La ferrovia-fantasma che da 31 anni (più a lungo del… Muro di Berlino) divide la vallata marchigiana

di VALENTINA PENNACCHINI –
E si torna a parlar di ferrovia… La Fano-Urbino. Son solo più di 30 anni che se ne parla (soltanto quello). La tratta, 49 km di strada ferrata, è stata chiusa il 31 gennaio del 1987 perché non la prendeva nessuno e chi la prendeva ci passava la giornata. Trent’anni in cui periodicamente si è tornati a parlare del destino dei binari (qualora dovessero esser smantellati, le traversine in legno dovrebbero esser gestite come rifiuto speciale perché impregnate di una sostanza inquinante) e della ferrovia declassata a ramo secco mentre di secco intorno c’era ben poco: la vegetazione aggrappata al muro di cemento e ferro arrugginito prospiciente la linea dismessa prosperava rigogliosa ed incontaminata dividendo in due – est e ovest – i paesi (uno su tutti: Calcinelli) come il Muro di Berlino. È vero, nessuno… sparava; in compenso incuria e degrado regnavano e regnano ovunque sovrani. Continua a leggere

Erich Fromm (1966): la mia idea di reddito “di cittadinanza”

Molti dei mali della società capitalistica scomparirebbero garantendo a tutti un reddito di base o di cittadinanza (basic guaranteed income). Il nocciolo di quest’idea è che tutti i cittadini, che lavorino o meno, devono godere dell’incondizionato diritto a non morire di fame e ad avere un ricovero. Non dovranno ricevere più di quanto sia indispensabile per mantenersi, ma neppure ricevere di meno. E’ un diritto che risponde a una concezione nuova oggi, benché si tratti di un’antichissima norma, quella secondo cui gli esseri umani hanno un incondizionato diritto a vivere, indipendentemente dal fatto che compiano o meno il loro dovere verso la società. Continua a leggere

M5S, non si tratta con la Lega fascista!

di TOMASO MONTANARI

Caro direttore, se davvero finirà con il Movimento 5 Stelle che porta al governo un partito lepenista, allora sarà finita nel peggiore dei modi. Anche ammesso che la Lega si pieghi ad accettare alcuni punti sacrosanti del contratto di governo proposti dal Movimento (chiusura del folle Tav in Val di Susa; attuazione del referendum sull’acqua pubblica; accoglimento di una significativa parte dei 10 punti fissati dal Fatto Quotidiano), questo non cancellerebbe la sua identità. Che è quella di un partito guidato da un leader che, parlando di migranti, ha dichiarato (febbraio 2017): “Ci vuole una pulizia di massa anche in Italia… via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve”. Che pensa che “il fascismo ha fatto tante cose buone” (gennaio 2018). Che vuole “un cittadino su due armato” (febbraio 2018). Che si è fatto fotografare mentre dà la mano a un candidato della Lega con una croce celtica tatuata sul braccio: un candidato che poi tutta Italia conoscerà come il terrorista fascista di Macerata. Continua a leggere

Marx e la decrescita (prima parte)

di Marino Badiale e Massimo Bontempelli –

Questo saggio, il cui titolo nomina Marx e la decrescita, è ovviamente rivolto in primo luogo alle persone interessate a Marx e a quelle interessate alla decrescita, e il primo obiettivo che ci poniamo è quello di suscitare una discussione costruttiva fra questi due gruppi.

1. Introduzione.

È noto che, in genere, fra coloro che continuano a ricavare ispirazione dal pensiero di Marx e coloro che in tempi recenti hanno iniziato a teorizzare la decrescita non corrono buoni rapporti. I primi tendono a vedere la decrescita, nel migliore dei casi, come un’aspirazione soggettiva di natura socialmente ambigua, mentre i “decrescisti” vedono nel pensiero di Marx nient’altro che una versione “di sinistra” dell’idolatria dello sviluppo che oggi domina il mondo e contro cui intendono combattere. Giudichiamo questa contrapposizione del tutto negativa, e cercheremo in questo saggio di mostrare le ragioni di questo nostro giudizio. Continua a leggere

Antifascismo, diritti, giustizia e beni comuni: il discorso “radicalsocialista” del nuovo Presidente della Camera

di Roberto Fico –

Signore deputate, signori deputati! Sono emozionato nel rivolgermi oggi, in quest’Aula, a tutti voi e a tutti i cittadini. Vi ringrazio per la fiducia che mi avete accordato con un incarico di così alta responsabilità. Onorerò il mio impegno con la massima imparzialità e il massimo rigore. Desidero innanzitutto rivolgere il saluto mio e di quest’Aula al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante degli equilibri e dei valori costituzionali. Valori che per essere affermati nella nostra Carta costituzionale hanno richiesto il sacrificio di tanti uomini e tante donne nella lotta contro il nazifascismo. Vogliamo ricordare quel sacrificio con particolare commozione oggi, nell’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Continua a leggere

Potere al Popolo: indietro non si torna!

di Eleonora Forenza e Sandro Targetti –

Il voto alle elezioni politiche del 4 marzo esprime un esito di portata storica. In primo luogo la netta sconfitta dell’establishment del Pd, travolto come tutte le forze della socialdemocrazia in Europa, che hanno contribuito a imporre ai popoli europei le politiche neoliberiste, le riforme strutturali, lo svuotamento della democrazia e l’aumento della povertà e delle disuguaglianze. Continua a leggere

Nel 200° della nascita (5 maggio 1818) un film per riscoprire il pensiero libertario del giovane Marx

di Federica Gregoratto

Sono già passati circa dieci anni dall’inizio dell’ultima crisi finanziaria che ha messo in ginocchio l’economia mondiale, soprattutto occidentale. Una delle trasformazioni sociali, politiche e culturali più evidenti che sta segnando la fase attuale (e terminale?) [1] della società capitalista è la presa di coscienza dei limiti, intrascendibili, e dei fallimenti, irreversibili, del progetto social-democratico e liberale. Le procedure democratiche e il sistema dei diritti non sembrano più soluzioni adeguate, o quantomeno sufficienti, per domare la volontà di potenza e violenza delle classi dominanti, mediare le relazioni con il “diverso”, godere delle libertà rese disponibili dal capitalismo tenendone sotto controllo, allo stesso tempo, le derive (auto)-distruttrici. Continua a leggere

La “dalemanìa” che ha rovinato Liberi e Uguali

di MAURIZIO ACERBO

Avevamo ragione: le biografie contano. Lo scopre Civati su il manifesto: «Ho passato la campagna elettorale a rispondere a domande su D’Alema (…) non eravamo considerati abbastanza alternativi (…) il sospetto era che quelli che ci avevano messo tanto a uscire dal Pd fossero già pronti a rientrarci». Per mesi abbiamo ripetuto inascoltati che per fare una sinistra nuova e radicale bisognava darsi 1) un profilo di netta rottura col Pd e quindi l’impegno a nessuna alleanza; 2) un programma radicale di alternativa alle politiche del centrosinistra degli ultimi 25 anni a partire dal no a legge Fornero, tav ecc.; e 3) liste senza D’Alema, Bersani e gli altri esponenti dei governi di centrosinistra. Abbiamo ripetuto che non era credibile contrapporre il “centrosinistra autentico” (quello del governo Monti, della legge Fornero o della guerra in Jugoslavia) al Pd renziano. Continua a leggere

“La sinistra scenda dal Palazzo per tornare tra la gente!”

di VALENTINA PENNACCHINI

Il 4 marzo ha decretato la fine di un progetto politico morto da tempo e mai sepolto. Non ha perso Renzi, ha perso una narrazione di cui il giovane-vecchio di Rignano è solo l’ultimo tassello. Ad essersi macchiati indelebilmente la “fedina penale” sono stati in molti: quelli che dopo aver subito il sonno della ragione – sempre che la ragione sia stata una loro prerogativa – si son svegliati tardi, quando il punto di non ritorno era stato ampiamente superato, e quelli che hanno svenduto una linea politica alternativa in vista di una poltrona che a posteriori non è arrivata. Continua a leggere

Finalmente sconfitto il Pd (quello di Renzi e quello… di prima)

Il voto del 4 marzo ha dato una mazzata decisiva al Pd in tutte le sue versioni: quella attuale (Renzi e la sua insopportabile claque, arrogante e presuntuosa); quella “futuribile” (Gentiloni, Minniti, Calenda), trascinata nel burrone dalle nefandezze del “giglio magico” da cui avrebbe voluto smarcarsi; e quella vecchia (Bersani e D’Alema), che ha pagato l’impotenza e le scellerate politiche neoliberistiche del “centrosinistra” prerenziano. Non è apparso credibile, infatti, il pallido tentativo dei “rottamati” di recuperare fuori tempo massimo generiche posizioni di “sinistra”, per poi magari riappropriarsi della “ditta” e riprendere come niente fosse le formidabili “riforme” uliviste che, ben prima dell’opera devastatrice del bullo di Firenze, avevano pesantemente intaccato lo stato sociale e i diritti dei lavoratori. Continua a leggere