La crisi economica e il dramma della casa

di Giancarlo Iacchini ♦

È una specie di Risiko questa crisi del capitalismo, che partita dai cieli nebulosi della finanza è arrivata a mettere in ginocchio la terra dell’economia reale fino a devastare l’abc della vita sociale nelle sue fondamenta: prima il lavoro e poi la casa. Perché chi si ritrova a perdere il reddito dopo il licenziamento o un fallimento aziendale non riesce più a pagare né mutui né affitti. Il “focolare domestico” torna ad essere una chimera anche per chi, pur indebitandosi a vita, pensava di averne in mano l’agognata proprietà, tradizionale vanto dell’italiano medio; a maggior ragione per gli inquilini soggetti a quella che viene chiamata “morosità incolpevole”, responsabile oggi di almeno 60 delle 70mila sentenze di sfratto emesse ogni anno in Italia. Una proporzione che ha rovesciato la situazione precedente, in cui se si era costretti a sloggiare dalle quattro mura prese in affitto era semplicemente per la fine del periodo di locazione. Oggi il problema-casa è acuto fino alla disperazione per almeno un milione di famiglie. «Ma non parliamo di emergenza per favore – avverte Massimo Pasquini, segretario dell’Unione Inquilini di Roma – perché il termine si addice a un terremoto o altro cataclisma naturale, non ad una situazione di precarietà cronica che fa comodo alla speculazione e che non si ha la volontà politica di risolvere a livello nazionale e locale». Continua a leggere

SEL, il Congresso e la scelta (?) per Tsipras

di Francesco Gismondi (Segreteria nazionale MRS) – 

Prima la buona notizia: i militanti di base SEL hanno messo in minoranza la dirigenza del partito. Un fatto positivo la scelta di appoggiare Tsipras alle europee, non tanto per l’argomento su cui è avvenuto lo strappo, ma anche per il solo fatto che sia avvenuto. Fino a pochi mesi fa solo uno sparuto gruppo di militanti di base sparsi in varie regioni e riuniti via rete con il nome di ApritiSEL aveva avuto l’intuito e la determinazione di evidenziare il proprio dissenso pubblicamente chiedendo maggiore democrazia interna e una decisa svolta a sinistra. Continua a leggere

Tsipras: la mia lista italiana

di ALEXIS TSIPRAS

Care com­pa­gne e compagni,

Volevo prima di tutto rin­gra­ziarvi per la vostra fidu­cia e l’onore che avete dimo­strato per me, Syriza e il Par­tito della Sini­stra Euro­pea pro­po­nendo di met­termi in primo piano in una lista in Italia. Una pro­po­sta che rap­pre­senta un riconoscimento morale per le nostre lotte dall’inizio della crisi in Gre­cia e il nostro ten­ta­tivo di internazionalizzare il pro­blema nell’Europa del Sud. Una propo­sta che com­pleta quella del Par­tito della Sini­stra Euro­pea per la mia can­didatura per la pre­si­denza della Com­mis­sione Europea. Continua a leggere

L’astuto (?) Renzi finito in bocca al Caimano (e al Porcello)

di Lorenzo Galbiati – 

Matteo Renzi ha agito in modo coatto. Ottenendo gli inevitabili risultati: l’Italicum. Non sto parlando del fatto che ha voluto incontrare Berlusconi nella sede del PD. Per me ha fatto bene a chiedere un incontro con B.: considero coatti semmai i romani che sono andati fuori dalla sede del Nazareno a protestare. È stato infatti sensato avere un colloquio con il capo della coalizione avversaria (non è colpa di Renzi se è un pregiudicato) per stabilire le nuove regole del gioco, ed è stato giusto farlo “in casa”. Le regole elettorali si decidono insieme, a grande maggioranza, con chi ci sta… se possibile – diceva lo stesso Renzi tempo fa. Il Porcellum non è stato deciso insieme, è stato imposto da una parte. Una porcata imposta. Ma proprio perché imposto, e anticostituzionale, il Porcellum andava assolutamente cambiato: insieme o unilateralmente, se la parte che l’ha imposto si dimostrava indisponibile. Continua a leggere

Per una LISTA TSIPRAS alle Europee

Appello di cittadini, associazioni e movimenti per la Lista Tsipras

Siamo cittadini, attivisti, militanti dell’area dell’alternativa politica e sociale e della Sinistra che aderiscono con forza e convinzione al progetto di costituire una lista per le prossime elezioni europee in collegamento con la lista della Sinistra Unitaria Europea nel nome di Alexis Tsipras, il simbolo della resistenza solidale e democratica del popolo greco alla macelleria sociale imposta dall’Unione Europea. Continua a leggere

Non siamo pronti, ma lavoriamoci!

di Guido Viale – 

Se ne parla ormai da tempo. Sono intervenuti tra gli altri Barbara Spinelli, Paolo Flores, Roberto Musacchio e Alfonso Gianni. Riprovare a proporre per le elezioni europee una lista “di cittadinanza” che cerchi di riunire in un fronte comune, e su un programma condiviso, i mille organismi base che operano nel paese e un numero crescente di personalità – giornalisti, scrittori, docenti, artisti e uomini di spettacolo – impegnati a contrastare senza se e senza ma la politica delle larghe intese e di una governance europea completamente asservite alle esigenze della grande finanza? A molti di noi il solo pensiero di ripetere un’esperienza fallimentare come “Cambiare si può”, per vedersi poi scippare il progetto dall’Ingroia di turno – magari affiancato dagli altri revenant della cosiddetta “sinistra radicale”, accomunati nella imposizione di un altro aborto politico, morale ed elettorale come fu Rivoluzione civile – fa accapponare la pelle. Ma è altrettanto deprimente consentire che siano le ambizioni – vere o supposte, ribadite o negate – di quei “signori della politica” a bloccare a tempo indeterminato qualsiasi tentativo di restituire una sponda istituzionale a un popolo disperso, disilluso e sbandato, e tuttavia impegnato in mille iniziative di base e in lotte sempre più dure la cui posta in gioco è ormai spesso la sopravvivenza stessa dei suoi protagonisti. Continua a leggere

Alexis Tsipras – L’Europa del capitale e quella dei popoli

di Alexis Tsipras – 

Dalla metà degli anni Novanta, e per quasi tutto il decennio del 2000, la Grecia era in piena crescita. Questa espansione economica aveva due caratteristiche principali: un gigantesco aumento dei profitti non tassabili per i ricchi, un sovraindebitamento e un aumento della disoccupazione per i poveri. Il denaro pubblico è stato depredato in molti modi diversi, e il sistema economico si è limitato essenzialmente a favorire il consumo di beni importati dai paesi europei ricchi. Il modello “denaro a buon mercato, manodopera a basso costo” è stato presentato dalle agenzie di rating come un esempio da seguire per ogni economia emergente dinamica. Ma la crisi del 2008 ha cambiato tutto. Le banche, dopo le loro scommesse speculative, si sono trovate pericolosamente indebitate, e hanno potuto salvarsi solo grazie al denaro pubblico; ma è sulle loro società che gli Stati hanno poi scaricato il peso del salvataggio di queste banche. Il distorto modello di sviluppo della Grecia è crollato e il paese, non potendo più chiedere prestiti sul mercato, si è trovato a dipendere dai prestiti del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea, accompagnati da misure draconiane. Continua a leggere

Anno nuovo, segnali di risveglio

di Francesco Erspamer – 

Nel suo messaggio di fine anno Robert Reich, uno degli intellettuali americani più lucidi ed efficaci, e in possesso del tipo di mente, al tempo stesso critica e costruttiva, che manca in Italia, ha invitato alla speranza. Nel 2013 l’arroganza delle destre e dei ricchi ha raggiunto livelli senza precedenti, accrescendo ulteriormente l’ineguaglianza economica e avvicinando il pianeta alla disgregazione sociale e alla catastrofe ambientale: eppure ci sono motivi di ottimismo, persino nel paese che ha guidato la corsa alla globalizzazione e al liberismo senza controlli. In California la retribuzione minima oraria è appena passata da sette a dieci dollari; il progressista Bill de Blaiso è stato eletto sindaco di New York con un programma di tassazione dei redditi più alti per finanziare le scuole pubbliche; nei McDonald’s e Walmart ci sono stati scioperi, cosa impensabile fino a pochi anni fa; l’Affordable Care Act di Obama sta consentendo a milioni di americani di avere per la prima volta un’assistenza sanitaria. Le cose stanno cominciando a cambiare, dice Reich, perché sempre più americani si sono organizzati e mobilitati e hanno fatto sentire la loro voce. “Organize, mobilize, energize”, è il suo slogan. Continua a leggere

Contro l’austerità “europea”. Intervista a Luciano Gallino

Pro­fes­sor Gal­lino, la crisi è finita?

Per nulla. La Cina è un caso a parte, men­tre la situa­zione degli Stati Uniti non è affatto quella che si dipinge. L’attuale pre­si­dente della Fed, Ben Ber­nanke, ha detto che ormai il tasso di disoc­cu­pa­zione è un para­me­tro poco rap­pre­sen­ta­tivo. Infatti la disoc­cu­pa­zione effet­tiva, che com­prende sia gli «sco­rag­giati» o i part-time che vor­reb­bero lavo­rare a tempo pieno, è molto più ele­vata di quanto sem­bri. Gli Stati Uniti hanno potuto per­met­tersi di pom­pare migliaia di miliardi di dol­lari nell’economia, ma i risul­tati sono stati abba­stanza mode­sti. Il piano di ridu­zione degli sti­moli mone­tari (tape­ring, ndr.) è risul­tato meno effi­cace sull’occupazione di quanto si creda. A set­tem­bre c’è stato un calo dal 7,3% al 7,2%, ma c’è stato anche un calo dei posti di lavoro rispetto a quelli pre­vi­sti (148 mila con­tro 188 mila). Sul mer­cato del lavoro sono entrate quindi meno per­sone di quelle sti­mate. Que­sto signi­fica che Continua a leggere