È inderogabile l’esigenza di un regime repubblicano, nel quale le libertà civili e politiche devono essere affermate e difese con il presidio di tutte le misure atte ad impedire che esse possano diventare strumento di partiti e di gruppi, che della libertà si avvalgono con il proposito di distruggerla. In base ad una rinnovata separazione dei poteri, il potere esecutivo – assiduamente e permanentemente controllato dagli organi rappresentativi, che dello stato repubblicano sono il fondamento – dovrà godere di autorità e stabilità tali da consentire continuità, efficacia e speditezza di azione, per evitare ogni ritorno ai sistemi di crisi permanente, risultati fatali ai regimi parlamentari; il potere giudiziario avrà garanzia di piena indipendenza. Continua a leggere
Politica
La scomparsa di Costanzo Preve
di DIEGO FUSARO
È scomparso il 23 novembre il filosofo Costanzo Preve. La sua notorietà era inversamente proporzionale alla sua statura intellettuale. Pochi (o comunque non abbastanza), anche tra gli addetti ai lavori, conoscevano il suo nome, il suo pensiero, le sue numerosissime opere. Dopo aver studiato in Francia sotto la guida di Hyppolite, Preve ha vissuto a Torino: città alle cui logiche si è sempre sentito estraneo, vivendo, di fatto, come uno straniero in patria. Continua a leggere
GL Savona: lettera aperta a MRS
Il mondo radicale, dal così glorioso passato, ha toccato il fondo. Il partito di Marco Pannella è ormai la parodia della vecchia formazione. Il radicalismo di fine ‘800 e inizio ‘900 rivitalizzato nel 1955 da Ernesto Rossi è solo un pallido ricordo. Nel primo periodo, dal 1955 al 1963, la salda cultura liberalsocialista di Ernesto Rossi, Leo Valiani e Guido Calogero aveva trovato un buon punto di intesa con la sinistra liberale, grazie alla mediazione del cenacolo degli amici del Mondo di Mario Pannunzio. Continua a leggere
Malatesta: perché tutti siano liberi
di Errico Malatesta (1929)-
I nostri avversari, difensori e beneficiari del presente sistema sociale, sogliono dire per giustificare il diritto di proprietà privata che la proprietà è condizione e garanzia di libertà. E noi siamo con loro d’accordo. Non diciamo noi continuamente che chi è povero è schiavo? Ma allora perché siamo avversari? Il perché è chiaro, ed è che in realtà la proprietà che essi difendono è la proprietà capitalistica, cioè quella proprietà che permette di vivere sul lavoro altrui e che quindi suppone una classe di diseredati, di senza proprietà, costretti a vendere il proprio lavoro ai proprietari per un prezzo inferiore del suo valore. Infatti oggi in tutti i paesi del mondo la maggior parte della popolazione deve per vivere mendicare il lavoro presso coloro che monopolizzano il suolo e gli strumenti di lavoro, e quando lo ottiene è compensata con un salario, che è sempre inferiore al prodotto e spesso basta appena a non morire di fame. Il che costituisce per i lavoratori una specie di schiavitù, che può essere più o meno dura, ma significa sempre inferiorità sociale, penuria materiale e degradazione morale; ed è in fondo la causa prima di tutti i mali dell’attuale ordinamento sociale. Continua a leggere
Intervista a Francesco Gesualdi su euro e debito
Ci vuole parlare del Centro Nuovo Modello di Sviluppo?
Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo è un centro di documentazione nato nel 1985 a Vecchiano, vicino Pisa. Nel corso del tempo abbiamo affrontato vari temi. Inizialmente siamo partiti dagli squilibri nord-sud, il che ci ha portato a capire le grandi responsabilità che hanno le imprese, sviluppando il tema del consumo critico. Poi siamo andati avanti lungo questa strada, occupandoci del tema del debito di cui erano vittime i paesi del sud del mondo e, oggi, ci stiamo rendendo conto che i processi di impoverimento in casa nostra, oltre a essere provocati dai processi di globalizzazione, sono provocati anche dall’attuale gestione del debito pubblico, tutta orientata soltanto a soddisfare le richieste dei creditori. Siamo, dunque, una realtà che si occupa di vari temi, ma tutti a carattere sociale, che chiede ai cittadini di darsi da fare, di reagire per cercare di superare l’attuale situazione. Continua a leggere
La sinistra e la questione dell’euro
di Enrico Grazzini –
La casa brucia e gli abitanti cercano disperatamente l’acqua per spegnere l’incendio, mentre i filosofi dibattono su come sarebbe bello avere una nuova meravigliosa abitazione. Come spegnere l’incendio della crisi europea? Quali scenari attendono i cittadini europei? Quali potrebbero essere le possibili risposte della sinistra alla crisi? Continua a leggere
Il programma del Movimento Comunità di Adriano Olivetti
Il Movimento Comunità è antifascista, repubblicano, democratico, federalista, cristiano e laico, socialista e personalista. Ma tali caratterizzazioni, se possono servire a situare il Movimento Comunità in un settore dello schieramento culturale e politico italiano, ne indicano la realtà solo in modo generico. L’ azione programmatica del Movimento Comunità esula infatti dai limiti tradizionali della «politica» intesa come rapporto di forze, e si fonda su una diversa moralità sociale: «politica» è per noi la possibilità dell’uomo di armonizzare e sintetizzare esigenze e vocazioni diverse, e azione politica è lo sforzo di creare istituzioni che rendano operante tale possibilità. Politica è rapporto attivo, consapevole, armonioso tra l’uomo e l’ambiente del suo operare quotidiano, e azione politica è la ricerca delle condizioni in cui questo rapporto possa avere vita. Di qui, ad esempio, il grande valore «politico» che ha per noi l’urbanistica. Di qui soprattutto il nostro rifiuto di distinguere tra morale personale e morale politica. Il nostro rifiuto di subordinare i mezzi ai fini. Il rifiuto della violenza se non di fronte alla aperta prevaricazione. La fiducia nella tolleranza come attivo dialogo e non come passiva rassegnazione. Il rifiuto di ogni forma di sfruttamento dell’uomo. Il rispetto assoluto della persona umana.
Dovunque ci sia conflitto, per esempio, tra la macchina e l’uomo, tra lo stato e un ente territoriale locale, Continua a leggere
Dove siete finiti ragazzi di Firenze?
Però ricordo chi voleva al potere la fantasia
erano giorni di grandi sogni sai, eran vere anche le utopie
ma non ricordo se chi c’era, aveva queste facce qui
non mi dire che è proprio così, non mi dire che son quelli lì.
Vasco Rossi
Stupendo
di Fabio Monti, SEL Teramo (n.d.r. che ringraziamo per averlo condiviso con noi)
Ieri mattina Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera dei deputati di Sel ha detto testualmente che: “L’energia della Leopolda mi ricorda il social Forum che si fece anni fa proprio nello stesso luogo. Un’energia che vuole interrompere il flusso di quanti vogliono mantenere lo status quo”.
In considerazione di queste dichiarazioni, non intendo né commentarle – anche perché si commentano da sole -, né provare ad analizzare le differenze (o forse dovrei dire: le antitesi) che contraddistinguevano il movimento di Firenze del 2002, che nasceva sull’onda del movimento globale di Seattle e di Porto Alegre, rispetto al giovanilismo qualunquista di Renzi Continua a leggere
La rivolta popolare siriana e la crisi del pacifismo – parte III
di Lorenzo Galbiati
Il nome dell’abbaglio che stanno prendendo molti pacifisti italiani si chiama Marie Agnes (o Agnes-Mariam) de la Croix, libanese di origine ma siriana di adozione, 61 anni, suora. È lei la principale fonte della controinformazione “pacifista” che, grazie al lavoro inizialmente di Marinella Correggia e poi di molti altri volontari, ha riempito il web, dal Manifesto a vari siti e mailing list pacifisti, con notizie di massacri di civili compiuti invariabilmente dai ribelli e mai dal regime siriano. E’ lei la principale voce siriana che ha avuto audience in Europa nello screditare i media che denunciavano i crimini di al-Asad, e parliamo non solo dei media occidentali e arabi, ma in pratica di tutto il mondo, agenzie per i diritti umani (Amnesty International, Human Rights Watcch) e ONU compresi. Tutto un complotto, tutta una guerra mediatica Continua a leggere
La rivolta popolare siriana e la crisi del pacifismo – parte II
di Lorenzo Galbiati –
Come descritto nella prima parte dell’articolo, molti ambienti pacifisti e nonviolenti non si sono accorti che in Siria è avvenuta per mesi una grande sollevazione popolare spontanea e nonviolenta, fino a che alcuni manifestanti, spinti dalla sanguinosa repressione del regime, hanno cominciato a prendere le armi, prima per difendersi, e poi per organizzarsi in bande armate (il Libero Esercito Siriano) con l’obiettivo di rovesciare il regime. Persone appartenenti alla Rete No War, a partiti come il PdCI e Per il Bene comune, sono attive da tempo nelle piazze, su siti internet come sibialiria.org e nelle mailing list di Peacelink e del Movimento Nonviolento con presidi, comunicati e petizioni che di fatto hanno negato e negano la natura spontanea della rivolta nonviolenta siriana, che secondo questi attivisti altro non è stata se non una insurrezione etero-diretta ben presto diventata violenta e condotta da milizie straniere. Continua a leggere