Sulla libertà e responsabilità in politica (e la loro negazione)

di GENNARO ANNOSCIA

La politica, come sfera per eccellenza della decisione, finisce per richiedere l’esercizio della nostra libertà, così come della responsabilità che essa, inevitabilmente, comporta; specie in considerazione degli effetti che le nostre decisioni hanno non soltanto sulla nostra vita ma, soprattutto, su quella degli altri. Il problema è che della libertà, o di una particolare libertà, gli uomini finiscono per accorgersene soltanto quando essa gli viene sottratta, o comunque ne siano privati. Continua a leggere

I fascisti di Forza Nuova? Non scontri fisici ma SCIOGLIMENTO

di LEONARDO MARZORATI

A Bologna, per impedire una manifestazione (autorizzata) di Forza Nuova, la sinistra antagonista locale è scesa in piazza. La Polizia di Stato ha fatto da muro, per impedire ai compagni di raggiungere i fascisti. Lo scontro con le forze dell’ordine è stato inevitabile. Il risultato dovrebbe far riflettere gli organizzatori della contro-manifestazione: qualche manganellata presa e i fascisti tranquilli nella piazza limitrofa. Continua a leggere

Dialettica: il negativo della… negazione

di ROBERTO CICCARELLI

In giorni oscuri torniamo a interrogarci sulla negazione. L’avevamo rimossa, avevano detto che la storia era finita e avremmo vissuto in un eterno presente pacificato. Ci siamo risvegliati in una specie di guerra civile mondiale dove la negazione è intesa come distruzione della vita: il terrorismo jihadista che rivendica il potere di dare la morte in maniera indiscriminata. Oppure lo stragismo fascista e razzista contro gli immigrati, rovescio diabolico di una risposta uguale e terribile. Continua a leggere

Educare al socialismo

di LEONARDO MARZORATI

Educare al socialismo deve essere uno degli obiettivi primari delle forze popolari e democratiche che si battono per esso. Il socialismo è il fine e la propaganda è il mezzo. Scrivo di un’impresa titanica, ardua e ai limiti dell’impossibilità, in una società ormai piegata al consumismo, all’apparenza e all’individualismo. Continua a leggere

Giuseppe Fanelli, quello strano patriota… anarchico

di GIANCARLO IACCHINI

Il destino di Giuseppe Fanelli, singolare “demosocialista” napoletano del Risorgimento (1827-1877), è stato quello di spiazzare sempre tutti quanti. Mazzini gli fa organizzare “in loco” la celebre spedizione di Carlo Pisacane, ma Fanelli gli risponde con onestà: «Qui nel Mezzogiorno la situazione sociale è esplosiva… («Bene – pensa Mazzini – muoviamoci allora!»)… però le masse non sono ancora mature». «Cioè?». «Cioè non è detto che si muovano!». «Ma le plebi non possono aspettare!». «Finché restano “plebi” e non diventano “popolo”, son destinate ad aspettare per forza, perché rimangono in mano alla Chiesa e ai reazionari. Lo dice anche Marx nel Manifesto». Mazzini non ci capisce più niente, e sbotta con Pisacane: «Senti, decidi tu e buonanotte». «Io parto lo stesso – gli risponde quello – e al diavolo Fanelli con tutti i suoi dubbi. Lui sembra un moderato, da quanto è prudente!… Del resto basta vedere come si veste: è così elegante che ti viene il sospetto che la rivolta contro i signori sia proprio lui a non volerla, non le plebi del Sud… Altro che Marx!». Così Pisacane parte per mare verso la nobile ma tragica spedizione di Sapri, 3 anni prima della vittoriosa impresa garibaldina. «Io ve l’avevo detto – mormora affranto Fanelli dopo la strage dei “300 giovani e forti” – L’idealismo a volte è controproducente; serve piuttosto un’analisi realistica e meno retorica. Vero Mazzini?». Continua a leggere

Nonno Osvaldo e i suoi nipoti

di GIORGIO CREMASCHI

Ogni tanto, meno di quanto vorrei, vado a prendere il mio nipote più grande alla scuola materna e poi, in questi giorni di primavera, è d’obbligo un passaggio nel piccolo parco giochi del vicino oratorio. Lì siamo soprattutto mamme e nonni che osservano figli e nipoti e qualche volta chiacchierano tra loro.

«Ehi ma lei è Cremaschi, il sindacalista che veniva all’OM?». È un ex operaio, anche lui nonno in attività, che così mi si rivolge. Perché la fabbrica più grande di Brescia, oggi IVECO FCA, per gli operai di una volta si chiama sempre con il suo vecchio nome, OM. Io più di trent’anni fa ero segretario della FIOM di Brescia e alla OM ovviamente ho passato tanto tempo, dentro e fuori i cancelli, come durante la lotta FIAT del 1980. Continua a leggere

Ma perché attaccate Greta???

di FABIO GREGGIO

Ci ha colpito l’improvvisa colata di acredine, quasi organizzata, nei confronti di Greta e del movimento spontaneo nato attorno a lei in tutto il pianeta. E’ un buon segno. Il Capitale ha paura ma non si è fatto cogliere impreparato. Con un copione quasi già scritto, e all’unisono, i media legati ai capitali hanno diffuso notizie fuorvianti, immagini fake, notizie false sulla ragazzina. Preoccupati di qualcosa previsto ormai da tempo: la massa critica, i giovani che ciclicamente nella storia si ribellano ad una società obsoleta e ormai non più in sintonia delle esigenze reali. Continua a leggere

Il tradimento degli “intellettuali di sinistra”

di LEONARDO MARZORATI

«La sinistra ha perso il contatto con i ceti popolari». Questa frase è diventata quasi un mantra oramai. La si può sentire in tv, come leggerla sui social o su importanti quotidiani e riviste. A pronunciarla, spesso sono intellettuali di sinistra. Si tratta di uomini e donne che hanno passato il giro di boa della mezza età. Negli anni giovanili hanno militato nel PCI o in formazioni della sinistra radicale, poi, man mano che si avvicinavano all’establishment che prima contestavano, hanno mutato la loro posizione politica. Da sinistra sempre più verso il centro, questi intellettuali sono entrati nei “salotti buoni”, addolcendo il loro pensiero verso il capitalismo. Continua a leggere

Il vecchio e il nuovo “impero”: entrambi al servizio del capitale

di LEONARDO MARZORATI

La storia ha spesso riproposto l’esigenza delle élite di identificare un nemico contro cui scagliarsi e raggruppare le masse attorno a sé. Le più grandi tragedie dell’età moderna e contemporanea nacquero così. In democrazia possono esserci diverse fazioni di élite in lotta tra di loro. Lo si è visto negli Stati Uniti delle ultime elezioni presidenziali, lo si vede ora in Europa e, in particolar modo, nel nostro Paese. Si sono formate in Italia opposte propagande avverse, che finiscono per alimentarsi a vicenda e rafforzare lo spirito identitario della propria base. Continua a leggere

5 febbraio 1944: muore Leone Ginzburg, ucciso dal nazifascismo. Il dolore e i sacrifici della moglie Natalia, grande scrittrice

di SARA FABRIZI

La mattina del 20 novembre 1943, in via Basento 55 a Roma, ci sono alcuni uomini che lavorano a un giornale. Si chiama “L’Italia libera”, è il giornale del Partito d’azione, un organo di stampa clandestino che propaganda valori democratici e antifascisti. Per un periodo brevissimo, a partire dal 25 luglio 1943, il giorno in cui Mussolini è stato arrestato e il fascismo è caduto, sono riusciti a stamparlo alla luce del sole, senza doversi nascondere. Ma è stato soltanto un momento. L’8 settembre, dopo l’annuncio dell’armistizio di Cassibile e la conseguente calata dei tedeschi su Roma, sono tornati nell’ombra. Costretti a nascondersi da un nemico che occupa completamente la città e non lascia spazio all’espressione del dissenso. Anche soltanto una parola può costare la vita. Continua a leggere