“Voglio una casa politica che sia davvero casa mia!”

di ANGELA CIACCAFAVA –

Ho aspettato che le mie emozioni tumultuose potessero sedimentare. E vorrei condividere con chi legge le mie impressioni rispetto a quanto vissuto in questo ultimo fine settimana.
Ho la tessera di Sinistra Italiana ma è da un po’ che mi ci sento “stretta”. Per vicissitudini di discrasia ideologica, perché, da quando mi sono iscritta la prima volta (ormai sono passati alcuni anni), l’entusiasmo si è progressivamente affievolito e le domande che mi pongo sono troppe. Quindi cerco di guardarmi in giro per capire che sta succedendo e, per farlo, cerco di respirare ambienti diversi. Continua a leggere

Il nostro “che fare” dopo il fallimento del Brancaccio

Il nostro Movimento è nato 11 anni fa per contribuire a “unire e rifondare” la sinistra italiana intorno alle idee libertarie – radicali e socialiste – della tradizione storico-politica del marxismo libertario, del liberalsocialismo di Gobetti e Rosselli, di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione, in una sintesi che unisse civismo e sinistra politica, diritti sociali e diritti civili, in alternativa alle politiche neoliberiste avviate dal centrosinistra dei vari Prodi, Bersani, D’Alema e Veltroni, sfociate poi nel volgare e ridicolo “bullismo” renziano. Continua a leggere

Ma questo non è più lo spirito del Brancaccio!

di FAUSTO TENTI –

Care/i tutte/i, dopo il 18 giugno, tutte/i coloro che si sono riconosciute/i negli obiettivi – di chiara ed evidente sinistra anticapitalista ed antiliberista, autonoma e strategicamente alternativa a tutto il resto del panorama politico in campo – emersi dall’assemblea del Teatro Brancaccio (quindi anche la nostra Alleanza popolare di Arezzo) si sono fatte/i promotrici/tori con generosità e abnegazione – nel proprio territorio, anche nella nostra città e provincia – di assemblee sul programma aperte alla più ampia partecipazione dei cittadini: incontri pubblici convocati e condotti secondo i principi di massima trasparenza, apertura, pluralità, democraticità interna e soprattutto onestà politica ed intellettuale. Continua a leggere

Da Rifondazione parole chiare sulla sinistra da (ri)costruire

Il documento di Anna Falcone e Tomaso Montanari rilancia con forza il percorso di costruzione di un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza che era partito con l’assemblea del Brancaccio. Abbiamo con convinzione aderito a quel percorso e accolto positivamente l’idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”. Rinnoviamo dunque l’invito a tutte le compagne e i compagni del PRC-SE a partecipare attivamente e a promuovere le assemblee in tutti i territori. Continua a leggere

Per un quarto polo “radicale di sinistra”

di TOMASO MONTANARI

Antonio Padellaro scrive che se la sinistra non sarà rappresentata nel prossimo Parlamento, i responsabili faranno “bene a espatriare”. Sono d’accordo: è per questo che, il 18 giugno scorso, ho lanciato – al Teatro Brancaccio, con Anna Falcone e quasi duemila persone – un appello per “una sola lista a sinistra”.
Ma non parliamo della stessa “sinistra”. Padellaro è convinto che il Partito democratico ne faccia parte, e che le divisioni dentro e fuori quel partito siano tutte imputabili alle “inimicizie personali” di Matteo Renzi e ai simmetrici personalismi dei troppi leader che si contendono il “comando”. Ma se c’è una cosa che appare chiara proprio leggendo il Fatto Quotidiano è che il Pd è un partito che da tempo non ha nulla a che fare con la sinistra: esso ha invece preso il posto della vecchia Democrazia cristiana, senza averne tuttavia la cultura né una sinistra interna altrettanto efficace e preparata. È il partito del potere: perché ha inteso il potere come un fine. L’unico. Continua a leggere

Di Battista: ecco perché non mi sono candidato

di ALESSANDRO DI BATTISTA

Perché non mi sono candidato a premier per il M5S? Perché non penso, per lo meno adesso che quello sia il mio ruolo. E se penso questo, per il rispetto che devo a voi tutti e al Movimento che mi ha cambiato la vita, è giusto non candidarsi. Io mi sento un libero battitore, mi conoscete bene, in un certo senso è come se mi sentissi imbrigliato in certi palazzi e non è un caso che la mia azione “politica” più importante di questi anni l’ho fatta viaggiando in sella ad un motorino a difesa della Costituzione. E me li prendo, i miei meriti, senza alcuna falsa modestia. Perché non dimentichiamolo mai, gli abbiamo fatto il culo al sistema con un motorino e i treni regionali! Continua a leggere

Piena solidarietà alla nostra Valentina!

Il Circolo Libertario Polverari esprime la più affettuosa solidarietà alla sua presidentessa Valentina Pennacchini, pesantemente insultata attraverso la vigliaccheria di due lettere anonime, contenenti – insieme a squallide offese sessiste – precisi riferimenti politici: alla sua elezione alla presidenza del nostro Circolo, al suo impegno nel Movimento RadicalSocialista ed a non meglio specificate "critiche a un partito". Nel condannare con sdegno il grave episodio, siamo certi che Valentina non si lascerà intimorire da reazioni così ignobili e proseguirà con l’impegno di sempre la sua preziosa attività culturale e politica, ed in particolare le battaglie scottanti sui temi della sanità e delle ingiustizie sociali.

Tomaso Montanari: “Il riformismo ha fallito; bisogna essere radicali!”

Dobbiamo invertire RADICALMENTE la direzione di marcia. Non pensiamo che sia più tempo di riformismo, che ha fallito; pensiamo che sia tempo di RADICALISMO. Dobbiamo rovesciare il tavolo della DISEGUAGLIANZA, non pensare che si possa lenire qualcosa con provvedimenti tampone e compromessi. Questo è “vincere”. Una vittoria vera, una VITTORIA CULTURALE. Il vero “realismo” è quello di andare a fare la stampella di Renzi oppure CAMBIARE IL VOCABOLARIO DEL PAESE e attrezzarsi… anche per un tempo forse lungo? Continua a leggere

Come distinguere la sinistra dai… sinistri

Non siamo più ai tempi del dilemma luxemburghiano “riforme o rivoluzione?”, anche perché oggigiorno i “riformisti” procedono in senso contrario (verso lo smantellamento dello stato sociale, ad esempio), avendo dimenticato perfino Keynes (altro che il Marx "prudente" di Eduard Bernstein, contro il cui "revisionismo" si scatenava la nostra mitica Rosa!), e tuttavia le sinistre sono sempre essenzialmente due (ci limitiamo in questo caso all’Italia): una tutta "chiacchiere e distintivo", a cui basta "sentirsi" di sinistra per esserlo davvero (?), agitando bandierine, mostrando sigle e simbolini sempre nuovi e sempre meno rossi (rosa, verdi, viola, arancioni ecc.) e proclamando ideali facili da sbandierare senza disturbare affatto il manovratore (economico), contro cui non ha più nulla da dire; allora il nemico diventa ora Berlusconi (con Grillo, Salvini e tutta “la destra”) , ora Renzi (il kompagno che sbaglia), ora perfino il terribile Alfano (?); è naturalmente la sinistra il cui immobilismo e il cui distacco dal mondo del lavoro e dagli ideali "strutturali" (per evocare Marx) della sinistra SOCIALE ha precisamente prodotto quei mostri, di cui si vorrebbe liberare per tornare ai "bei tempi" (dell’Ulivo, dell’Unione), quando furono fatti più danni di quelli attribuibili ai mostri suddetti.
E c’è per fortuna una sinistra (in gran parte sommersa perché non riesce a trovare una rappresentanza politica adeguata) che non ha mai dimenticato i suoi valori fondanti: libertà eguale e radicale, giustizia sociale, lotta al neoliberismo, difesa e potenziamento dello Welfare, dei beni comuni e dell’intervento pubblico in economia; una sinistra che può essere definita in un solo modo: SOCIALISTA. Questa sinistra "sostanziale" ha ben poco a che spartire con quella "formale", che anche quando predica bene razzola malissimo, che dice una cosa e poi fa l’esatto contrario (ma dice anche cose nefaste). Venendo al dunque: oggi la finta sinistra può allearsi o non allearsi al PD, prima o dopo le elezioni oppure anche no, ma è tutta interna allo schema mentale del "centrosinistra" cioè alla logica del neocapitalismo globalizzato, che spera di gestire con meno traumi e scossoni "altrimenti arrivano le destre" (che sarebbero ovviamente tutte le altre forze in campo). La sinistra vera cerca invece di resistere e di riorganizzarsi, facendo opposizione sociale e intellettuale, promuovendo laboratori di partecipazione dal basso nella più completa rottura con i vecchi gruppi dirigenti compromessi col "centrosinistra" dei vari alberi e fiori (querce e ulivi, garofani e margherite).
La cartina di tornasole per distinguere "a occhio nudo" la vera dalla falsa sinistra non si riduce dunque alle baruffe temporanee col PD ("perché c’è Renzi" o "perché c’è Alfano"), ma sta in alcuni precisi banchi di prova: l’indisponibilità netta e definitiva a intese con il Partito Democratico (a prescindere da Renzi), un programma di radicale cambiamento sociale, ed una leadership credibile e nettamente riconoscibile come alternativa al ceto politico dominante. Si tenga presente tutto questo per capire di volta in volta, a livello nazionale o regionale o comunale, quale tipo di esperimento politico ci troviamo davanti.

Le vicende di SEL-SI e il coraggio a sinistra

di MARISA D’ALFONSO

Quando da un gruppo parlamentare è nata SEL-SI avevamo già compreso bene la portata e i limiti di un partito politico che non nasceva dal basso. Anche se Cosmopolitica aveva risollevato gli animi, perché si trattò di un bell’appuntamento denso di tanta carne al fuoco, di bei momenti e di pagine alte di bella politica (ma Pisapia che si aggirava insieme a Zedda veniva scansato da quasi tutti) le amministrative di maggio 2016 purtroppo segnarono il primo solco profondo facendo esplodere le contraddizioni che avevano portato alla morte di Sel, a partire proprio da Milano. (E poi le lettere dei 100, dei 300, la brutta pagina siglata con Fassina a Roma, tanto per ricordare le più eclatanti.) Continua a leggere