Cronologia della trattativa Stato-mafia (quinta parte)

di ETTORE MARINI –

Ultima settimana di maggio 2006
Lo stesso emissario del “signor Franco” avvisa Massimo Ciancimino che anche per lui è in arrivo l’arresto e che sarebbe meglio che portasse in un posto sicuro tutta la documentazione contenuta nelle sue casseforti relativa alla trattativa. Ciancimino segue di nuovo il suo consiglio e si reca a Parigi. Al ritorno, si ferma in Svizzera e deposita la documentazione con il papello in una cassetta di sicurezza. Continua a leggere

Cronologia della trattativa Stato-mafia (quarta parte)

di ETTORE MARINI –

23 gennaio 1999

Borsellino I (sentenza di Appello)
Il 23 gennaio 1999 viene emessa la sentenza di secondo grado per il primo processo Borsellino. La Corte di Assise di Appello di Caltanissetta presieduta da Giovanni Marletta assolve Pietro Scotto, la condanna di Orofino viene ridotta a nove anni e derubricata in favoreggiamento. L’unico ergastolo confermato è quello per Salvatore Profeta. La condanna a diciotto anni di Vincenzo Scarantino, non essendo stata appellata, diventerà definitiva. Continua a leggere

Cronologia della trattativa Stato-mafia (terza parte)

di ETTORE MARINI

Fine gennaio 1993
Mentre la Procura di Palermo inizia ad interrogare Vito Ciancimino, lo stesso continua ad incontrare sia Mori che De Donno in carcere. I tre concordano anche di scrivere un memoriale falso di 11 pagine (nel caso avvenisse qualche perquisizione dell’autorità giudiziaria) in cui si farà risalire il loro primo incontro ad una data successiva alla strage di Via D’Amelio. Viene concordato la data del 5 agosto 1992. Continua a leggere

Cronologia della trattativa Stato-mafia (prima parte)

di ETTORE MARINI

30 gennaio 1992

La Cassazione conferma le condanne del maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Gli ergastoli comminati alla cupola di Cosa Nostra diventano definitivi.

12 marzo 1992

L’eurodeputato democristiano Salvo Lima, proconsole del primo ministro Giulio Andreotti in Sicilia, viene assassinato a Mondello (Palermo). Continua a leggere

Il grande inganno del pareggio di bilancio

di CLAUDIA GAUDENZI

«Piigs» è l’acronimo che sta letteralmente per Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna, ma che può altrimenti leggersi, senza peraltro sforzare troppo la fantasia, “maiali”. Questo è il termine con cui l’Italia, insieme ad altri, viene indicata dai vertici dell’economia europea. L’appellativo, davvero poco generoso, richiama un’idea del nostro Paese che è dura a morire, anche e soprattutto tra gli stessi italiani che ormai sanno di essere o essere stati in passato un popolo di spendaccioni, di dissipatori di risorse pubbliche, di fannulloni e che per questo ora vanno puniti con le meritate misure di austerità. Continua a leggere

Valori: dov’è finita la mutualità?

mutuo soccorso
di GIANDIEGO MARIGO – 
Sarebbe sin troppo semplice dichiarare che insieme all’acqua sporca si sia gettato anche il bambino. Troppo facile e già detto, ripetutamente, da tutti coloro che hanno, nel tempo, analizzato la débacle graduale della sinistra e l’evoluzione, non tanto dell’ex PCI, che già covava, sin da quegli anni, i sintomi e prodromi di quello che poi si sarebbe rivelato il fallimento piddino, ma semmai di quell’intorno sindacale e politico che si sviluppò con forza attorno agli anni 60/70, ma che trova, comunque, nella storia del movimento operaio le sue reali origini e ragioni.

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Michael Sandel, “quel che il denaro non compra”

Business is business”. Spesso questa frase viene citata per ricordare che, quando ci sono soldi di mezzo, non si dovrebbe guardare in faccia a nessuno, tanto meno alla propria coscienza. Michael J. Sandel, filosofo, economista e professore di filosofia politica ad Harvard, già dal solo titolo del suo What Money Can’t Buy – The Moral Limits of Market (Allen Lane – Penguin, 2012) commette ciò che tra gli economisti e i tecnici della finanza è considerato un atto di blasfemia: permettere a valutazioni etiche di interferire con valutazioni di ordine commerciale. Continua a leggere

Marx aveva ragione

di DANILO CORRADI

Nel riflettere su cause, conseguenze e soluzioni di questa crisi economica, ritengo che non sia il capitalismo a dover avere i sensi di colpa bensì piuttosto il moralismo perduto. Ciò perché l’origine vera della crisi è di ordine morale (…) essa risiede nel pensiero nichilista che ha confuso le ultime generazioni dissacrando l’uomo. (Ettore Gotti Tedeschi, Il virus nichilista che contagia il capitalismo, «Il Sole – 24ore», 13 febbraio 2010)

Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi [gli stregoni ufficiali] non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che “questa volta” la medaglia non aveva rovescio, che questa volta il fato era vinto. Il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale e industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza. (Karl Marx, The European crisis, «New York Daily Tribune», 6 dicembre 1856)

Dovrebbe bastare questo giudizio così attuale espresso da Marx più di 150 anni fa sugli economisti ufficiali per riaccendere l’interesse sul pensiero economico e politico del rivoluzionario di Treviri. Il capitalismo e la crisi, a cura di Vladimiro Giacchè, è un lavoro che agisce in questa direzione. Un testo di indubbia utilità ed efficacia. Come sappiamo, non esiste nelle opere marxiane una trattazione organica del tema della crisi. Continua a leggere