nostro” liberalsocialismo (anzi l’unico)

La “riscoperta” – di per sé ovviamente encomiabile – delle radici azioniste e liberalsocialiste da parte di forze centriste e moderate come il partito di Carlo Calenda, ci costringe ad alcune puntualizzazioni, diciamo da “esperti” della materia, avendo fondato questo movimento 16 anni fa proprio sulla base dello studio attento e (a nostro avviso) innovativo di quelle radici politico-ideali. Anche pensando al profilo fortemente progressista se non rivoluzionario delle forze storiche di riferimento, quali Giustizia e Libertà e Partito d’Azione (Gobetti parlava esplicitamente di “rivoluzione liberale”, suscitando le ire di un liberale “classico” come Croce!), fin da allora ci era parsa profondamente sbagliata la lettura moderata dell’incontro tra liberalismo e socialismo, come se si trattasse di unire una destra “perbene” e una sinistra “riformista” dentro un contenitore inevitabilmente di centro. Continua a leggere

Ucraina: oltre le tifoserie (noi tifosi della pace)

di ERICH

In quest’opera (che dura da tempo) di semplificazione estrema e schematizzazione di ogni concetto, si creano oltre ad individualismo e indifferenza dei gruppi veri e propri di tifosi. La parola tifosi…. Eh sì, le ragioni che danno molte persone per giustificare l’adesione ad una causa sono labili ed hanno davvero pochi riscontri reali. Il tutto diventa alla stregua di un fenomeno commerciale, folkloristico, nel quale ogni attore contemporaneo vuole la propria foto e la propria parte. Continua a leggere

Un sogno che può tornare a vivere

di Erich

Le persone che ci circondano sono cambiate. Che frase ad effetto, una frase che può avere l’effetto di un masso in uno stagno. Sono cambiate in rapporto alla storia del movimento socialista. Il movimento socialista ha attraversato differenti fasi. Differenti fasi e differenti lotte. Differenti lotte in differenti periodi storici. Le persone ovvero il popolo cambiava. Cambiava esteriormente, cambiava il proprio modo di comunicare ed anche il proprio aspetto ed il proprio linguaggio. È ciò che stiamo vivendo adesso. Siamo nel XXI secolo. Abbiamo vissuto un ventennio nel quale le lotte che io ritengo legittime contro lo sfruttamento del territorio (la lotta no Tav) ed altre lotte sindacali sono state volutamente irrise e rese degne di un passato che non deve tornare. Mi riferisco ai beceri proclami di Berlusconi: ogni qualvolta si chiedeva qualsiasi tipo di miglioramento salariale veniva sventolata la velina con scritto che Stalin era morto. Becerate rese ai potenti, beceri atteggiamenti non meno diversi dai governi successivi. Atteggiamenti e prassi non poi così diversi dal salvinismo. Tutto va bene purché si garantisca la pace sociale. Pace sociale? Ah davvero, viene da chiedersi a che prezzo e a scapito di chi. Continua a leggere

La dura lotta del socialismo contro l’individualismo della società occidentale

di LEONARDO MARZORATI

Il filosofo Oswald Spengler più di cent’anni fa scriveva di un Occidente in declino. Quello che oggi si dichiara “Occidente” ha accumulato benessere, sempre peggio redistribuito. Le sue nazioni, un tempo potenze imperiali, oggi sono sempre meno influenti dal punto di vista politico nelle altre parti del mondo. Cresce il benessere in paesi dell’Asia, dell’America e anche dell’Africa; acquisiscono potere le big tech. La cultura e il costume dell’Occidente hanno però intaccato quelle che Spengler avrebbe definito “altre civiltà”. L’Occidente si è sparso in tutti i cinque continenti, mutando dove più dove meno le società incontrate. Continua a leggere

“Io non ci sto”

di Gennaro Annoscia

In una nazione nella quale il Papa pontifica da Fabio Fazio e gli italioti sono commossi dalla generosità di Mattarella, che accetta di sacrificarsi, per il bene della nazione, sottoponendosi ad un altro settennato da regnante, con tutti i privilegi del caso; mentre tutti salvano le proprie poltrone, dal governo al parlamento, il festival di Sanremo funge da, pacchiano, collante del ritrovato spirito della nazione.

Vecchi e giovani si stringono a corte, superando ogni contrasto e confronto; un giovane di successo recupera, dal fango della malasorte, il talento di chi ha smarrito la retta via, offrendogli, ancora una chance. Ma in questo trionfo del “volemose bene”, a primeggiare è, soprattutto, l’amarsi diversamente: finalmente due uomini sono liberi di manifestarsi il proprio amore, e di manifestarlo al mondo intero.

Siamo davvero alla palingenesi, è quindi nell’ordine delle cose che qualcuno si battezzi da solo, perché questo è davvero il trionfo del pensiero unico, ragion per cui non importa se le garanzie democratiche sono a brandelli, o se, anche oggi, qualcuno si darà fuoco per affermare i propri diritti, o deciderà di farla finita non sapendo come fare a tirare avanti.